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China Daily, 21 gennaio 2010,

La crisi economica globale ha costretto la Cina ad aggiustare la propria struttura industriale e ad accelerare il ritmo delle riforme nel corso del 2009. In particolare, il presidente Hu Jintao ha suggerito la necessità di intervenire sulla distribuzione del reddito nazionale e in effetti il senso del processo di riforma intrapreso si sta focalizzando sul riequilibrio della ricchezza tra i vari strati della popolazione. Lo sostiene Zhang Monan, ricercatrice economica e collaboratrice del quotidiano cinese in lingua inglese, China Daily. Del resto, in un paese che pare ormai puerile definire "in via di sviluppo" un serio dibattito sul tema delle giustizia sociale non può essere più a lungo procrastinato. Se la rivoluzione denghista, iniziata nel 1978, ha spazzato via da almeno trent'anni il tragico e velleitario sperimentalismo economico dell'era maoista, ciò non significa che la superpotenza asiatica possa chiudere gli occhi davanti alle ineguaglianze di cui sono vittime milioni di cinesi.

Trent'anni di sviluppo economico impetuoso hanno creato una ricchezza nazionale sorprendente, ma gli squilibri nella distribuzione del reddito non solo creano scompensi nella struttura economica dell'Impero di Mezzo e nei livelli della domanda internazionale, ma indeboliscono anche la domanda interna, uno dei più importanti fattori alla base di uno sviluppo sostenibile per l'economia cinese nel terzi millennio.

La crisi economica globale sembra rappresentate per il gigante asiatico un punto di svolta. La Cina non può più accontentarsi dello status di Pvs (paese in via di sviluppo) trascinato dalle esportazioni, ma deve ambire a completare la sua maturazione assecondano la crescita del vasto mercato interno di cui dispone. Motivo per cui la Cina ha bisogno di una rivoluzione nella distribuzione della ricchezza che si concretizzi in una maggiore accessibilità alla risorse per tutti. E' questa la strada maestra per ottimizzare e mantenere le sue possibilità di crescita anche in futuro. Non è accettabile moralmente e non è economicamente razionale il fatto che persistano elevati tassi di povertà, soprattutto nelle campagne, mentre la fascia più ricca della popolazione vede raddoppiare la propria ricchezza. La Cina, nonostante i progressi compiuti, rimane infatti un paese dove i redditi da lavoro rappresentano un porzione troppo piccola del Pil. Un elemento di debolezza.

La nuova rivoluzione strutturale di cui la Repubblica Popolare ha bisogno dovrà pertanto fondarsi non solo sull'efficienza, ma anche su una maggiore attenzione all'equità, esigenza spesso trascurata nelle ultime tre decadi. Così come l'accento tradizionalmente posto sulle virtù della produzione e i vizi del consumo dovrà essere ricalibrato per favorire la crescita della domanda interna che le stesse autorità governative auspicano da tempo.

L'economista cinese conclude dettagliando il suo pensiero e indicando le misure più urgenti per rimodulare il processo di crescita cinese in direzione di una maggiore eguaglianza. Nella sua ottica, il sistema Cina dovrebbe:

•1)      Migliorare il livello di sicurezza sociale e dei servizi pubblici garantiti ai lavoratori;

•2)      Implementare ed espandere la riforma dei sistemi fiscale, salariale e assicurativo;

•3)      Regolamentare maggiormente i rapporti tra pubblica amministrazione, imprese e individui, in modo da indirizzare una maggiore porzione del reddito nazionale verso i lavoratori più svantaggiati;

•4)      Accrescere la retribuzione del lavoro rispetto a quella destinata al capitale:

•5)      Aumentare la quota di dividendi in possesso dell'industrie di proprietà dello Stato;

•6)      Sostenere lo sviluppo delle aree rurali;

•7)      Promuovere riforme delle industrie monopoliste, introducendo una maggiore competizione e regolare il margine di profitto monopolistico attraverso il controllo dei prezzi e le imposte;

•8)      Garantire che la raccolta fiscale sia realizzata per mezzo di adeguate scelte politiche, quali la riduzione del carico fiscale per determinati gruppi sociali e l'innalzamento della soglia della tassazione.


Dopo trent'anni contraddistinti dal collettivismo esasperato e altri successivi trenta caratterizzati dal liberismo di Stato, nel dibattito interno cinese sembrano così affacciarsi le suggestioni di un sistema a economia mista che riservi una maggiore attenzione alla tutela reale delle fasce deboli della popolazione. Siamo alla vigilia di una nuova rivoluzione nell'apparentemente immutabile universo cinese? (F.L.)

 

Data:





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