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2006,
Numero 10

Shirin Ebadi, Islam e libertà

“Per la giurista iraniana Premio Nobel per la Pace, coniugare la fede islamica e i diritti umani è non solo possibile, ma è il messaggio autentico contenuto nel Corano. “Sono mussulmana – scrive in “Il mio Iran” (in Italia per Sperling & Kupfer) – Nel Corano il Profeta ha enunciato: “Sosterrai la tua fede ed io la mia religione”. Il Libro descrive la missione di tutti i profeti come un invito a promuovere la giustizia”. Attiva collaboratrice di PEN, la Ebadi è stata tra i fondatori dell’ “Associazione per la difesa dei diritti dei bambini”(1995) e del “Centro per la Difesa dei Diritti Umani” (2001). La sua odissea inizia nel ’79 quando il governo la declassa dal ruolo di magistrato poiché con il regime komeinista non poteva essere affidato ad una donna”.
di Barbara Lattanzi

Shirin Ebadi è stata la prima donna islamica a ricevere un premio Nobel. Nel 2003, la commissione norvegese per l'assegnazione del prestigioso riconoscimento ha scelto lei, avvocato coraggioso e profonda conoscitrice dei problemi sociali nel medioriente, come vincitrice del Nobel per la Pace “per il suo impegno in favore della democrazia e dei diritti umani, in particolare per la difesa di donne e bambini.”
Shirin Ebadi è nata nel 1947 in una città del nord ovest iraniano, Hamedan, ma è cresciuta a Teheran, dove la famiglia si era successivamente trasferita. Lei stessa ha descritto i suoi genitori come persone colte e benestanti, di mentalità moderna e progressista, ma profondamente religiosi.
Si è laureata in legge all'Università di Teheran, dove in seguito ha conseguito il dottorato. Dopo un periodo di tirocinio obbligatorio ha vinto il concorso in magistratura. Per la prima volta nella storia del sistema giuridico iraniano una donna entrava nei tribunali in qualità di giudice.
Sostenne con convinzione la rivoluzione komeinista. Anni dopo, perso il suo lavoro, se ne sarebbe pentita amaramente, ma in quel momento le sembrò un passaggio necessario per mettere fine al malgoverno ...