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Il 1848 degli Arabi
foto Difficili i confronti storici
RIVOLUZIONI IN NORDAFRICA. QUALE MODELLO?

Mentre la libertà si fa strada nel mondo arabo, i commenti sulle pagine dei giornali ricercano con ostinazione suggestive analogie storiche. Nel tentativo di cogliere il pieno significato degli eventi di Bengasi, del Bahrain e di Sidi Bouzid (in Tunisia, ndt), gli editorialisti si affrettano ad evocare la grandiosa tradizione europea di rivolta e resistenza all'oppressore. Quale illuminante modello sceglieranno i giovani arabi per esprimere al meglio il loro desiderio di democrazia e giustizia: il 1848, il 1968 o il 1989? Se è vero che la prospettiva storica è fondamentale per comprendere gli eventi di oggi, è altresì necessario utilizzare gli strumenti appropriati. L'ansia comparativa e il richiamo eccessivo ai precedenti europei mistificano e impoveriscono la narrazione di quanto sta avvenendo nel mondo arabo.
Con più attenzione ai dettagli, il Premio Pulitzer Anne Applebaum ha evidenziato l'importanza dei contesti nazionali, nel 1848 come nel 2011. Come le lagnanze anti-austriache della nobiltà ungherese differivano dalle lamentele dei nazionalisti tedeschi, allo stesso modo i conflitti tra sciiti e sunniti rendono diverse le sollevazioni del Bahrain da quelle in Libia, dove la violenta risposta di Gheddafi ha modificato il corso degli eventi. I rivoluzionari del 1848 fallirono ovunque nel tentativo di ottenere immediati cambiamenti istituzionali, ma il loro impatto di lungo termine sulla cultura politica democratica degli Stati europei è stato significativo. Forse, anche la battaglia libica tuttora in corso otterrà miglior comprensione dalla posterità (Prospect).

Immagine: R. M'Timet


Intervista all'ex premier britannico
IL MEDIO ORIENTE SECONDO TONY BLAIR


Prospect, marzo 2011,

Sollecitato da Donald Macintyre, che gli domanda provocatoriamente se, in qualità di inviato del Quartetto in Medio Oriente, non si consideri impegnato a favore di una causa persa, intendendo ovviamente l'impossibilità di risolvere il conflitto israelo-palestinese, Tony Blair sorride e risponde negativamente. Credo non sia una causa persa, esordisce Blair. Due sono i motivi principali che mi inducono a credere a una pace basata sulla soluzione "due popoli, due Stati"; da un lato, non vi è un'alternativa praticabile in grado di garantire la sicurezza di Israele, dall'altro la stragrande maggioranza degli israeliani e dei palestinesi è favorevole alla two-state solution.

Vai al podcast integrale dell'intervista


Embargo Onu fa sfumare 4 miliardi di dollari
RUSSIA, STOP VENDITA ARMI A LIBIA


Lucia Sgueglia, Lettera 22, marzo 2011,


Le immagini dalla Libia parlano chiaro: molto fuoco sparato intorno a Tripoli, è Made in Russia, anzi Urss. In guerra fredda i due paesi erano alleati, tuttora il 90% del vetusto arsenale libico è sovietico, e di recente Putin ha firmato col Colonnello contratti per la vendita di armi per 4 mld di dollari, ora andati in fumo con l'embargo Onu. Ecco perché Joe Biden a Mosca oggi (il 10 marzo, ndr) difficilmente convincerà il Cremlino a dire sì alla No Fly Zone sulla Libia: la Russia resta contraria alla "opzione militare". (Durante l'incontro con Biden, il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, si è dimostrato possibilista ma estremamente cauto sull'ipotesi di No Fly Zone, ndr).


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CRITICA SOCIALE
Rivista fondata nel 1891 da Filippo Turati
Alto Patronato della Presidenza della Repubblica

Direttore responsabile: Stefano Carluccio

Reg. Tribunale di Milano n. 646 del 8 ottobre 1948
edizione online al n. 537 del 15 ottobre 1994

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