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Farideh Farhi, Council on Foreign Relations, 27 maggio 2009,

Secondo l'analista politica e accademica iraniana, Farideh Farhi, la politica estera aggressiva sviluppata da Mahmud Ahmadinejad potrebbe trasformarsi in un boomerang elettorale per il presidente uscente. Infatti, i tre avversari che sfideranno Ahmadinejad nelle elezioni del prossimo 12 giugno gli hanno rimproverato lo stile e i toni utilizzati nel rapportarsi alla comunità internazionale durante il suo mandato presidenziale. Troppo sopra le righe le sue sparate negazioniste sull'Olocausto e il suo atteggiamento oltranzista in merito ai negoziati relativi al programma nucleare nazionale.

Nessun dubbio sul fatto che Israele venga visto da molti iraniani come il nemico numero uno (insieme agli Stati Uniti) e che il nucleare sia considerato dalla maggioranza dell'elettorato come un diritto per l'Iran. Ma il problema è un altro: l'atteggiamento irresponsabile del presidente rischia di isolare l'Iran a livello internazionale, in un momento di grave difficoltà economica per il Paese. Di conseguenza, pare ragionevole prevedere che un cambio della guardia a Teheran, pur non alterando i termini di fondo del contenzioso tra Iran ed Occidente, favorirebbe un atteggiamento più sereno da ambo le parti. Quel cambiamento nella percezione reciproca che Barack Obama auspica da tempo. Tuttavia, considerando il vantaggio che i sondaggi assegnano ad Ahmadinejad, è possibile prevedere una rimonta dei suoi avversari?

Il fronte riformatore ha buoni motivi per credere nell'impresa. Ahmadinejad è una celebrità in patria e gode di una sovraesposizione mediatica rispetto ai suoi rivali, ma la sua gestione della crisi economica che sta mettendo in ginocchio il Paese (a dispetto delle risorse energetiche su cui l'Iran può contare) ha suscitato critiche e perplessità. Rispetto al 2005 i suoi oppositori sono più uniti, come dimostra la rinuncia dell'ex premier Mohammad Khatami alla ricandidatura per non indebolire Mousavi. Inoltre, la Guida Suprema, l'ayatollah Alì Khamenei, pur sostenendo in apparenza il presidente in carica, non lascia trapelare apertamente i suoi orientamenti. A tutto ciò si è aggiunta, come detto, la polemica sulla conduzione della politica estera nazionale nei quattro anni scorsi, un argomento rispetto al quale Ahmadinejad pareva inattaccabile in patria. Almeno sino a poche settimane fa.

 

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