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Paul Krugman, New York Times, dicembre 2010,

L'editorialista del Financial Times, Wolfgang Munchau, suggerisce una parola tedesca per descrivere la condizione dell'Europa in questa fase. Eeberfordert, cioè sopraffatta. I leader europei e il sistema europeo nel suo complesso non sembrano, semplicemente, in grado di fronteggiare e gestire la crisi in cui il continente si dibatte. Ma, siamo sinceri, qualcuno nel mondo occidentale sta facendo meglio? Sono passati 22 mesi quando parlai di un crescente senso di delusione davanti alla risposta americana alla crisi; gli eventi, e mi dispiace dirlo, non mi hanno convinto di aver sbagliato.
Ad ogni modo, quel che più infastidisce le persone come me è la determinazione con cui gli attori principali della scena internazionale cercano di riscrivere la storia. Wolfgang Schaeuble, il ministro delle Finanze della Germania, ora ci dice che "i debiti pubblici hanno rappresentato le principali cause della crisi"; ma in quale universo? L'Irlanda e la Spagna contavano su avanzi di bilancio alla vigilia del tracollo e hanno cominciato ad accumulare debito solo dopo l'esplodere della crisi, scatenata invece dalle bolle bancarie e del settore privato; la crisi americana è stata chiaramente determinata dal settore privato, non da quello pubblico, non dal debito nel settore pubblico. A meno che non si voglia descrivere la crisi prendendo spunto unicamente da ciò che è avvenuto in Grecia. Un non senso.
E allora è vero che siamo tutti ueberfordert, "sopraffatti", ma in termini di volontà e di lucidità intellettuale.
 

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