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Libia. Frattini e quelli "a vanvera" (nota della Direzione)
foto I popoli liberi non scappano dalla loro terra
IL RISORGIMENTO ARABO
SPERANZA DI PACE
Un articolo di Anne Applebaum


Il Ministro degli Esteri, il socialista Franco Frattini, non ha “parlato a vanvera”. Evidentemente sa quel che dice, anche per il garbo con cui ha sopito sul nascere ogni polemica, fuori luogo in questa situazione. Il ministro semplicemente non è restato insensibile a ciò che il Presidente Napolitano ha richiamato pochi giorni fa durante le celebrazioni del 150 anniversario dell’Unità d’Italia al Teatro Regio di Torino. Principi già espressi nel discorso solenne di fronte alle Camere il 17 marzo e declinati concretamente in relazione alla crisi libica. “Non possiamo lasciare - ha detto il Presidente della Repubblica - che vengano calpestate le speranze del popolo libico”.

Ci attendono ore difficili per le difficili scelte che abbiamo il dovere di compiere: “Se pensiamo a quello che è stato il Risorgimento come movimento liberale e liberatore - ha detto Il Presidente Napolitano in sintonia col Presidente Obama - non possiamo restare indifferenti alla sistematica repressione di fondamentali libertà in qualsiasi Paese. Non possiamo lasciare che vengano distrutte e calpestate le speranze, che si sono accese, di Risorgimento anche nel mondo arabo, cosa decisiva per il futuro del mondo”.

Il paragone che il Presidente Napolitano ha fatto tra quanto sta accadendo di straordinario (e di insperato fino a poco fa) nella sponda sud del Mediterraneo e il Risorgimento italiano, piuttosto che con l’89 dell’est europeo, è una lettura che, tranne in questo decisivo caso, non circola nella nostra saggistica, mentre appare a livello internazionale ai più alti livelli  tra gli studiosi, in particolare angloamericani.

E’ il caso dell’articolo, uscito il mese scorso sul Washington Post, del premio Pulitzer, Anne Applebaum, che pubblichiamo in questa email. 

La Applebaum, è editorialista di politica estera, Repubblicana, sostenitrice del principio che un intervento esterno, anche militare, debba essere offerto quando il moto democratico abbia un suo sviluppo autonomo nel paese e quando il popolo chiede un aiuto. 

E ciò che fece Giuseppe Mazzini chiedendo agli inglesi di intervenire a difesa della Repubblica Romana nel 1849, la cui inaspettata mancanza di sostegno egli rimproverò aspramente. Nella lettera  a Carlyle,  teorizzò per la prima volta il primato dell’ “l’internazionalismo democratico” sulla realpolik di allora che suscitò il suo disprezzo.  In quella stessa circostanza, viceversa, una delegazione di ufficiali americani chiese al proprio governo di intervenire (lo testimoniava Margaret Fuller, corrispondente per la New York Tribune dalla Repubblica romana). Ma quando la decisione, sostenuta dall’opinione pubblica statunitense, venne presa, era ormai troppo tardi: Garibaldi aveva perduto a Mentana.

La solidarietà internazionale verso la libertà dei popoli e i diritti umani è nel Dna dell’Italia che stiamo celebrando, è la “sua ragione sociale” di Nazione democratica e occidentale.

Chi non apprezza il nostro Risorgimento, quindi, non può comprende il Risorgimento altrui ed è miope verso i grandi vantaggi che il successo di questi eventi porterà a tutti. Ai popoli del Mediterraneo e quindi anche al nostro Paese. Una miopia, quella leghista, che non si accorge di danneggiare se stessa: i popoli liberi non scappano a Lampedusa. La libertà è la soluzione al problema degli immigranti, il vero modo di aiutarli nel loro Paese. Senza internazionalismo democratico, il federalismo si metterà sotto assedio da solo, defluirà nei torrenti valligiani tornando alla sorgente, anzichè irrigare tutta l’Italia come potrebbe e come la Costituzione chiede di realizzare già dal ’47.

Pietro Nenni, proseguendo nell’idea di Gaetano Salvemini (“Federalismo e Mezzogiorno”, Critica Sociale - 1900), proponeva una futura Repubblica basata sulle autonomie già nell’agosto del ’45 dalle colonne dell’Avanti!.
Internazionalismo, federalismo, autonomismo sono tutti aspetti del principio di autogoverno e sono dunque nel Dna anche del socialismo democratico e liberale. Non c’è quindi un copyright, in proposito: ogni grave cade per la via più breve.


La Direzione di Critica Sociale 



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CRITICA SOCIALE
Rivista fondata nel 1891 da Filippo Turati
Alto Patronato della Presidenza della Repubblica

Direttore responsabile: Stefano Carluccio

Reg. Tribunale di Milano n. 646 del 8 ottobre 1948
edizione online al n. 537 del 15 ottobre 1994

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