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In questo numero: PD tra "voltagabbana" e "sovversivi" - Numero del 2013-05-09



Quale destino per il governo Letta?
MACALUSO: RICOSTRUIRE UNA SINISTRA DI GOVERNO
Emanuele Macaluso

La bravura di un giornalista come Ezio Mauro non può dribblare contraddizioni che sono nella attuale realtà politica che investono anche la storica linea del suo giornale e che vediamo riflesse nell'editoriale. Mauro nella prima parte del suo scritto afferma con nettezza che "un governo è indispensabile, e chi ha detto il contrario è uno sprovveduto in linea con i populisti vari, che cantano spacciando risposte semplici a problemi complessi".

E al governo che si è costituito guidato da Enrico Letta, come ha detto Napolitano, non ci sono alternative. Mauro conferma e motiva efficacemente queste ragioni (per Sel di Vendola il tema è inesistente) definendolo "governo di necessità". Fatte queste considerazioni il direttore di Repubblica pone un problema che indubbiamente ha una rilevante valenza politico-culturale: "Il tentativo della destra di rilegittimarsi come forza di governo dopo il fallimento del ministero Berlusconi. Vuole sacralizzare la figura del suo leader ripulendola dalle troppe macchie degli ultimi anni attraverso un ruolo di padre della Repubblica: senatore a vita, o presidente della Convenzione per le riforme. Dunque il governo può durare finché servirà a questo scopo".

Nessuno e così cieco da non vedere che Berlusconi e i suoi amici giochino "goffamente" la carta della "sacralità", ma il Cavaliere non è senatore a vita e il fatto che si candidi a tutto è un segno della difficoltà di affermare questa "sacralità".

Non penso che il governo durerà finché servirà a questo scopo. Anche la destra, questa destra, deve fare i conti con il suo elettorato e il personale politico oggi impegnato nelle istituzioni, anche se virgolette berlusconiano virgolette, non credo possa mettere in crisi un governo perché una sentenza della magistratura non sarà favorevole alla difesa del Cavaliere. Vedremo. E francamente non vedo nella situazione di oggi chi e come possa interferire sulle autonome decisioni della magistratura.

Ma nella ragionamento di Mauro, tutto teso a dare centralità al berlusconismo, come virgolette lettura di questo ventennio virgolette, e al tentativo di omologare tutto e tutti, c'è un vuoto su cui oso richiamare la sua attenzione. Nel parlamento eletto nel febbraio scorso c'è l'arco più largo dell'antiberlusconi sono registrato nel ventennio: PD, SEL, Cinque Stelle hanno la maggioranza dei voti espressi e dei parlamentari.

Tuttavia, non hanno espresso né un governo né il Presidente della Repubblica. Il collante antiberlusconiano non è stato un collante: il partito di Grillo e Casaleggio aveva ed ha come obiettivo prevalente la distruzione del PD e del sistema politico nel suo complesso; il PD si è rotto le ossa nel tentativo di varare un governo evocando una "affinità" con Cinque Stelle che in sostanza chiamava in causa il comune sentire "antiberlusconiano".

Questo fatto rivela la crisi di una politica e mette in evidenza l'incapacità del centrosinistra di costruire, nel tempo, uno schieramento sociale, politico, culturale alternativo alla destra non fondato solo sull'antiberlusconismo. Ma anche il berlusconismo è in crisi, non lo dice solo il risultato elettorale ma il fatto che il Pdl non è stato in grado di esprimere una personalità spendibile per guidare le istituzioni: il Cavaliere e ormai anche un ingombro.

Il direttore di Repubblica scrive che si vuole "omologare destra e sinistra" e che prevale "il principio di realtà" e non le culture di riferimento, gli interessi legittimi che si rappresentano, gli ideali diversi. E aggiunge: "Si possono, si devono fare le cose che servono al paese, ma salvando il vero principio di realtà, che consiste nel preservare le diverse visioni sostantive del paese, le identità distinte di destra e di sinistra, le letture degli ultimi 20 anni che sono atte fatte in forme affatto difformi nei due campi, le due idee diverse dell'Italia virgolette.

Caro Mauro, le letture del passato è sempre bene farle con occhio critico, anche perché non sono state solo "due". Ma è più che giusto che esistano visioni diverse e "identità"distinte di destra e di sinistra. Ma l'identità della sinistra, che oggi può avere un solo riferimento nel socialismo europeo, è stata messa in discussione e contestata nel momento in cui fu messo in campo il PD. E proprio la "Repubblica" e' stata la fucina di quella iniziativa: non a caso il vostro editore prenoto' la tessera numero uno. La mia non è una misera recriminazione. Ritengo sia venuto il momento di dirci la verità: la crisi del PD, a mio avviso, era insita nell'equivoco della sua nascita, ma se dovesse  assumere caratteri distruttivi sarebbe la sconfitta anche di chi non condivise quella scelta. Occorre aprire un dibattito per dare sbocco positivo al travaglio del PD. E il successo dell'impegno assunto nel dare un governo al paese il nome dell'interesse generale è un buon punto di partenza. Anche per ricostruire una sinistra di governo alternativa alla destra di oggi e di domani.