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In questo numero: La via per uscire dalla paralisi - Numero del 2013-04-04

>>> STRESS DEMOCRATICO, POPULISMO ED ESTREMISMO Anthony Painter, con Claudia Chwalisz
GRILLOECONOMICS Mario Centorrino, Margherita Billeri
POST A CRITICA SOCIALE Felice Besostri


Policy Network: servono eccellenza di governo e democrazia partecipativa
STRESS DEMOCRATICO, POPULISMO ED ESTREMISMO
Anthony Painter, con Claudia Chwalisz

 

La crescita del populismo è una delle più significative sfide lanciate alle democrazie occidentali nell’ultimo quarto di secolo. Lo “sfidante” è interno al sistema democratico ma è anche contro la democrazia liberale, e questo dato di fatto pone il sistema sotto stress.

Il populismo è un argomento democratico che tenta di cambiare il modo in cui la democrazia funziona. E’ una minaccia interna alla democrazia, alla cultura e alle norme che consentono alle liberaldemocrazie di funzionare. In altre parole, il populismo non cerca di rimpiazzare la democrazia, ma vuole cambiarla.

Non si tratta di essere “popolare” nel senso in cui il termine viene correntemente (ab)usato dai media o dai politici. Margaret Canovan distingue il lato “redentivo” della democrazia da quello “pragmatico”. Il populismo fa appello al primo, per raggiungere il “volere del popolo”, illimitato e puro. Il populismo è espressivo ed emotivo, e rifiuta i controlli e i bilanciamenti istituzionali della liberaldemocrazia. Invece, la politica, che definiamo per comodità convenzionale (o mainstream), in fondo si concentra sul pragmatismo, sul bilanciamento dei poteri e sul gioco interistituzionale.

La crescita del populismo è il “segnale” del fallimento della politica convenzionale nel comprendere e realizzare bisogni e desideri di cittadini destabilizzati dai cambiamenti sociali, culturali, economici e politici in atto.

Il populismo ha guadagnato terreno nei sistemi democratici presentandosi in forme differenti. Populisti sono il Tea Party negli Stati Uniti, il Partito del Popolo in Danimarca, il PVV nei Paesi Bassi, il Front National in Francia, Fidesz in Ungheria, l’SVP in Svizzera, l’FPÖ in Austria, lo UKIP in Gran Bretagna.

Il populismo, come rappresentazione di un corpus di bisogni e desideri democratici, è assolutamente legittimo. Se bisogni e ansie non vengono espresse nell’ambito del sistema democratico vi è tuttavia il rischio di una più grande minaccia, ossia l’estremismo, che ha casuali e periodici contatti con la democrazia, rappresentando una delle strade che essa può percorrere. Spesso l’estremismo si costituisce in movimento, come pura espressione di una ideologia. Ad esso è associata la politica dell’odio e della tolleranza verso l’uso della violenza.

Il fatto che il populismo sia legittimo non significa che esso sia necessariamente benigno, perché crea semplificazione quando la realtà delle politiche pubbliche necessita di essere valutata attraverso le lenti della complessità per essere compresa. Esso corrode la fiducia e pregiudica la capacità dei partiti di formare coalizioni di governo vincenti e funzionanti. La retorica del populismo radicale può impattare sul welfare delle minoranze e persino, in determinate circostanze, giustificare il pensiero e l’azione estremista. Vi è una ambivalenza di fondo nel populismo. Come due ricercatori accademici del settore hanno espresso, il populismo è “una minaccia e un correttivo per la democrazia (liberale)”.

Indubbiamente, nel corpo sociale vi è una “domanda” populistica reale, ma la possibilità di tradurre questa “domanda” in vero e proprio potere politico dipende dall’esito del gioco tra le forze populiste e la politica mainstream.

Le strategie a disposizione della politica convenzionale per fronteggiare la minaccia populista non mancano e ricadono in tre grandi categorie: “tenere”, “disinnescare” e “adottare”. La prima strategia mira a evitare la minaccia portata dal populismo, la seconda vuole minimizzare l’impatto delle ansie populiste e la terza si muove proprio verso le posizioni populiste. Ad ogni modo, ciascuno di questi approcci è afflitto da limitazioni e carenze. Piuttosto, si raccomandano altre tre strategie, sequenziali e concorrenti: comprendere le tematiche che possono favorire un potenziale sostegno al populismo radicale; lavorare per sviluppare nuove eccellenze di governo, che includano visione nazionale, interventi pubblici mirati a sostegno del lavoro, del welfare e dell’edilizia popolare a livello locale e nazionale, costruire una nuova “democrazia partecipativa”, più vicina a cittadini.

“Democrazia partecipativa” significa soddisfare i bisogni locali, mobilitare i nuovi elettori nei canali tipici della democrazia liberale, sfidare l’odio e l’estremismo, sostenere la crescita della vita comunitaria, sviluppare il capitale sociale nelle comunità. Una tale concezione democratica è una componente cruciale della “nuova eccellenza di governo” che da più parti si invoca. Tutto ciò non si deve realizzare solo attraverso i partiti politici e le loro classiche modalità di funzionamento e azione – che comunque devono cambiare - , ma anche attraverso le organizzazioni dei cittadini, le campagne sul territorio e le autorità locali.

In conclusione, serve una risposta comprensiva da parte della politica convenzionale, che ridia dignità alla rappresentanza politica e alla partecipazione democratica e sociale. I partiti classici hanno ancora la possibilità di agire, ma se non lo fanno presto rischiano che siano altri a raccogliere il testimone: i partiti populisti di destra e forse, in futuro, di sinistra. La democrazia è sotto stress. Sarà in grado la politica mainstream di alleviare questo disagio e di governare con saggezza? E’ una domanda chiave alla quale gli europei, e gli occidentali in genere, dovranno rispondere negli anni a venire.

 

Policy Network è un importante think tank internazionale, basato a Londra, che promuove riflessioni strategiche per soluzioni progressiste alle sfide del ventunesimo secolo, incidendo sul dibattito pubblico nel Regno Unito, in Europa e nel mondo. Grazie a un approccio cooperativo, di rete e transnazionale alla ricerca, alla organizzazione di eventi e alla produzione di pubblicazioni, Policy Network ha conquistato la reputazione di piattaforma di qualità per l’analisi, il dibattito e lo scambio culturale rispetto ai cambiamento del quadro politico internazionale.

Anthony Painter è un ricercatore politico e scrittore. Ha condotto il progetto congiunto Policy Network/Barrow Cadbury Trust “Populismo, estremismo e politica mainstream” e svolto lavoro di ricerca con Center for American Progress, Demos, Searchlight Educational Trust e Policy Network in tema di politica economica, opinione pubblica ed estremismo/populismo. E’ autore di due libri: Barack Obama: The Movement for Change and the forthcoming e Left without a future? Social justice after the crash (I.B Tauris). Scrive per Progress e, in passato, per Guardian, New Statesman, Huffington Post, LabourList, Open Democracy, Left Foot Forward, e Labour Uncut. E’ direttore di Hackney UTC e vice-direttore di Hackney Community College. Nel presente progetto è stato supportato dalla ricercatrice di Policy Network, Claudia Chwalisz.