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In questo numero: Un ministero dell'emigrazione - Numero del 2013-07-04



Rigore in Europa, generosità in Germania
LE PROMESSE DELLA MERKEL, LA CRISI DELL’SPD

Inflessibile in Europa, apparentemente generosa in casa. Così si presenta Angela Merkel ai suoi elettori a meno di tre mesi dalle elezioni politiche del 22 settembre. Proprio mentre sembrava che i politici tedeschi si fossero completamente dimenticati dell’imminente campagna elettorale, la Merkel ha dato finalmente un segno di interesse per la propria rielezione, sostiene Charles Hawley nel suo contributo per lo Spiegel online. Speranze apparentemente ben riposte, dato che gli ultimi sondaggi assegnano alla Cdu/Csu il 41% dei consensi, agli alleati liberali il 5, con l’Spd ferma al 22 e i Verdi a un pur ragguardevole 14. In realtà, con questi numeri la coalizione dell’attuale Cancelliera raggiungerebbe a malapena la maggioranza assoluta al Bundestag.

Pertanto, con l’obiettivo di consolidare il vantaggio, la Merkel ha presentato lo scorso 24 giugno un ambizioso programma elettorale di 127 pagine, puntualmente attaccato dai suoi avversari politici, che considerano la piattaforma dei cristiano-democratici e del partito fratello dei cristiano-sociali bavaresi come un pacchetto di dispendiose e irrealizzabile promesse propagandistiche. Secondo il candidato premier dell’Spd, Peer Steinbrück, e il presidente dei socialdemocratici, Sigmar Gabriel “la Germania non potrà permettersi” le promesse della Cancelliera. E pare proprio abbiano ragione.

La Merkel da sempre insiste sull’impegno del suo partito per la responsabilità fiscale in tempi di crisi nell’Eurozona, chiedendo agli Stati mediterranei di perseguire rigidi programmi di austerità. Invece, la sua piattaforma elettorale spicca per la generosità e l’abbondanza delle promesse di spesa. Ad esempio, prevede di aumentare i benefici fiscali per le famiglie a un costo di 7.5 miliardi di euro per le casse statali. Un miliardo addizionale all’anno di spesa è previsto per opere stradali, senza contare la promessa dei conservatori di correggere le ineguaglianze del sistema fiscale nazionale. Una misura che potrebbe ridurre le entrate fiscali annue di 6 miliardi. Infine, la Cancelliera prevede di riformare il sistema pensionistico per quanto riguarda le donne, valutando il tempo dedicato alla cura dei figli in tenera età nel conteggio dei benefici previdenziali alla fine della vita lavorativa. Costo stimato, 6.5 miliardi di euro.

Vi è poi una miriade di altre promesse nel corposo documento propagandistico; dal miglioramento delle infrastrutture scolastiche ai benefici fiscali per i proprietari di una abitazione che vogliano migliorare i propri sistemi di sicurezza domestica. La CDU e la CSU escludono inoltre qualsiasi aumento fiscale.

Che c’è di male? Si potrebbe pensare. La virtuosa Germania può permetterselo. E invece no! E a sostenerlo sono voci interne allo stesso partito della Cancelliera, come Wolfgang Steiger, Segretario Generale del consiglio economico della CDU. Un altro influente esponente dei cristiano-democratici sembra addirittura suggerire che il partito stesso sia ben consapevole di non poter mantenere gli impegni enunciati nel programma e solennemente presentati all’elettorato. “Le proposte durante la campagna sono cose che i partiti promettono solo per essere eletti”, dice con sconcertante schiettezza Kurt Lauk, presidente del consiglio economico della CDU.

La Merkel cerca di smorzare le preoccupazioni dei suoi, sostenendo che conti pubblici in ordine siano compatibili con investimenti ambiziosi, ma si lascia tuttavia aperta una via di fuga, ammettendo che, forse, qualche promessa potrà essere disattesa a causa delle ingenti spese per le operazioni di recupero dalle alluvioni che hanno recentemente investito la Germania. Insomma i tedeschi non si illudano. Con ogni probabilità, la generosità della Merkel durerà il tempo di un’estate.

E l’Spd? I socialdemocratici si avvicinano al voto in piena crisi di leadership, divisi in tre centri di potere: il presidente del partito, Sigmar Gabriel, il capogruppo parlamentare  Frank-Walter Steinmeier e il candidato al cancellierato, Peer Steinbrück. Prima che Steinbrück diventasse ufficialmente candidato, i tre venivano definiti la troika, quasi a dare l’impressione che il partito potesse contare su tre pesi massimi in grado di operare congiuntamente. Un’illusione bella e buona, sostiene per Policy Network, il politologo tedesco Michael Miebach.

Il conflitto tra le tre anime dell’Spd è esploso durante una sessione del gruppo parlamentare un paio di settimane fa, quando Steinbrück e Steinmeier hanno deciso di allinearsi alla linea europea che il governo tedesco sta portando avanti a Bruxelles. Una scelta puramente tattica che, mettendo da parte le critiche dell’Spd alla gestione della crisi da parte della Merkel, si fonda sulla convinzione che contraddire le scelte economiche del governo sia elettoralmente controproducente. Una posizione non certo di principio, che ha incontrato l’opposizione di Gabriel e l’inevitabile polemica interna.

La gestione dell’episodio ha lasciato un senso di rassegnazione nelle file socialdemocratica e l’impressione che pochi credano a una vittoria il 22 settembre. Eppure la Merkel, sebbene sia largamente in testa, non ha ancora la maggioranza assicurata, perché sei tedeschi su dieci si dichiarano insoddisfatti dell’azione della coalizione liberal-conservatrice al potere. Alla Cancelliera i tedeschi imputano poco coraggio e l’attendismo che, abbinato al rigore perenne, secondo molti sta affossando l’Europa. Per ribaltare una campagna elettorale che rischia di trascinarsi stancamente verso un epilogo scontato, serve il coraggio di attaccare uno status quo che sta strangolando il resto del Continente e presto potrebbe coinvolgere anche la locomotiva tedesca. I vertici dell’Spd hanno una grande responsabilità, ma pare che il loro obiettivo massimo sia impedire una vittoria netta della Merkel per poter strappare un ruolo da junior partner in un governo di grande coalizione. (A cura di Fabio Lucchini)