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Il Pakistan sull'orlo della guerra civile





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... d, auto-proclamatosi Emiro del Waziristan del Sud, la regione tribale dove secondo l'intelligence Usa potrebbero rifugiarsi Osama bin Laden e il vice Ayman al-Zawahiri.

Negli ultimi giorni erano giunte a Islamabad notizie su piani terroristici di Meshud ma vi sono anche altri sospettati, come Haji Omar, Emiro dei talebani pakistani. Altre fonti riconducibili a gruppi filo Al Qaeda in Pakistan, come Mustafa Abu Al-Yazid, hanno avvalorato l'ipotesi che i killer possano essere giunti dal Waziristan, godendo forse di complicità dentro le forze di sicurezza che scortavano Benazir. «Mettere a segno un attentato così sofisticato non è un'operazione facile» osserva Gary Samore, ex membro del consiglio per la Sicurezza Nazionale di Clinton.

Ma l'amministrazione Bush tende a escludere un coinvolgimento diretto di Musharraf nell'attentato, attribuendogli invece «incapacità nel garantire la sicurezza della Bhutto».

L'ombra dell'Emiro del Waziristan del Sud si è sovrapposta durante la giornata con le preoccupazioni su cosa può avvenire in Pakistan nelle prossime 24 ore. Bush ha chiamato Musharraf, la Rice ha telefonato a Asif Ali Zardari, il marito di Benazir, e John Negroponte ha contattato il generale Ashfaq Parvez Kayani, capo di Stato Maggiore delle forze armate.

In tutte le conversazioni è stato espresso timore per il rischio di «violenze di strada» a causa di disordini da parte dei seguaci di Benazir «pieni di rabbia e rimasti con un partito senza leader riconosciuti» come riassume una fonte diplomatica. «Chiediamo ai pakistani di esprimere dolore per il lutto astenendoci dalle violenze» ha detto Scott Stanzel, portavoce di Bush. Non a caso nella dichiarazione fatta da Bush a Crawford non si va oltre la denuncia dell'«atto codardo» e la richiesta di «punire i responsabili»: non c'è alcuna richiesta a Musharraf di rispettare l'impegno a far svolgere le elezioni come previsto l'8 gennaio. Questo perché se da un lato la Casa Bianca continua a perseguire la strategia della «transizione costituzionale verso la democrazia dall'altra è rimasta orfana dell'alleata che avrebbe dovuto renderla possibile. Lo scenario è cambiato: Bhutto non ha lasciato eredi politici, il partito di Musharraf è impopolare e un voto potrebbe premiare i partiti più estremisti.

In tale cornice un'incognita viene da Nawaz Sharif, l'ex premier anch'egli alla guida di un partito di opposizione, che «ha ora una tremenda occasione per consolidare i rapporti con Washington sostituendosi a Benazir nel ruolo di interlocutore della transizione», concordano Markey e Samore. Ma la prima mossa di Sharif dopo l'attentato non è piaciuta a Washington: ha annunciato il boicottaggio del voto contribuendo anch'egli ad un'instabilità che potrebbe degenerare in violenze di strada nelle principali città.

Da qui il fatto che, al termine della giornata, i rapporti fra Bush e Musharraf sono sembrati volgere al sereno dopo mesi di continue tensioni: una volta ancora la Casa Bianca si è trovata di fronte al fatto che il presidente-generale resta l'unico argine al caos nella potenza nucleare musulmana. Anche per questo l'Fbi ha deciso di non inviare squadre di investigatori per indagare sull'omicidio della Bhutto: Musharraf ha fatto presente a Bush che farlo sarebbe stato «assai rischioso».

  


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