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Iran: Avoiding War. Amidst a Diplomacy of Hate

di Greg Austin, direttore Asian Century Studies

Con l’escalation retorica che contrappone Iran e Stati Uniti nello scontro sulla legittimità a perseguire una politica nucleare autonoma, vi è il serio pericolo che una serena valutazione dell’Iran – oggi uno dei paesi più odiati e temuti al mondo – venga offuscata dal pregiudizio.” Questa la considerazione con cui Greg Austin, direttore dell’  di una degenerazione della crisi iraniana in un nuovo scontro bellico. L’obiettivo del lavoro è suggerire l’opportunità di una strategia diplomatica più pragmatica e razionale rispetto ad uno scontro di forza,Secondo l’autore, Stati Uniti e Gran Bretagna hanno il dovere di governare i segnali di ostilità reindirizzando di conseguenza i propri sforzi diplomatici. Certo, il rischio di una guerra è concreto. “L’Iran – si dice nel rapporto – ha commesso molti errori, a cominciare dal sostegno al terrorismo, all’estero, ed alla violazione dei diritti umani, in casa propria.”

La questione, alla luce del diritto internazionale, si rivela però piuttosto spinosa.   in Sudan (contro una fabbrica sospettata di produrre armi chimiche) e Con le risoluzioni dell’Onu n. 1368 e n. 1373, approvate dopo gli attentati dell’11 settembre, si è definito irrevocabilmente il diritto di uno Stato a difendersi da attentati di tipo terroristico, considerati minacce alla pace ed alla stabilità mondiale.

Tra le responsabilità dell’Iran, quella maggiormente sotto i riflettori della comunità internazionale è la violazione del Trattato di Non –Proliferazione Nucleare (TNP) il quale, all’articolo 2 impedisce agli Stati che lo hanno sottoscritto di cercare di procurarsi assistenza per la produzione di armi nucleari e impone che materiali fissili e siti di produzione vengano aperti agli ispettori dell’AIEA.

Nel paper Amidst a Diplomacy of HateVi è tuttavia da notare – rimarca il rapporto dell’Asian Century Studies – come il Pakistan rappresenti un pericolo assai più temibile dell’Iran, in quanto non solo già in possesso di armi atomiche ma perché costituisce nei fatti una minaccia, temibile ed incombente, per i paesi nemici.

Sebbene quella di considerare inevitabilmente l’Iran come una minaccia per la pace mondiale, sia la posizione dominante nell’Amministrazione Bush, una interpretazione diversa viene offerta da chi –studiosi ed esperti, esclude non solo l’interesse dell’Iran ad attaccare Israele ma addirittura a prefigurarne un ruolo di garanzia nella regione nel momento in cui dovessero costituirsi due Stati indipendenti in Palestina e Israele.

nche se non vogliono uno scontro militare, USA e Inghilterra potrebbero comunque rendersi responsabili nel determinarlo, dal momento che è improbabile che l’Iran accetti di retrocedere dall’acquisizione di una tecnologia e di una capacità autonoma di arricchimento dell’uranio.”

La cosa migliore da fare per risolvere la crisi iraniana per via diplomatica, secondo Austin, è il coinvolgimento del Sud Africa, come già proposto dall’Iran stesso nel 2005. Lo studio curato dal direttore dell’Asian Century Studies si conclude con una serie di raccomandazioni, tra le quali quella di perseguire la riforma del TNP. Viene inoltre rivolto un invito ai paesi europei perché intervengano presso le opinioni pubbliche iraniane sollevando la questione delle armi o non quella dell’energia atomica che, da più parti nel paese è vista con favore, anzi: come un diritto.

Ulteriori informazioni sullo studio di Greg Austin all’indirizzo



Link esterno: www.asiancenturyinstitute.org/id4.html
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