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150░ - Il Discorso del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano
foto "Varare riforme istituzionali condivise, giÓ per troppo tempo eluse"
BILANCIO E SIGNIFICATO DELLE CELEBRAZIONI PER I 150 ANNI DELL' UNITA' D'ITALIA
"Nessuna cessione di sovranitÓ. In Europa verso nuovi scenari e modi di essere della vita democratica nel rispetto delle diversitÓ nazionali"


(clicca sul titolo per leggere il Testo integrale del Presidente)

“Nel trarre – all’inizio di ottobre – le prime conclusioni dell’intensa esperienza delle celebrazioni del Centocinquantenario, scrissi che si era prodotto “un risveglio di coscienza unitaria e nazionale” le cui tracce erano destinate a restare, i cui frutti rimanevano ancora largamente da cogliere. Ebbene, credo che quei frutti li stiamo cogliendo anche e in particolare nella fase speciale e cruciale che la vita pubblica italiana ha imboccato tre mesi fa. Lo dico pensando al clima in cui si è risolta in novembre un’assai difficile crisi politica ; e al clima in cui un governo formatosi fuori degli schemi ordinari, con caratteristiche per varii aspetti mai sperimentate, sta portando avanti un’azione tutt’altro che indolore. 

.... Hanno certamente spinto nella direzione giusta i crudi fatti del rischio di insostenibile tensione e catastrofico cedimento cuisempre di più nella seconda metà del 2011 è risultato esposto, nel contesto europeo, l’equilibrio dei nostri conti pubblici, il debito sovrano del nostro Stato, il futuro del nostro paese.

.... A loro volta le principali forze politiche hanno avvertito la stanchezza dell’opinione pubblica e dell’elettorato per il perpetuarsi di una conflittualità esasperata e paralizzante in momenti di evidente emergenza, tali da richiedere invece il massimo sforzo di avvicinamento e convergenza nell’interesse comune. Il senso di responsabilità dimostrato da forze già al governo e già all’opposizione nel rendere possibili la formazione e le scelte urgenti di un esecutivo estraneo a entrambi gli schieramenti partitici, ha anch’esso rispecchiato la consapevolezza della fondamentale sollecitazione scaturita dalle celebrazioni del Centocinquantenario.

Aggiungerei che si trattava di una sollecitazione anche al recupero della grande lezione dell’Assemblea Costituente e della strada maestra della Costituzione repubblicana. Non si è forse avuta nei mesi scorsi la prova della vitalità di un assetto costituzionale, e di un patrimonio di concreta e ricca esperienza costituzionale, capace di suggerire e garantire in modo non traumatico un passaggio politico tra i più delicati e inediti?

.... Mi permetto peraltro di dissentire da chi vede un pericolo di svalutazione o marginalizzazione della politica nelle cessioni di sovranità da parte del nostro e degli altri Stati nazionali a favore dell’Unione europea. Quelle cessioni, quelle volontarie auto-limitazioni furono l’idea-chiave del lungimirante progetto di integrazione e unità lanciato a Parigi 62 anni orsono.

.... Piuttosto, muoviamo in Europa verso nuovi scenari e modi di essere della vita democratica, nel rispetto delle diversità e peculiarità delle nostre storie e culture nazionali, ma superando gli steccati di ormai asfittici sistemi nazionali. E questa diventa anche la proiezione di quel sentimento di identità, appartenenza e unità italiana, di quel rinnovato attaccamento alla patria, che abbiamo sollecitato e visto riemergere con le celebrazioni del Centocinquantenario.

Continuiamo dunque a coltivare, a tener vivo quel sentimento che è anche impegno di coesione, approfondendolo sul piano della consapevolezza storica e del costume civile, e connettendolo con la prospettiva del crescere insieme in Europa, fianco a fianco con le altre nazioni e gli altri popoli del continente cui è consegnato il nostro comune futuro”.




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