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Il Nodo del 1 gennaio 2021
Un'intreccio storico irrisolto nel '900 condiziona la sinistra e il Paese
UNA "RIVOLUZIONE" PER LA REPUBBLICA
Restituire ruolo all'Alta dirigenza dello Stato
e qualificare la Capacitŕ amministrativa

Dopo la privatizzazione del "Parlamento dei nominati" ora la privatizzazione dell'Esecutivo.
Dalla "repubblica" alla Signoria.


Stefano Carluccio

Prima che si concluda questo primo giorno del nuovo anno, mi permetto di condividere la consapevolezza di un intreccio storico che è divenuto col tempo un nodo che ancora non è stato sciolto. Un nodo storico che stringe ancora in una morsa l’attualità della situazione in Italia.

Non ritengo, come con insipienza spesso viene evitata la prova che la storia ci presenta nell’oggi, “passatismo” o “reducismo” - o semplice nostalgia - ciò che in essa ancora suscita al contempo speranza e spirito polemico, in una miscela che non si può liquidare per l’ evidenza empirica di quanto quella prova sia il nodo che stringe alla gola chi abbia sensibilità politica e il suo vigore nell’attualità odierna del Paese. 

 

Nel nuovo anno che con oggi inizia, si intrecciano la nascita (1891) e  la scomparsa  (il 1 gennaio del 1980) di Pietro Nenni, repubblicano e socialista, Padre della Repubblica (Claudio Martelli, Avanti! n.2 giugno 2020) e della stagione del boom economico, leader del riformismo del centro sinistra; la fine del tempo a disposizione per il memoriale dei venti anni della scomparsa di Craxi che l’emergenza pandemica non ha permesso di utilizzare per una riflessione sul suo destino - più che di celebrare la sua figura - come tema prioritario e “annodato”, nella storia di questi 20 anni, alle ragioni del collasso odierno della società e delle istituzioni politiche; il centenario della scissione dei comunisti dal Psi e la nascita del partito sovietico in Italia che con Nenni e Craxi, lungo tutto il Novecento, si è “annodato” in una lotta politica il cui l’esito paradossale ha lasciato a posteriori le macerie  (sociali, politiche e istituzionali) tra cui ci aggiriamo.

 

Questo nodo non esaurisce la storia e l’attualità italiana, ma le condiziona senza scampo.

 

Propongo in proposito la testimonianza di Bettino Craxi su Pietro Nenni (da “1891-1991, l’Italia di Pietro Nenni) invitando a porre attenzione al punto in cui  “di fronte al malessere diffuso nella società per il cattivo funzionamento dello Stato (i socialisti..) indicano un orizzonte di una grande Riforma per la quale tutto è maturo salvo la consapevolezza di una buona parte della classe politica che tiene ancora alto uno scudo conservatore”.

Un nodo che ha dimostrato di non poter essere sciolto. E che dunque occorre tagliare.

Di qui la mia personale convinzione, riprendendo anche l’ispirazione repubblicana del socialista Pietro Nenni, di una “rivoluzione per la Repubblica”, una radicale ristrutturazione e recupero dell’architettura repubblicana demolita in oltre 20 anni, sia nella sostanza (nella sottomissione alla magistratura della rappresentanza politica e con la conseguente privatizzazione del Parlamento dei “nominati”) sia nella sua dinamica formale, con l’evidente squilibrio tra Esecutivo e Legislativo con il conseguente scivolamento dalla “repubblica” alla “signoria” un po’ ovunque: iniziato dai partiti negli anni ’90 ora si estende ai municipi nelle prossime elezioni. 

 

All’ordine del giorno è la ricostruzione delle istituzioni politiche come condizione per la ricostruzione economica e sociale dopo la Pandemia. 

L’obiettivo di riqualificare la “capacità amministrativa” e  la strategia dei progetti di ricostruzione, riunisce la questione politica e la questione sociale oggi inscindibili e non più alternative come ritenevano, in opposizione tra loro repubblicani e socialisti nel Risorgmento e dopo l’Unità. In questo c’è un progresso in entrambe le tradizioni come  Nenni ( e carlo Rosselli) aveva perfettamente chiaro: “Politique d’abord”,  la “repubblica” è il contenuto di ogni vertenza sociale, la misura del suo successo permanente. Senza istituzioni politiche non c’è possibilità di azione politica, nè di veri partiti.

Ora l’ultimo passo è quello verso  la “privatizzazione dello Stato” tout court, con l’ esternalizzazione dei compiti dell’Alta Burocrazia della Pubblica amministrazione a  “comitati” che emarginano il Capitale umano di elevata qualità che lo Stato ha formato e di cui dispone.

Appunto così scivolando dalla “repubblica” alla “signoria”, esattamente con le medesime dinamiche (anche finanziarie) di secoli orsono.



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CRITICA SOCIALE
Rivista fondata nel 1891 da Filippo Turati
Alto Patronato della Presidenza della Repubblica

Direttore responsabile: Stefano Carluccio

Reg. Tribunale di Milano n. 646 del 8 ottobre 1948
edizione online al n. 537 del 15 ottobre 1994

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