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LETTERA DALL'IRAN
foto Da Teheran riceviamo, per vie un po' contorte, la seguente lettera che abbiamo reso opportunamente anonima
LA PRIMAVERA DI TEHERAN

Attraverso il Bolg NoisefromAmerika è giunta una testimonianza corrispondenza di una ragazza che racconta in una breve lettera le giornate della rivolta giovanile contro il dittatore iraniano, Ahmadinejad. Il coprifuoco sull'informazione ha reso un po' tortuoso l'arrivo di questo scritto di cui ringraziamo Michele Boldrin per avercelo segnalato e offerto di pubblicare:

 

"Cari tutti,

da più di una settimana Teheran è in ebollizione e isostenitori di Moussavi hanno organizzato grandi raduni in ogni parte dellacittà, cordoni di persone vestite di verde lungo la Vali-e Asr (circa 20 km distrada), hanno distribuito volantini e inventato slogan davvero divertenticontro il Presidente in carica.

Il clima era splendido, al bar non si parlava d'altro, intaxi non si poteva entrare senza prima essersi preparati un discorsoconvincente, le edicole erano prese d'assalto da avidi lettori e lapartecipazione sembrava veramente dovesse dare lezioni di democrazia a unoccidente raramente così entusiasta delle proprie istituzioni.

Due giorni prima delle elezioni un'enorme manifestazionepacifica di studenti colorati, guidata dall'Università di Teheran ha occupatole strade, bloccando completamente le grandi arterie della città. Quella nottenon sono nemmeno riuscita a tornare a casa e sono stata ospitata da amici diamici irano-francesi dopo una camminata notturna di circa 15 km.

Poi le elezioni.

Con il Primo Segretario X, un'amica e un giornalistaitaliano, siamo andati a visitare alcuni seggi e le code erano impressionanti,qualcuno ha aspettato più di 3 ore per votare. Le strade delle scuole e dellemoschee, diventate seggi elettorali, erano affollate da una varietà incredibiledi tipi umani: la donna col chador nero fino ai piedi ma con un piccolobraccialettino verde smeraldo legato al polso, il mullah dallo sguardosfuggente, gli studenti eccitati e le ragazze perfettamente truccate per ilgran giorno. Ci sono cose che una donna non può fare senza rossetto, si dicevain un film.

L'attesa serale tutti intorno alla televisione ad aspettarela chiusura dei seggi. Poi salta la luce per un'ora e mezza, i telefoni sirifiutano di inviare gli sms. Ho aspettato sveglia i risultati parziali ei commenti che la mia amica metteva in tempo reale su internet, dalla sede diun famoso giornale riformista.

I risultati hanno preso tutti di sorpresa ma la mattinaregnava una tesa tranquillità. Tanto che io, l'idiota, ho deciso di fare unapasseggiata e poi scendere a sud per fare un po' di shopping e annegare losconforto e la delusione del ben più sano consumismo.

Y, un amico francese, mi ha chiamato verso le sei, nonpoteva tornare a casa, la polizia aveva bloccato il suo quartiere eall'Ambasciata francese si parlava dell'arrivo di 250.000 uomini dei corpispeciali verso Teheran. I corpi speciali sono vestiti di nero. L'interauniforme, con copri-spalle e elmetto integrale, ricorda ironicamente il cattivodi Star wars.

Y mi ha detto di andarmene da lì ma io avevo appuntamentocon Q, l'altro stagista dell'ambasciata e sono andata lo stesso. Siamo andatiinsieme verso la stazione dei taxi per tornare a casa ma tra noi e la stazionesi preparava la guerra civile. La guerra vera. Di fronte all'Università diTeheran i cori "morte al dittatore" riempivano l'aria, qualchecentinaio di studenti agitavano cartelli mentre almeno una cinquantina diuomini dei corpi speciali si erano schierati intorno all'entrata principaledella facoltà, famosa per la dura repressione del '99. Ci siamo avvicinati unpo', la massa di manifestanti era sempre più numerosa e prima che ci rendessimoconto di cosa stava succedendo la prima carica della polizia ci haletteralmente travolto. I fumogeni hanno oscurato l'aria tra le prime gocce dipioggia e ci siamo trovati tra centinaia di persone in corsa.

Q mi ha preso il braccio e mi sono trovata contro il muromentre davanti a me tutti correvano, alcuni studenti erano trascinati via dallapolizia segreta che fino a quel momento sembrava un gruppetto di semplicipassanti in borghese.

Uno studente era appena morto in Fatemi street, la paralleladi Enqelab Road, la Via della Rivoluzione, dove mi trovavo io.

Tre cariche dopo la polizia ci aveva spinto fino ad unapiazza immensa dove molti ragazzi col volto coperto da stoffa verde, perdifendersi dal gas, bruciavano cassonetti della spazzatura bloccandocompletamente la strada. Poi sono arrivati anche i soldati neri in motociclettae hanno incomiciato a manganellare la gente a caso. Attimo di panico quando unsoldato ci ha avvicinato con lo sguardo inquieto di chi non ha mai compreso la differenzatra spia e straniero. Dopo avergli rivolto un sorrisone da coppietta di turistitedeschi siamo corsi dentro l'Università, il cui ingresso è normalmenteproibito agli stranieri, da un'entrata laterale. I gruppi di studenti sispostavano da un'uscita all'altra come formiche ma trovavano un momento persfilare il passmontagna e chiederci da dove venivamo per poi scusarsieducatamente del casino, come si trattasse del volume troppo alto di unostereo.

Finalmente raggiungiamo il taxi ma l'autostrada, una delletante che si intrecciano dentro i confini della città, è bloccata da migliaiadi macchine che suonano il clacson, procedendo a passo d'uomo, per almeno diecichilometri.

Parecchio tempo dopo arriviamo a fine corsa ma la piazza èbloccata dalle transenne dell'esercito, il taxi fa il giro largo e quandoscendiamo ci ritroviamo nella stessa situazione in cui eravamo alla partenza.Cassonetti in fiamme, centinaia di persone che urlano, donne che rivolgono aAhmadinejad insulti irripetibili. Piazza Tajrish non è diversa da Enqelab, a 20km di distanza. Si presume che anche nella strada che le unisce, la più lungadel medioriente, la situazione non sia più calma. Al ritorno a casa veniamo asapere che altre due persone sono morte, proprio a Tajrish, pochi metri da casamia.

Questo è quanto, Q è rimasto da me al nord e oggi alrisveglio di nuovo sembrava tutto tranquillo. Ho comprato il giornale, lanotizia del giorno è che Russel Crowe ha deciso di girare Robin Hood diretto daRidley Scott. A colazione un brasiliano ha raccontato di aver visto i corpispeciali, i "neri", picchiare un ragazzo con un bambino di pochi mesiin braccio. Un giornalista neozelandese diceva invece di aver visto imanifestanti caricare la polizia e di aver visto l'esercito dei Pasdaran negareaiuto ai basiji, volontari per la difesa della Rivoluzione islamica, chepicchiavano i manifestanti. Forse qualcosa sta cambiando davvero e se anchesolo una parte del corpo dei Pasdaran, braccio armato della Guida Suprema, sischierasse con il movimento di Moussavi, ci sarebbe davvero uno spiraglio pervedere l'altra faccia dell'Iran.

Se questi movimenti di protesta avessero un leader eun'organizzazione potrebbe davvero cambiare tutto il sistema, o almeno spingerea nuove elezioni. Spero che qualcuno, non necessariamente in Iran, magaridietro una scrivania dall'altra parte del mondo, se ne stia occupando.

Ciao a tutti,

Libera"

 

 

 

 



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CRITICA SOCIALE
Rivista fondata nel 1891 da Filippo Turati
Alto Patronato della Presidenza della Repubblica

Direttore responsabile: Stefano Carluccio

Reg. Tribunale di Milano n. 646 del 8 ottobre 1948
edizione online al n. 537 del 15 ottobre 1994

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