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LA FINE DELLO “SPIRITO DI MONACO”
foto Le scelte di Medvedev avvicinano la Russia all'Occidente
IL CREMLINO DISARMA TEHERAN

La Russia accetta di bloccare la controversa vendita dei sistemi anti-aerei S-300 a Teheran e apre sulle sanzioni all'Iran. La decisione riveste notevole importanza perché segnala la disponibilità del Cremlino a isolare dal punto di vista militare e politico il regime degli ayatollah. Una ulteriore conferma della volontà di dialogo del presidente Dmitry Medvedv con il mondo occidentale, in aperta discontinuità con l'approccio revanscista e assertivo seguito negli ultimi anni dal suo ingombrante primo ministro, Vladimir Putin. La questione è particolarmente delicata in quanto Teheran attende la consegna dei missili russi da ben cinque anni. Come riporta Fabrizio Dragosei (Corriere della Sera, 18 febbraio), secondo alcuni analisti, se l'Iran entrasse in possesso di questi armamenti Israele non sarebbe in grado di colpire gli obiettivi nucleari iraniani senza l'aiuto diretto degli Stati Uniti. Il nuovo corso inaugurato da Medvedev si riflette così anche nei rapporti tra Russia e Israele, come confermato dal recente e cordiale incontro del presidente russo con il premier israeliano Benjamin Netanyahu.
Mentre l'Iran rifiuta nuovamente di fermare l'arricchimento dell'uranio nel quadro del suo programma nucleare, la comunità internazionale (con la significativa eccezione della Cina) sembra pertanto liberarsi dalla "sindrome di Monaco" che ha sinora impedito ogni azione decisa nei confronti del regime degli ayatollah.


(Nell'immagine, Mahmoud Ahmadinejad, Critica Sociale n.4/2006.  "Caso Iran, non ripetere Monaco". Quattro anni or sono già si denunciava l'inefficacia della politica dell'appeasement verso l'Iran, simile al cedimento delle potenze europee di fronte alla Germania durante la Conferenza di Monaco nel 1938)


RASSEGNA DEI THINK TANK INTERNAZIONALI

SICUREZZA - Una trappola nel cuore della Penisola araba
I NUOVI OBBIETTIVI DI AL-QAEDA

Global Terrorism Analysis, 28 gennaio 2010,

L'organizzazione di al-Qaeda nella Penisola araba (Aqap) si sta facendo notare parecchio negli ultimi mesi e molti osservatori ritengono di essere in presenza di una nuova versione della classica strategia qaedista. Il proposito degli ideologi jihadisti è di provocare e attrarre fatalmente le forze americane nello Yemen con il fine di impantanare Washington in una nuova guerra asimmetrica dopo l'esperienza irachena. Il fatto che il governo statunitense non sia al momento intenzionato a intervenire in forze nell'area potrebbe determinare un'ulteriore recrudescenza delle azioni provocatorie e clamorose dei qaedisti per forzare la mano agli Usa, sostiene Michael W. S. Ryan, del Global Terrorism Analysis.



SICUREZZA - Un arco di instabilità dal Golfo al Corno d'Africa
YEMEN: LA PAURA DEL FALLIMENTO

Chatam House, gennaio 2010,

Lo Yemen rappresenta una minaccia. O meglio, l'eventuale crollo del suo sistema statale costituirebbe un vulnus per la sicurezza regionale e globale, data la delicata posizione strategica di questo stato che confina a nord con l'Arabia Saudita e si affaccia a sud sul Golfo di Aden, fronteggiando le coste della Somalia, il failed state per antonomasia. Si tratta del paese più povero del mondo arabo, attanagliato da una seria crisi economica e politica, che rischia di sfociare in una guerra civile.  Il fallito attentato sul volo 235 per Detroit (che si ritiene essere stato pianificato proprio nello Yemen)  e la successiva dichiarazione di intenti di al-Qaeda nella Penisola araba (Aqap) hanno attirato l'attenzione dei media mondiali sulla nuova roccaforte qaedista nella Penisola araba. In effetti, al-Qaeda sembra aver eletto Sana'a come nuovo centro di gravità delle sue attività nell'area e, come appunto dichiarato l'8 febbraio scorso da un suo portavoce, intende
prendere il controllo dello stretto strategico di Bab al-Mandeb, nel golfo di Aden, che separa lo Yemen dal Corno d'Africa.


TERRORISMO - Tre domande a Massimo Alberizzi
SOMALIA YEMEN: IL NUOVO LINK DEL TERRORE

Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (Ispi) , 18 gennaio 2010,

Stati Uniti e Gran Bretagna hanno recentemente annunciato un nuovo impegno in Somalia per combattere il terrorismo. Che possibilità reali vi sono?

La Somalia
è un paese completamente distrutto, in realtà vi è una totale assenza dello Stato. Non vi è alcuna prospettiva perché mancano le caratteristiche fondamentali su cui è basato il vivere civile. la vita in Somalia oggi è simile alla vita della giungla nella quale regna l'impunità totale e quindi la criminalità.



TERRORISMO – Paura e polemiche dopo il fallito attentato sul volo 235
LA SICUREZZA TOTALE? IMPOSSIBILE

Spiegel International, 22 gennaio 2010,

Non si è perso tempo. Poche settimane dopo il fallito attentato di Natale sul volo Amsterdam-Detroit, si è tenuto a Toledo un vertice tra i ministri degli interni dell'Unione europea e il segretario americano per la Sicurezza nazionale, Janet  Napolitano. In quella occasione europei e statunitensi hanno approfondito la collaborazione in materia di scambio reciproco dei dati dei passeggeri e deciso di investire su più efficaci tecnologie di  monitoraggio degli utenti e dei bagagli negli aeroporti. Al proposito, la Napolitano ha annunciato la decisione del suo governo di accrescere la dotazione dei body scanner negli aeroporti americani, mentre diversi governi europei hanno deciso di introdurli nei propri scali e altri ancora ne stanno valutando l'adozione o prevedendo la sperimentazione.


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CRITICA SOCIALE
Rivista fondata nel 1891 da Filippo Turati
Alto Patronato della Presidenza della Repubblica

Direttore responsabile: Stefano Carluccio

Reg. Tribunale di Milano n. 646 del 8 ottobre 1948
edizione online al n. 537 del 15 ottobre 1994

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