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Le Celebrazioni promosse sotto l'Egida del Comando dell'Esercito di Palazzo Cusani per le Cinque Giornate di Milano e il Biennio Repubblicano 1848 - 1849 sono state premiate da un successo francamente oltre ogni aspettativa. La Biblioteca di Critica Sociale presso il Centro Internazionale di Bera vi ha collaborato con l'allestimento della Mostra a Pannelli "VOGLIA DI LIBERTA" che rimarrà esposta per tutta la prima settimana di aprile. Grande successo, in particolare, ha riscosso la narrazione a due voci del racconto dei Moti milanesi realizzato delle insegnanti della Sezione didattica del Comune di Milano presso il Museo del Risorgimento. Importante la partecipazione del Centro Studi Grande Milano la cui presidente, Daniela Mainini, ha concluso la riunione pomeridiana. Tra i molti presenti, gli ex Sindaci di Milano, Paolo Pillitteri e Piero Borghini.

Il Sindaco Giuseppe Sala è intervenuto con un messaggio ai presenti per condividere l'iniziativa in cui intravvede un parallelismo con le vicende dell'attualità nazionale ed europea:  "Se nel 1848 si lottava per l’indipendenza e l’Unità nazionale  - ha detto il Sindaco Sala - oggi l’obiettivo comune non può che essere quello del rilancio del progetto di integrazione e unificazione degli stati europei. L’idea di una comunità di popoli diversi - prosegue il Sindaco di MIlano -  per molti versi ispirata al modello federale americano, che proprio negli anni del Risorgimento cominciava ad affascinare gli intellettuali più illuminati del nostro continente, è oggi attuale più che mai: la settimana scorsa, nella Sala del Consiglio Comunale a Palazzo Marino, abbiamo tenuto un convegno dedicato alle Cinque Giornate e al 150esimo anniversario della morte di Carlo Cattaneo. È un segno della volontà delle Istituzioni cittadine di tener viva l’attenzione su questi eventi storici, associandoli al tema attualissimo dell’integrazione europea, che considero cruciale per l’avvenire di Milano e del Paese".

Le celebrazioni sono state inaugurate al mattino con un meeting degli studenti e dei professori del Liceo Parini (la scuola di Beccaria, Cattaneo, Manzoni...) che hanno incontrato gli ufficiali del Comando militare.  Il Colonello Carozzi, Direttore di Palazzo Cusani, ha introdotto l'incontro coi giovani. Al termine, un video di presentazione delle attività dell'Esercito è stato seguito con grande attenzione  e successivamente si è aperto un colloquio con domande dei ragazzi e risposte del Comando. Un'esperienza repubblicana che ha perfezionato il senso profondo della medesima mostra. 

Oggi - questo il nostro parere- parole come sovranità, nazione, patria sono del tutto storpiate nel linguaggio corrente e smentite da gran parte della sinistra. Il Biennio Repubbicano è lì nella nostra storia per ricordare che nella compagiìne unitaria quei valori erano nel dna di repubblicani, liberali e socialisti.

Una segnatura particolare infine la Mostra la dedica allo stretto legame tra la corrente del repubblicanesimo italiano risorgimentale e la Democrazia radicale degli Stati Uniti la cui Costituzione porta ancora nei suoi Emendamenti le tracce della Costituzione della Repubblica Romana di Mazzini.

Cliccando qui la galleria delle immagini della giornata.

Nelle foto: Gli studenti del Parini assistono al readering inaugurale delle cerimonie

 

Critica Sociale - Anno 2018, numero 8




L'opera realizzata a cura della Biblioteca di Critica Sociale e dell'Istituto Salvemini

AFFIDATA ALLA BIBLIOTECA DEL SENATO LA COLLEZIONE INTEGRALE E DIGITALE DELL'AVANTI! ORA ACCESSIBILE DAL PRIMO NUMERO DEL 1896 ALL'ULTIMO DEL 1993

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2013-11-28
La storia doveva essere finita da un pezzo, dopo il comunismo. In realtà  è finita solo la politica. Almeno, è finita nella cultura progressista anglosassone, ma non è finita nella cultura (perdente per ora) latina.

Nel 1947 un filosofo, che era anche un alto funzionario del governo francese, Alexandre Kojève, pubblicò un testo dal titolo L'impero latino, sulla cui attualità conviene oggi tornare a riflettere. Con singolare preveggenza, l'autore affermava che la Germania sarebbe diventata in pochi anni la principale potenza economica europea. Kojève vedeva con chiarezza la fine degli stati-nazione che avevano segnato la storia dell' Europa: come l' età moderna aveva significato il tramonto delle formazioni politiche feudali a vantaggio degli stati nazionali, così ora gli stati-nazione dovevano cedere il  passo a formazioni politiche che superavano i confini delle nazioni e che egli designava col nome di "imperi".

continua >>
 
 
2012-04-10
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