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In questo numero: I Governi non riformano lo Stato - Intervista a Tremonti - Con Epifani svolta laburista nel PD? - Numero del 2013-05-24



Oltre l'IS per un'alleanza coi Democratici americani, una idea già di Craxi ma respinta dai tedeschi
150 ANNI DELL'SPD SUL BIVIO LIBERALSOCIALISTA. Un articolo del 1988 di Carlo Tognoli sulla Critica Sociale

 

 

LISPIA - Di che si tratti ancora non si sa. Sembra che sia il progetto di un'associazione promossa da partiti socialisti che oltrepassi i rigidi confini dell'Internazionale, ma che per ora vi si affianchi e non ne costituisca un'alternativa. Naturalmente la proposta tende comunque a superare la vecchia organizzazione che ha perso negli ultimi vent'anni sia un chiaro profilo politico sia la sua influenza, priva di temi e campagne internazionaliste coordinate, priva di peso nell'Onu.

Negli anni 80 una proposta analoga fu avanzata dal PSI di Craxi e Martelli alla vigilia del crollo dell'Unione sovietica e alla vigilia della ormai fortemente voluta  dal cancelliere Kohl, prima degli altri, la riunificazione tedesca: l'Internazionale Democratica.
Naturalmente la differenza è notevole.

Oggi la Germania -  la SPD di allora si oppose con forza alla proposta del Partito socialista italiano, viceversa condivisa dal socialismo latino, sia spagnolo, portoghese che di Mitterrand - è unita e non divisa, quindi più forte e, seconda differenza, nelle prossime elezioni di settembre aspira a scalzare (è anche il nostro auspicio) Angela Merkel: una Alleanza progressista a guida socialdemocratica tedesca sembra pensata per consentire  alla SPD e alla Germania senza la Merkel comunque un ruolo egemone nella politica europea, capace di organizzare un' influenza internazionale competitiva con quella dell'attuale Cancelliera conservatrice.
 

Diversa l'ispirazione dei socialisti del Sud Europa degli anni ‘80. Noi immaginavano di oltrepassare - verso la liberaldemocrazia -  il confine socialdemocratico di stampo nordeuropeo  per dare innanzi tutto uno sbocco all'imminente contraccolpo della fine del comunismo, con prevedibili attriti coi rispettivi partiti comunisti nazionali in procinto di restare orfani di Mosca. In secondo luogo, vi era l’obiettivo di coinvolgere in una più ampia associazione progressista innanzitutto il Partito democratico americano, per controbilanciare il vuoto politico a cui sarebbe stata esposta ad est l'Europa.
La Germania era stata era il perno dell'equilibrio est-ovest nella Guerra fredda con la sua Ostpolitik e dunque la SPD fu in disaccordo con l'Internazionale democratica sbilanciata ad ovest, verso gli Usa.  Da sempre leale innanzitutto agli interessi della propria nazione, si accodò all'asse franco-tedesco per l'Unione europea in una prospettiva folle di Eurasia, entro i cui confini sarebbe soffocato il socialismo continentale del "dopo_Muro" e dei suoi grandi leader.  

Certamente la congiuntura che spinge ad uscire dall'IS e a inghiottire il PSE potrebbe andare oltre l'austerity e dar corpo a una "nuova Europa" in caso di vittoria dei socialisti tedeschi.
La crisi politica dell'Europa in una via d'uscita liberalsocialista, nel solco della prima proposta italiana di trent’anni fa, puotrebbe aprire una nuova e stabile stagione geopolitica federalista e atlantica, da un lato, e di innovazione dei modelli sociali dall'altro. Una federazione tra i progressisti delle due sponde atlantiche arriccgirebbe il modello liberaldemocratico prevalente negli Usa con il modello socialdemocratico prevalente in Europa e viceversa. 
Insomma, il "lib-lab" dai banchi di scuola e dalle biblioteche vedrebbe la luce di una propria vita politica, superando la vecchia ideologia socialdemocratica della redistribuzione della ricchezza per intervento dall'alto sui rapporti politici tra le classi sociali. L’obiettivo sarebbe contemperare la libertà dei mercati con la programmazione pubblica a cura delle istituzioni politiche, che hanno il dovere di  sapere dove le rispettive società hanno bisogno di andare, poiché senza regole il mercato non è libero, ma è preda del più forte.
In questa prospettiva se l’"Alleanza progressista" si ispirasse all'idea federativa liberalsocialista e laburista, aprirebbe nuove possibilità di superare l'attuale crisi delle società occidentali, del capitalismo democratico e del socialismo europeo.

 

 

                     IL PARTITO DEMOCRATICO

Carlo Tognoli, Critica Sociale, Luglio 1988  (Estratti) 

Di seguito, pubblichiamo un documento tratto dalla Critica Sociale del 1988. Si tratta di un editoriale di Carlo Tognoli che analizza la proposta del passaggio dall'Internazionale socialista all'Internazionale democratica avanzata da Craxi e Martelli

"L’ipotesi formulata da Bettino Craxi di definire “Internazionale Democratica” l’ Internazionale socialista ha un valore simbolico e politico nella prospettiva di unità della sinistra.

Nel periodo in cui il meglio della tradizione socialdemocratica ha trovato un’osmosi con i principi del liberalismo, nel solco dell’intuizione di Carlo Rosselli, pensare ad un ampliamento dei confini delle idee e della politica socialista - che ricomprenda le componenti democratiche e progressiste - significa introdurre un utile adeguamento ed un realistico aggiornamento rispetto all’evoluzione della sinistra italiana ed europea.

Abbandonati gli sterili legami con il marxismo rivoluzionario e la concezione collettivistica e statalista del comunismo, è pressoché inevitabile l’approdo ai lidi dell’umanesimo liberalsocialista.

A questo punto il termine “democratico” assume un significato anche in relazione alle varie e diversificate esperienze “laburiste” del movimento socialista come di altri settori, compresi quelli cattolici.

E’ un fatto non irrilevante che anche il segretario del Partito comunista (all’epoca Achille Occhetto, ndr) abbia fatto riferimento, sia pure in un contesto diverso, ai principi democratici e liberali.

Libertà, eguaglianza e fraternità, dalla rivoluzione francese in poi, non si sono coniugate frequentemente insieme: quante manifestazioni eretiche e anarchiche si sono avute in nome della liberta! Quanti delitti sono stati consumati in nome di una astratta uguaglianza! E quanto poco è stata praticata la fraternità!

Il senso della iniziativa socialista di questi anni va ricercato nel tentativo di rinnovare, salvaguardando i principi fondamentali del progressismo, ideologie e prassi che hanno esaurito la loro validità e messo in luce, nelle esperienze concrete, gli errori compiuti.

Si è arrivati finalmente nella sinistra al riconoscimento che tutte le tirannie, non solo quelle di destra ma anche quelle esercitate in nome del proletariato, sono portatrici di malessere, di diseguaglianze profonde e di rapporti disumani.

La conquista violenta del potere, anche attraverso rivoluzioni proletarie, non costituisce un salto di qualità ma un balzo all’indietro, mentre viene ribadito il valore del riformismo, sia pure adeguato alle esigenze del mondo contemporaneo.

I socialisti in Italia hanno saputo guardare avanti, superando una loro crisi che sembrava irreversibile e aiutando lo stesso Partito comunista ad affrontare i temi centrali di una revisione che già doveva essere posta all’indomani del XX Congresso del Partito comunista dell’Unione Sovietica e che invece venne elusa dall’opportunismo togliattiano e dal tatticismo berlingueriano.

Riconoscendo, per rimanere sul terreno della politica italiana e della sua storia recente, la giustezza delle scelte compiute da Giuseppe Saragat in questo secondo dopoguerra, abbiamo anche chiuso una partita debitoria nei confronti di chi aveva con lungimiranza dapprima denunciato e poi contrastato massimalismo e frontismo, che sono state fra le prime cause delle sconfitte e dell’indebolimento della sinistra italiana.

Non c’è bisogno di affermare in termini notarili che Craxi è stato il continuatore della politica di Saragat: è nei fatti che il segretario del Psi ha condotto un’azione nell’ambito della quale tutti i semi dell’eredità dello scomparso leader socialdemocratico trovano un terreno fertile. Si tratta, naturalmente, di andare oltre e di sviluppare quelle idee secondo una visione attuale della lotta politica. Turati e Rosselli, Saragat e il Nenni dell’autonomismo fanno parte del bagaglio della moderna linea del Psi, che si è sposata con una craxiana ed efficace politica delle cose, i cui risultati stanno sotto gli occhi di tutti.

L’evoluzione delle cose dimostra quindi che nel mettere in discussione noi stessi, e nel guardare alla realtà senza pregiudizi, ma guidati dalla bussola di principi fondamentali, avevamo imboccato la direzione giusta.

Il dialogo per una grande unità è avviato. Chi farà calcoli meschini non raccoglierà frutti copiosi".

Carlo Tognoli - luglio 1988 (Critica Sociale)