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NUCLEARE IN MEDIO ORIENTE. LO STATO DELL'ARTE
Institute for Science and International Security (Isis), maggio 2011,

L'agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) ha recentemente diffuso il suo ultimo rapporto sull'applicazione iraniana del Trattato di non proliferazione nucleare e il rispetto delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza Onu in merito al programma nucleare della Repubblica Islamica.  Nonostante il dossier iraniano sembri momentaneamente scomparso dall'agenda geopolitica, il fatto che l'Agenzia non rilevi alcun progresso nel grado di collaborazione del governo di Mahmoud Ahmadinejad non può lasciare indifferente la comunità internazionale.

L'Iran continua infatti a ignorare le prescrizioni dell'Aiea e del Consiglio di Sicurezza. Ciò è dimostrato dall'aumento significativo della media mensile di uranio a basso arricchimento prodotto che, combinato con una crescita più modesta del numero delle centrifughe, rischia di creare problemi di sicurezza. In generale, i funzionari e i tecnici dell'Aiea lamentano la mancanza di precise informazioni sulle attività di arricchimento poste in essere negli impianti di Bushehr e Natanz. I rappresentanti dell'agenzia Onu si dichiarano inoltre sempre più convinti del rapido passaggio alla fase "militare" del programma nucleare di Teheran. 

Impressioni che, unite alle evidenze emerse dal rapporto Aiea sulla Siria, delineano scenari inquietanti per la sicurezza dell'area. Il documento dettaglia le prove raccolte sulla costruzione di un reattore segreto in territorio siriano. L'installazione è stata bombardata dall'aviazione israeliana nel 2007. Un'azione circondata da un alone di mistero, che ha ricordato a molti osservatori la missione condotta nel 1981 dallo Stato ebraico contro il nascente programma nucleare di Saddam Hussein e che potrebbe essere replicata ai danni delle installazioni iraniane se la diplomazia, come sembra, dovesse fallire.

I siriani hanno sempre negato di essere in procinto di costruire un impianto nucleare, ma gli analisti dell'agenzia Onu affermano che con ogni probabilità l'edificio distrutto nascondeva un reattore, la cui esistenza il governo di  Damasco era tenuto a dichiarare. Il rapporto si conclude raccomandando il rinvio del caso siriano al Consiglio di Sicurezza e suggerendo la necessità di un'ispezione urgente nel Paese, già sotto pressione in seguito alle sollevazioni popolari che chiedono il rovesciamento del regime di Bashar Assad.
 

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