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Libia, crisi e petrolio
foto Rischio guerra civile dopo il discorso di Gheddafi
LE COMPAGNIE
LASCIANO TRIPOLI


Le società petrolifere presenti in Libia hanno annunciato i piani di evacuazione dei propri dipendenti. Come riferito dal New York Times, l'Eni ha comunicato di aver iniziato il rimpatrio del personale e la medesima intenzione è stata espressa dalla British Petroleum. Considerando che la Libia detiene le più vaste riserve di greggio in Africa e occupa il settimo posto tra i produttori Opec, la scelta non è priva di conseguenze in uno scenario già caratterizzato dall'aumento dei prezzi del petrolio. La situazione sul terreno è complessa. Come evidenzia il think tank statunitense Stratfor, la quasi totalità della produzione libica di gas e petrolio è terrestre. Una circostanza che riduce i costi ma che aumenta la possibilità che l'instabilità politica condizioni le forniture. Inoltre, il personale straniero evacuato non può essere rimpiazzato a livello locale, poiché la scarsamente popolata Libia non è in grado di mettere in campo una quantità sufficiente di tecnici e ingegneri per gestire adeguatamente il proprio settore energetico. Nel frattempo, il duro discorso di Gheddafi conferma i timori di una prossima guerra civile.


L'integrazione nell'economia globale come volano per la democrazia
UN PIANO MARSHALL PER IL MONDO ARABO

Times, febbraio 2011,

Il Times dedica un editoriale ai sommovimenti mediorientali di queste settimane. Eventi giudicati epocali, ma che nascondono tuttavia diverse insidie, quali la restaurazione autoritaria o la deriva estremista. I governi occidentali dovrebbero cogliere l'occasione e garantire senza indugi il proprio sostegno ai riformatori arabi. Il modello proposto è quello del Piano Marshall offerto dagli Stati Uniti ai devastati paesi europei all'indomani della Seconda Guerra Mondiale. Purtroppo, nota il celebre quotidiano londinese, sinora i segnali non appaiono incoraggianti. Se è sin troppo facile criticare l'inerte meccanismo di Bruxelles, non si pụ certo affermare che la reazione di Washington all'esplosione nordafricana sia stata particolarmente incisiva.


Tra silenzi e inquietudini le autorità cinesi temono il contagio
LE RIVOLUZIONI VISTE DA PECHINO

Perry Link, New York Review of Books, febbraio 2011,

Come spesso accade durante le crisi internazionali più acute, il governo cinese sta mantenendo un basso profilo rispetto agli eventi che sconvolgono il mondo arabo nelle ultime settimane. Pressoché silenti sul fronte esterno, sul versante domestico le autorità di Pechino hanno cercato di minimizzare la portata dei fatti tunisini ed egiziani. Nulla di sorprendente se si considera che la leadership cinese da sempre liquida le istanze democratiche dei dissidenti come il portato delle pressioni indebite del mondo occidentale. Sotto questo profilo, è normale che il crollo di Mubarak, dittatore "moderato" non inviso agli Stati Uniti, e di Ben Ali, fautore di un modello non dissimile da quello cinese (autoritarismo politico più crescita economica), lascino interdette le alte sfere di Pechino.


Gli eventi egiziani hanno sorpreso i servizi americani e israeliani
Il FALLIMENTO DELLE INTELLIGENCE

Debka File, febbraio 2011,

Quando si sono manifestati i primi segnali di instabilità in Egitto, le alte sfere dell'intelligence Usa si sono affidate ai loro tradizionali canali di informazione, contattando i comandi militari egiziani. Disgraziatamente per Washington, i suddetti contatti si sono dimostrati inaffidabili. Il tutto si è risolto in un pesante fallimento per i servizi statunitensi, palesemente sorpresi dalla piega presa dagli eventi. Secondo Debka File, sito web israeliano specializzato in analisi strategiche, il black out informativo americano è legato agli errori di valutazione delle fonti privilegiate normalmente consultate in Egitto da Casa Bianca, Dipartimento di Stato, Pentagono e Cia. Infatti, il generale Omar Suleiman, responsabile principale degli affari militari e di intelligence del regime di Mubarak, così come i consiglieri militari Usa di stanza in Egitto e gli stessi membri della comunità d'affari statunitense in loco hanno dimostrato una scarsa comprensione della reale portata del processo rivoluzionario che si andava preparando.


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CRITICA SOCIALE
Rivista fondata nel 1891 da Filippo Turati
Alto Patronato della Presidenza della Repubblica

Direttore responsabile: Stefano Carluccio

Reg. Tribunale di Milano n. 646 del 8 ottobre 1948
edizione online al n. 537 del 15 ottobre 1994

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