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In questo numero: La via per uscire dalla paralisi - Numero del 2013-04-04

STRESS DEMOCRATICO, POPULISMO ED ESTREMISMO Anthony Painter, con Claudia Chwalisz
GRILLOECONOMICS Mario Centorrino, Margherita Billeri
>>> POST A CRITICA SOCIALE Felice Besostri


Lettera di Felice Besostri
POST A CRITICA SOCIALE
Felice Besostri

 

La decisione di Napolitano di istituire 2 commissioni di saggi ha visto la solita agitazione sul niente. Qualcuno ha ipotizzato, nei soliti bla-bla che sono i post dei social network, persino un procedimento di impeachment per attentato alla Costituzione, l'unica ipotesi che fa venir meno l'immunità garantita dall'art. 90 Cost.. Mi permetto di osservare che se ci fosse un sospetto del genere il prof. Valerio Onida, presidente emerito della Corte Costituzionale, non avrebbe accettato l'incarico.

La prima riunione e il tempo assegnato hanno chiarito che non c'è interferenza né con le prerogative del Presidente, nè con quelle del Parlamento( paralizzato senza che si levino forte parole di sdegno dal PdL, che semplicemente non fornisce i nomi  dei propri rappresentanti nelle Commissioni Permanenti, senza un previo accordo su presidenze, vice-presidenze e magari Governo e Presidente della Repubblica), nè delle forze politiche, anche se sono gli attori meno lucidi dello scenario. Personalmente non sono d'accordo con il merito della proposta, né con i nomi, a parte l'eccezione menzionata, ma non per una generica maggiore presenza femminile: ci fossero state la Fornero, la Melandri, la Santanché, la Severino, la Lombardi o la Finocchiaro, che pure è un pò meglio, sarebbe stato meglio? I partiti italiani, l'ha sottolineato persino lo Spiegel  attualmente nelle edicole, hanno perso una delle qualità principali della politica indicare soluzioni anche sapendo fare compromessi. CDU e SPD preferiscono governare solamente con un alleato minore, che costituire una GroβeKoalition, ma, se non c’è altra soluzione o l’interesse nazionale lo richiede, le si fanno.

Paradossalmente è più facile se i partiti hanno un’identità forte, hanno una chiara percezione dei problemi da affrontare e idee per risolverli: per questo le trattative programmatiche sono intense e la distribuzione dei ruoli. In Italia non si ha questa sensazione, dando per esempio un’occhiata agli 8 punti del PD e di Bersani e al fatto che si parta dalle alleanze, come appunto si fosse nella situazione “dimmi con chi vai ti dirò chi sei”. Aver escluso a priori un’alleanza parlamentare e programmatica limitata nel tempo ha ricompattato il PdL intorno all’impresentabile Berlusconi, mentre le aperture al M5S ne hanno aumentato le capacità di ricatto. Eppure l’Italia in un momento difficile della sua storia nel Secondo Dopoguerra è stata capace nel 1946 di un compromesso alto di cui la Costituzione del 1948 è l’emblema: teniamocela stretta e cerchiamo di attuarla, piuttosto che cambiarla. Le modifiche del 2001 del Titolo V della Parte Seconda e quelle del 2012 degli artt. 81, 97, 117 e 119 fanno venire i brividi su quello che possono provocare Parlamenti eletti con il Porcellum. Solo che nel 1946 protagonisti del compromesso furono i partiti PCI, PSI e DC, partiti di massa, forti e radicati nella società: ora dovrebbero essere PD, PdL e M5S a promuoverlo e realizzarlo. No comment.

Tornando a bomba di Napolitano, quali che siano le riserve sul ruolo politico giocato nella formazione e sostegno al Governo Monti, che non l’ha ripagato, è di fronte ad un’equazione con troppe incognite. Se manda un governo allo sbaraglio con la sfiducia di una Camera, questi può solo gestire le elezioni, come nel precedente Governo Fanfani VI  dal 17 aprile 1987 al 28 luglio 1987 il primo a “sfiducia programmata”. Tuttavia Napolitano non può sciogliere e anche il nuovo Presidente se sciogliesse dovrebbe far rivotare con la legge elettorale vigente, una legge di sospetta costituzionalità fin dalle sentenze della Corte Costituzionale n. 15 e 16del 2008, riconfermate con la n. 13 del 2012. Una decisione legale, ma non legittima. Quei costituzionalisti che son rimasti pavidamente silenti di fronte al più grave vulnus mai perpetrato alla nostra Costituzione, sarebbe meglio che stessero zitti  e non discettassero sulla costituzionalità dei “saggi”.Con una legge ordinaria si è cambiata la forma di governo parlamentare, in assenza di una legge di attuazione dell’art. 49 Cost. si è dato il potere ad un manipolo di dirigenti di partito, assistiti nel migliore dei casi da una loro corte o da una ristretta nomenklatura, di nominare 945 Parlamentari invece di farli eleggere da 44 milioni di italiani. Non solo si è consentito con un’aberrante , e comunque estensiva, interpretazione dell’art.66 Cost che non ci fosse alcun controllo giurisdizionale sul procedimento elettorale preparatorio con la conseguenza che gli unici competenti ad esaminare un’incostituzionalità della legge elettorale sarebbero i componenti delle Giunte delle Elezioni delle Camere elette  con la legge di sospetta costituzionalità: giudici in causa propria, con buona pace degli articoli 24, 103 e 113 della Costituzione anche in caso di flagrante violazione degli artt. 3, 48 e 51 Cost.!!!.

Votare col Porcellum per la quarta volta sarebbe indecente e un attentato alla Costituzione: chi non lo capisce è complice. A sinistra ci sono idee sul punto più arretrate di quelle espresse dalla Procura generale presso la Cassazione nella pubblica udienza del 21 marzo corso della Prima Sezione della Suprema Corte nel ricorso promosso dall’avv. Aldo Bozzi con altri 26 cittadini elettori e che ho avuto l’onore di discutere. Se i giudici non decidessero di sostituirsi alla Cote Costituzionale, come hanno fatto in primo e secondo grado i giudici di Milano il rinvio alla Corte Costituzionale è praticamente certo. Lo stesso problema dovrà essere risolto il 4 aprile dal Tar Lazio, che a differenza del 2008  ha affermato la propria giurisdizione e competenza. Il tutto nel più assoluto silenzio stampa e dei costituzionalisti, con poche eccezioni, ma tra i costituzionalisti senza accesso alla stampa e alla televisione. Bisogna tremare quando decisioni politicamente così importanti pesano sulle spalle  dei giudici di un  collegio, ma c’è da sperare che la salus reipublicae, che è la suprema lex, li ispiri come lo Spirito Santo ha suggerito ai cardinali di eleggere Papa Francesco I°. Con la elegge elettorale vigente rinviata alla Consulta nesun presidente della repubblica potrebbe sciogliere le Camere e indire nuove elezioni, da celebrarsi entro 70 giorni come previsto dall’art.61  Cost., anche se la giurisprudenza elaborata per evitare di pronunciarsi sulla costituzionalità della legge elettorale ha considerato atto inimpugnabile il decreto presidenziale di indizione dei comizi elettorali, sempre nel silenzio dei costituzionalisti italiani. Se la maggioranza della Camera fosse legittima oltre che legale, il nuovo Presidente potrebbe sciogliere il solo Senato e affidare al popolo italiano la decisione finale. Una decisione impossibile con una maggioranza alla Camera di una coalizione che non raggiunge il 30% dei voti espressi, corrispondente al 22,50% degli aventi diritto. Sui nodi ineludibili istituzionali (nuova legge elettorale) ed economici(rilancio produzione) stiamo a vedere se arrivano prima i saggi o i partiti, sarebbe per quest’ultimi un necessario segno di esistenza in vita.