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L'ASSENZA DI OBAMA AL VERTICE USA -UE DI MAGGIO
foto Il presidente americano guarda a Oriente
MA SENZA EUROPA STATI UNITI PIU' DEBOLI

La decisione di Barack Obama di disertare il vertice Usa-Ue di Madrid soprende gli europei, mettendoli di fronte a una spiacevole realtà: il baricentro degli affari globali si sta spostando verso Oriente e gli Stati Uniti, pronti a negoziare con la Russia e a mediare con la Cina, non sembrano intenzionati a contrastare la tendenza in atto.
In queste condizioni l'alleanza occidentale rischia di slabbrarsi, con conseguente marginalizzazione dell'Europa, destinata a diventare una retrovia. Tuttavia, lo svuotamento dell'atlantismo a vantaggio di un approccio multilaterale pare anche destinato ad accelerare il declino dell'egemonia americana nel mondo.
Le insidie e i vantaggi del dialogo con Mosca e Pechino e delle aperture nei confronti di Teheran


RASSEGNA DEI THINK TANK INTERNAZIONALI

GEOPOLITICA - Il presidente salterà il vertice con la Ue. Prima volta dal 1993
UN'AMARA SORPRESA: OBAMA SNOBBA L'EUROPA

Stratfor.com, 2 febbraio 2010,

La notizia della rinuncia di Barack Obama a partecipare al summit tra Europa e Stati Uniti che si terrà a Madrid nel mese di maggio ha sorpreso gli osservatori internazionali e irritato le cancellerie del Vecchio continente. Non potrebbe essere altrimenti, dato che  negli ultimi diciassette anni i vari inquilini della Casa Bianca hanno preso regolarmente parte al vertice, che si tiene a cadenza annuale o biennale. Philip Gordon, funzionario del Dipartimento di Stato, giustifica la decisione evidenziano come la partecipazione all'incontro non fosse stata, nemmeno inizialmente, inserita nell'agenda del presidente. Dunque, non si tratterebbe in alcun modo di un gesto di protesta a fronte di un'inadempienza degli alleati europei nei confronti degli Usa. Pur volendo ammettere la plausibilità della spiegazione ufficiale, tutta da dimostrare, l'assenza americana a Madrid segnerebbe comunque un significativo passaggio a vuoto nelle relazioni transatlantiche, sostengono gli analisti del think tank statunitense Stratfor.com.



GEOPOLITICA - Kagan: “Obama stravolge la strategia americana. E sbaglia”
LA FINE DEI SOGNI

World Affairs, Gennaio/Febbraio 2010,

La presidenza di Barack Obama potrebbe segnare l'inizio di una nuova era nella politica estera americana ed essere ricordata come il momento della rottura con la grand strategy che ha caratterizzato l'azione globale della superpotenza occidentale dalla fine del Seconda guerra mondiale in poi. Una postura verso il mondo che ha resistito per ben sei decadi, fondata su tre solidi e indiscussi pilastri: in primo luogo, la supremazia militare ed economica, che gli strateghi del presidente Harry Truman definivano “preponderance of power”, specialmente in Europa e in Asia Orientale; in secondo luogo, un network di alleanze formali di natura politica e militare, soprattutto, sebbene non esclusivamente, con paesi democratici; infine, il supporto ad un sistema finanziario e commerciale libero e aperto. L'amministrazione Obama sembra intenzionata a porre fine a tutto ciò, sostiene Robert Kagan, autorevole e riconosciuto esperto di relazioni internazionali.

GEOPOLITICA - Pilkington: "Nessun miracolo, ma risultati concreti"
ANNO PRIMO DELL'ERA OBAMA: UNA VOCE A FAVORE

World Affairs, Gennaio/Febbraio 2010,

La luna di miele tra Obama e l'America è finita da qualche mese. Ora, poche settimane dopo la consegna del Nobel per la Pace, è terminato l'idillio anche con il resto del mondo, Europa in primis. Proprio l'assegnazione, da molti osservatori giudicata quantomeno prematura, dell'ambito riconoscimento ha fatto paradossalmente luce sulle difficoltà incontrare dal giovane presidente nel corso del suo primo anno sulla scena internazionale. In particolare, è stridente il contrasto tra l'ambiziosa proposta volta a rivoluzionare il tenore dei rapporti tra le nazioni, persino nelle aree più critiche dello scacchiere geopolitico, e gli impercettibili risultati ottenuti in dodici mesi di mandato. I problemi sono ancora al loro posto. Solo per fare alcuni esempi, l'Afghanistan rimane un paese instabile e ingovernabile, l'Iran seguita a minacciare gli equilibri regionali e non deflette dai suoi propositi nucleari nonostante la politica della “mano tesa” e il tanto atteso vertice ambientale di Copenhagen si è rivelato al più interlocutorio. Ed Pilkington, capo della redazione new-yorkese del Guardian, trova comunque motivi di soddisfazione e persino di ottimismo.


SICUREZZA - Il rinnovo dello Start è solo un punto di partenza
LA POLITCA DEL “RESET” E LA PROLIFERAZIONE NUCLEARE

Brookings Institution, Gennaio 2010,

Russia e Stati Uniti sono vicini all'accordo per la riduzione delle armi strategiche e al rinnovo del Trattato Start 1, che risale all'ormai lontano 1991. Il futuro trattato limiterebbe il numero massimo delle testate nucleari detenute da ciascuno dei due paesi tra le 1.500 e le 1.675 unità. Potrebbe essere più alto, invece, il numero di vettori autorizzati, tra 700 e 800. Del resto, rispetto alla Russia, l'amministrazione Obama sta perseguendo coerentemente gli obbiettivi annunciati all'inizio del mandato presidenziale, sostengono Steven Pifer, Joseph Cirincione e Clifford Gaddy autori per la Brookings Institution del paper “Resetting U.S.-Russian Leadership on Nuclear Arms Reduction and Non-Proliferation”.


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CRITICA SOCIALE
Rivista fondata nel 1891 da Filippo Turati
Alto Patronato della Presidenza della Repubblica

Direttore responsabile: Stefano Carluccio

Reg. Tribunale di Milano n. 646 del 8 ottobre 1948
edizione online al n. 537 del 15 ottobre 1994

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