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In questo numero: Storia di venti anni/2 - Numero del 2013-01-21

SIAMO TORNATI Stefano Carluccio
I PENNIVENDOLI Ugo Intini
>>> MANI PULITE E LA CRISI ECONOMICA Mauro Mellini - Direttore di "Giustizia Giusta"
MISTERI E SEGRETI Edmond Dantes


Quando la giustizia distrugge
MANI PULITE E LA CRISI ECONOMICA
Mauro Mellini - Direttore di "Giustizia Giusta"

Sembra proprio che ci stiano riuscendo.

La rovina di un’economia che dava tutti i segni di una forte ripresa è oggi avanti agli occhi di tutti, nel ribasso precipitoso della Borsa e nella caduta a picco della lira rispetto al marco, franco, dollaro.

La “manovra” di Dini (cioè le nuove tasse, la manovra nelle nostre tasche attorno ai nostri portafogli) per la quale è stata imposta la conclusione del “ribaltone” e il miserando ed ipocrita “governo super partes” delle mezzemaniche d’alto bordo, riesce solo ad accelerare la caduta, mentre D’Alema sogna un’emergenza finanziaria almeno d’un altro anno.

Colpa di chi, responsabilità di chi? Non siamo analisti dell’economia, e non ci dispiace, visti i brillanti successi di certi “tecnici”.

Ma una cosa è certa. Questo cataclisma che rischia di travolgere il Paese nei rottami della sua economia è cominciato nei palazzi di giustizia, con le interviste-preavviso di garanzia e con le “fughe” di notizie su iscrizioni nei registri degli indagati e su avvisi di garanzia.

Operazioni che hanno comportato perdite di migliaia di miliardi in borsa e nei cambi e, di contro, guadagni altrettanto da capogiro.

Chi ha realizzato i guadagni qualcuno comincia a mormorarlo. Chi ci ha rimesso lo abbiamo capito subito: tutti quelli che non ci hanno potuto speculare.

Il “ribaltone” è nato da quegli avvisi lungamente preavvisati, minacciati, propalati. Il pentito, in certi casi, si trova sempre. I magistrati lo sanno bene.

Oggi nella relazione al Parlamento sui servizi segreti apprendiamo che questi hanno indagato per accertare se vi fosse stata una manovra di “destabilizzazione” attraverso il panico in borsa e sui cambi. La risposta sarebbe stata negativa: solo approfittamento delle voci di instabilità del governo. Non hanno rubato per destabilizzare, hanno destabilizzato per rubare.

Chi si contenta gode.

Il complotto ci sarebbe stato, invece, ma solo per “delegittimare i pentiti”. Forse siamo noi, di “Giustizia Giusta”, gli strateghi di questo “complotto” per vincere l’indecente complotto di quelli che vogliono coprire ogni malefatta dei pentiti per non “delegittimarli”, sacrificando chiunque cada sotto le loro menzogne per meglio “valorizzare” i “contributi positivi”.

E ci vorrebbero i servizi segreti per accertare o smentire tutto ciò! E ci vorrebbero i servizi segreti per capire che con gli avvisi di garanzia e relativi preavvisi e fughe di notizie qualcuno ci ha guadagnato! E l’unica cosa segreta (o quasi), cioè i nomi di chi, tra quanti erano e sono più vicini alle fonti dell’aggiotaggio, ha fatto i suoi guadagni non ce lo hanno detto. E la stampa è rimasta silenziosa, non ha protestato, non ha reclamato i nomi.

Noi queste manovre borsistico-giudiziarie le abbiamo denunciate subito. Invece di ricorrere ai servizi segreti, il Governo poteva comprare il nostro giornale (o chiederlo in prestito).

Ora il giuoco si è allargato. Gli effetti del cataclisma sono sfuggiti di mano ai suoi progettisti ed operatori. Ma si può star certi che non la smetteranno di giuocare al massacro, di sfruttare a colpi di fughe di notizie e di interviste ogni possibilità di sconvolgere le istituzioni e la libera espressione della volontà popolare.

Ormai c’è chi ha assaporato il gusto di un potere che durerà finché dureranno incertezze, sfascio, marciume. Ed ha paura che si rimettano a posto le cose. Sono gli sciacalli della giustizia, gli sciacalli delle disgrazie nazionali, travestiti, magari da moralisti, moralizzatoli e grandi inquisitori. Alla larga! (Critica Sociale, 1995 - Numero 1)