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In questo numero: Antipolitica: un fatturato da capogiro - Numero del 2013-03-28



Amico dell’Iran, ostile a Israele. L’Europa lo teme, gli Usa osservano
CINQUE STELLE, MA E' ANTISEMITISMO

Dopo il clamoroso successo elettorale, le mosse del partito di Movimento Cinque Stelle vengono analizzate minuziosamente dai commentatori e dalle altre forze politiche, interessate sia a collaborare con i grillini sia a metterne in evidenza le contraddizioni e le incertezze programmatiche. Mentre ci si affanna per comprendere le reali posizioni del M5s sulle più urgenti tematiche di politica interna, meno attenzione viene riservata alle idee manifestate dal movimento, e dal suo leader in particolare, in merito alle questioni internazionali.

Una lacuna non da poco, ora che i 5 Stelle rappresentano una forza di prim’ordine della politica nazionale. Una posizione che comporta onori e oneri, tra cui quello di indicare una chiara linea internazionale da seguire in un momento in cui i destini dell’Europa e degli Stati nazionali paiono sempre più intrecciati. Sinora Beppe Grillo ha espresso chiaramente le sue perplessità sul futuro dell’euro e ha attaccato duramente la burocrazia di Bruxelles e Strasburgo: “L’annullamento della politica europea, sostituita nei fatti da un’unione bancaria europea, non è quello che volevano i padri fondatori Adenauer, De Gasperi, Monnet e Schuman. L’Europa non è una banca, ma una somma di popoli e di civiltà millenarie … i partiti italiani usano la Ue come un alibi.” Posizioni legittime e perfino condivisibili, ma che ora necessitano di essere articolate in proposte, come ci si aspetta da una forza politica che ha raccolto i consensi di oltre il 25% dei votanti.

Più controverse le convinzioni del leader del M5s sulle intricate vicende mediorientali. In un’intervista concessa lo scorso anno al quotidiano israeliano Yedioth Ahronot, Grillo ha parlato di una lobby ebraica che controllerebbe tutte le informazioni che gli europei conoscono su Israele e Palestina. Secondo quanto emerso dall’intervista, tutto ciò che si sa della vicenda è manipolato dal Memri, un centro di ricerca controllato dal Mossad, il potente servizio segreto di Israele. Da più parti si è alzata l’accusa di antisionismo e antisemitismo. La giornalista americana Lisa Palmieri-Billig, da anni a Roma, avrebbe anche osservato “una forte vena razzista e antisemita tra alcuni dei sostenitori di Grillo“. Ha scritto questo mese per il sito web di Ajc, un’organizzazione mondiale in difesa del mondo ebraico, che il M5s “non si è ancora schierato contro le espressioni di razzismo e antisemitismo riguardanti i contenuti espressi da alcuni suoi blogger”. Parole pesanti sono del resto apparse sul blog grillino sin dal 2006, riportate da Dimitri Buffa in un articolo sull’Occidentale dell’ottobre 2007. Questi i pensieri di alcuni degli internati: “Secondo voi, gli ebrei del terzo millennio sono poi così tanto differenti dalle SS?; Gerusalemme rasa al suolo; Israele la deve pagare cara, carissima e una volta per tutte; Aveva ragione Tacito: razza odiosa del genere umano; Fosse per me prenderei a cannonate Israele da mattina a sera e gli farei rimpiangere i metodi usati dallo zio Adolf”. Eloquente anche il punto di vista di Riccardo Pacifici, presidente della comunità ebraica romana: "Quando si afferma un movimento autoritario, come quello di Grillo, ci preoccupiamo per la sorte di tutte le minoranze, quella ebraica compresa".

Eccentrica l’opinione di Grillo sulla Repubblica Islamica dell’Iran. L’ex comico genovese, sposato con una donna di origini iraniane, nei suoi commenti tende a sottovalutare la retorica aggressiva del presidente Mahmoud Ahmadinejad, a sminuire il rischio di un Iran atomico e a ridimensionare la gravità della violazione dei diritti umani in quel paese. La pena di morte, dopo tutto, sostiene il leader M5s, viene applicata anche negli Stati Uniti. Secondo il Grillo-pensiero, l’economia iraniana tiene nonostante le sanzioni occidentali, Ahmadinejad (come Osama Bin Laden) è stato mal tradotto e compreso e gli oppositori del governo di Teheran, a dispetto dei timori della comunità internazionale, non hanno molto da temere. Anche sulle sanguinose vicende della vicina Siria, la posizione della guida del M5s è prudente e meno allarmista di chi denuncia il silenzio che circonda la guerra civile in atto.

Considerazioni che richiedono un chiarimento, ora che il Movimento 5 Stelle da salutare movimento di protesta contro le mancanze della “casta” si è trasformato in un attore politico rilevante per il destino di un paese che rimane comunque la terza economia europea. Tanto più che alcune delle opinioni esposte iniziano a destare preoccupazione al di fuori dei confini nazionali. Il leader dell'opposizione tedesca e candidato cancelliere, Peer Steinbrueck, e la rivista The Economist hanno sprezzantemente definito Grillo “un clown”. Duro anche il tedesco Der Spiegel. Nella versione online del periodico, l’editorialista Jan Fleischhauer definisce il leader del Movimento 5 Stelle un antiparlamentare radicale e in sostanza antidemocratico. Grillo non è necessariamente visto negativamente in Germania, continua Fleischhauer, ma il suo antiparlamentarismo pare contrario alle istituzioni democratiche come sin qui le abbiamo conosciute. Dal canto suo, il giornalista britannico Nicholas Farrell, autore di una biografia del Duce, ha paragonato Grillo a Benito Mussolini. La pensano in maniera simile alcuni editorialisti dell’American Thinker, una nota testata conservatrice statunitense: secondo un articolo pubblicato sul sito web, gli errori del socialismo europeo stanno riaprendo le porte al fascismo e il risultato di Grillo viene paragonato a quello ottenuto da Mussolini nel 1922.

In un quadro internazionale dominato dallo sconcerto e dalla curiosità davanti all’ascesa dei grillini, hanno fatto scalpore nei giorni scorsi i pubblici apprezzamenti dell’ambasciatore americano in Italia, David Thorne. Rivolgendosi a un gruppo di liceali romani, Thorne li ha invitati ad agite per il cambiamento seguendo l’esempio dei grillini. Gli Stati Uniti guardano con fiducia al Movimento Cinque Stelle? Difficile anticipare le strategie della diplomazia americana, ma è probabile che Washington non voglia tagliare pregiudizialmente i ponti con un soggetto politico di primo piano sulla scena italiana. Per tradizione, l’America si muove ispirata dall’interesse nazionale e segue logiche economiche e geopolitiche che, per quanto variabili e adattabili al luogo e al momento, si mantengono allineate a quello stesso interesse. Difficile dunque interpretare poche battute alle stregua di una apertura di credito sul lungo periodo.

I destini del Movimento Cinque Stelle si giocheranno piuttosto sulla capacità di contribuire a risolvere la crisi economica, sociale e istituzionale in cui si dibatte l’Italia e che l’esito del voto del 24 e 25 febbraio non ha fatto che complicare. Dopo l’importante mandato popolare ottenuto, sarebbe rischioso accontentarsi di cavalcare la protesta senza impegnarsi concretamente per il cambiamento annunciato. “Grillo è l’uomo più pericoloso d’Europa” accusa Der Spiegel. Una forzatura giornalistica forse, che evidenzia tuttavia una reazione piuttosto comune alle asprezze della retorica grillina. Presto o tardi, il M5s dovrà uscire dall’ambiguità e passare dal terreno della propaganda a quello della proposta. E’ l’unica strada praticabile per consolidare il consenso interno e per guadagnarsi il riconoscimento internazionale. Sempre che il vero obiettivo del M5s sia il cambiamento e non la polemica e la furia iconoclasta.