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In questo numero: LA CRIMEA RUSSA DELLA KULISCIOFF - Numero del 2015-01-11



E' l'Europa che manca in questa crisi
L'ITALIA ROMPA L'ISOLAMENTO IN CUI SI VUOLE SPINGERE MOSCA
Gianni Cervetti

Per la Russia la Crimea era una sorta di finestra sul mondo, un passaggio per le grandi comunicazioni internazionali che permetteva un contatto con l’europa, l’asia e il mediterraneo.

Non ha caso è stata patria di molti intellettuali russi che hanno avuto grande influenza sulla cultura europea e mondiale, nutriti a loro volta dalla grande cultura europea e mondiale. Essi hanno rappresentato la cultura russa più esposta verso l’esterno, la cultura russa nella sua migliore espressione di apertura internazionale.

Le sue caratteristiche geografiche e naturali ne permettevano di essere un luogo di incontro delle influenze sia del nord europa che del mediterraneo orientale, e questo sin dall’antichità, sin dai tempi della cristianizzazione greco-ortodossa fino ai tentativi di adeguarsi almeno nella parte occidentale più evoluta ai nuovi tentativi di governo illuminato precedenti alle rivoluzioni democratiche nazionalistiche. Con San Pietroburgo, la Crimea è sempre stata un vivacissimo centro europeo di alta qualità, l’area della civiltà europea con San Pietroburgo, più a nord del continente e al contempo una finestra verso l’oriente e il mediterraneo.

Dunque, la Kuliscioff sicuramente ha assorbito questo clima nella formazione della sua stessa personalità, senza il quale forse non sarebbe stata spinta alla vita che ha condotto.

 

 

Per i socialisti, come per chiunque, la Kuliscioff è sempre stata russa e dunque per proprietà transitiva, russa è anche la sua regione natale, la Crimea appunto. Questo accostamento ha uno scopo anche di riflessione sull’attualità, evidentemente. Ma non è una forzatura: come dicevi, senza le circostanze favorevoli, anche le grandi personalità rischiano di non avere gli esiti che il loro potenziale personale permette.

 

Che la Crimea sia una regione da sempre russa, mi sembra difficilmente contestabile. Ora si fa una crisi per il distacco voluto dal popolo di Crimea, che è e si sente russo, dall’Ucraina per tornare in quella che per loro è la madrepatria da secoli. Se ne fa una questione di diritto formale, ma dietro alle forme ci deve essere una corrispondente sostanza. E la sostanza è che i popoli hanno il diritto di scegliere come governarsi, come determinare la loro collocazione e il loro futuro. E la sostanza è che le radici della Crimea sono da secoli  radici russe.

 

In effetti la cessione di Krusciev della Crimea all’Ucraina è solo degli anni ’50. Sembra essere stata quella una annessione, seppur all’interno di un sistema unitario, rispetto alla ricomposizione operata da Putin a seguito del referendum. Un’annessione sovietica che ha preceduto una ricomposizione nazionale, una deportazione nazionale a cui ha fatto seguito un ritorno in patria.

 

Kruschev  prima di essere segretario generale del PCUS era segretario del PC Ucraino. Lì aveva la sua enclave di maggior sostegno nel Partito comunista.

In ogni caso mi sembra che questa sia una questione che si debba risolvere a partire dalla volontà di autodeterminazione dei popoli. E se quel popolo decide in un certo modo, bisogna avere rispetto e attenzione alle sue scelte. Non si può violentare quel popolo e la sua volontà espressa democraticamente, attraverso un puro e semplice artifizio di carattere formale, oltretutto discutibile. La Crimea fu consegnata all’Ucraina sovietica con un atto, lo dico con eufemismo, “volontaristico” è aggiungerei discutibile sotto il profilo della stessa legalità allora vigente in URSS, oltre che secondo il diritto internazionale. Anche se l’Ucraina era sovietica, era pur sempre una repubblica con una sua identità amministrativa e politica distinta. e dunque, sì è stata una annessione assai discutibile persino sono il profilo della legalità in URSS. Difenderla oggi da parte occidentale e americana, è paradossale. Mi pare che la cosa in se stessa sia abbastanza semplice e che si possa ragionarne in termini pacati, senza farne una questione di rottura di rapporti internazionali.

Vi sono situazioni attualmente , per fare un esempio, ancor più ingiustificabili, che proseguono nella loro assurdità: le Haway - dove è nato il Presidente USA - sono forse parte del continente americano? Eppure nessuno si sogna di mettere in discussione che quelle isole furono occupate e colonizzate dagli USA e lo sono tutt’oggi. Gli hawaiani vogliono forse la loro indipendenza dagli Usa? Non sembra. Dunque nessuno mette in discussione la cosa per ragioni di astratta formalità, come invece si sta facendo, con una forzatura della storia e del popolo russo, in Crimea, appunto per il ritorno della  Crimea a saldo di una precedente ed illegale cessione di nazionalità a vantaggio dell’Ucraina, durante il tempo della segreteria Kruschev. Ripeto: è paradossale che questa polemica sempre più aspra e pericolosa sia alimentata soprattutto da parte americana. 

 

Le sanzioni contro Mosca intendono colpire l’economia russa per far cedere Putin dalla sua posizione. Un effetto negativo sull’economia russa sembra lo producano per stessa ammissione del governo di Mosca. Conoscendo tu molto bene i russi,  la strada che li vuole piegare e la strada che può portarci fuori da questa crisi?

 

Assolutamente no. E’ una strada che produce l’effetto contrario, la chiusura dei russi in se stessi. Peraltro è una strada che può far compiere anche degli errori che possono deteriorare la situazione internazionale, come nel caso del sostegno, che non condivido, di Mosca al FN di Marie Le Pen. E’ una strada che in questa situazione europea può alimentare le spinte politiche e anti-europee, su cui la Russia potrebbe ritenere di trovare un sostegno al suo isolamento. Un sostegno comunque troppo debole.

Inoltre spinge la Russia a cercare nuove alleanze nel mondo, per uscire dall’isolamento. Ora, non c’è niente di male che i popoli si avvicinino, ma le alleanze che la Russia sta costruendo in Asia, non solo con la Cina, ma con l’India oltre che nell’Asia caucasica sono alleanze che in questo quadro dividono il mondo, complicano le relazioni internazionali. E questa è la strada su cui i russi si dirigono perché non compresi e tenuti sotto pressione, per usare un eufemismo ancora, dagli Usa e da un Europa che fa e dice ciò che non vorrebbe né fare, né dire. Germania in testa. 

E’ l’Europa che manca in questa crisi e questo danneggia lei stessa. E’ l’Europa che dovrebbe rompere questo isolamento verso cui si sta spingendo la Russia. E nel suo primo interesse. Ed in particolare è un primario interesse dell’Italia. Mi sembra che anche il ministro Gentiloni, pur nei limiti in cui si trova la posizione italiana, faccia dichiarazioni che sembrano di circostanza sulla fermezza con la Russia, ma che auspichi sinceramente la strada della soluzione politica e l’abbandono del muro contro muro. E’ un auspicio che l’Italia abbia più coraggio in questa vicenda. Spazio ne avrebbe molto come ponte per riaprire un vero dialogo, una comprensione della natura dei problemi e una soluzione di equilibrio.

L’Italia per sua natura è un Paese aperto. 

 

Nei sondaggi italiani c’è simpatia per Puntin, contrariamente alla posizione ufficiale del governo in merito. Gioca anche la crisi economica e il modo in cui è scivolata l’Europa da prospettiva di federazione democratica a bureau di funzionari e finanzieri

 

Gli italiani, come dici, provano simpatia per Putin, per lo meno in questa circostanza ne comprendono le ragioni. La crisi economica, la consapevolezza della sua origine nella speculazione finanziaria, in particolare occidentale, la politica di austerità della Unione Europea e della Germania, unico paese a trarre beneficio dalla crisi, (almeno per ora, poi non sarà più così) sono sicuramente delle componenti che concorrono a creare questa simpatia.

L’Italia non può per sua natura essere costretta a chiudersi in un recinto. Gli italiani tendono ad avere rapporti con tutto il  mondo e non sopportano chiusure e blocchi. Del resto la stessa storia italiana insegna almeno due cose: che proprio questa natura di libertà di girare nel mondo ha rallentato il formarsi di una nazione unitaria; e che l’esperienza autarchica del fascismo ha provocato guai sia in Italia che nel resto del mondo.

Inoltre non c’è dubbio che un’Europa basata su una relazione gerarchica e non paritaria tra le sue principali componenti (Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia) è destinata ad accrescere gli attriti al proprio interno e a creare ulteriori attriti all’esterno, nelle relazioni con le aree circostanti.

Un’Europa come quella di oggi crea divisioni al suo interno e attriti con l’esterno. E questa è la condizione peggiore in cui gli italiani possono trovarsi.

Quindi una più coraggiosa azione del governo sarebbe necessaria per diventare noi stessi, direttamente, un ponte di dialogo per ridurre questi attriti, così come per ridurre le disparità negli equilibri tra gli stati europei e con la Germania in particolare. Per la Russia un piano di trattativa non può che porre la richiesta di porre fine alle misure di embargo, peraltro dalla Germania non propriamente rispettate, con svantaggio per noi.

Provando a mettersi dalla parte opposta, come spieghi questa spinta ad accrescere tensioni con la Russia? Forse che i russi temono di essere aggrediti e gli occidentali altrettanto? C’è una profonda paura reciproca che non lascia spazio a relazioni più fiduciose?

 

E’ una caratteristica storica. Sempre l’occidente e prima ancora l’Europa, hanno tentato di isolare e spezzettare la Russia. Sono errori storici. Non si è mai cercato, viceversa, di attrarre la Russia. Al di la del periodo dell’Unione sovietica, è un errore tipico europeo e occidentale che precede l’URSS e che gli succede ancora oggi. Brezinzky arrivo a scrivere saggi e libri sulla necessità di spaccare la Russia in due, quella europea distinta da quella asiatica. E le sue non erano tesi isolate, ma avevano influenza nell’amministrazione e nelle cancellerie. idee fuori dalla realtà.

Bisognerebbe invece tentare di costruire una relazione in cui la Russia sia partecipe e condivida delle responsabilità mondiali con l’occidente e con le nuove potenze sia asiatiche che americane.

Ma l’Europa che non esiste politicamente, teme e non può imboccare questa strada e quindi subisce la tendenza opposta, quella dal contenimento e dell’isolamento dell’influenza russa nel mondo, per ragioni commerciali, militari, di prevalenza o di contenimento di nuovi soggetti che rompono il  monopolio dell’egemonia occidentale nel mondo. Nella Russia ci sarebbe un potenziale alleato, non un concorrente. Ma occorrerebbe una nuova intelligenza capace di ristabilire i rapporti su nuove basi. E questo non si vede.

Sia chiaro però che così si va verso la catastrofe. Non si pensi che sia impossibile. Ormai il mondo non è più in mano a nessuno. Nessuno è in grado di garantire una stabilità e un controllo. In ogni momento ed in ogni parte sorgono conflitti in modo autonomo, er ragioni regionali che nessuno può ricomporre. E’ quella che il Papa chiama la “Terza guerra mondiale spezzettata”. E’ evidente che in una situazione di confusione come questa, in qualunque angolo della terra potrebbe accadere qualcosa di gravissimo al punto tale da uscire dal proprio ambito di area e coinvolgere il mondo intero, ormai strettamente connesso.

Se a questa situazione che vede i punti di maggiore conflittualità in Medio oriente, in Estremo oriente, in Africa, conflitti che nessuno controlla, si aggiungesse una grave crisi nel Nord Europa, nela sutura tra Europa e Asia, ecco che tutto potrebbe davvero accadere. Anche una catastrofe.