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In questo numero: Il modello tedesco divide l'Europa - Numero del 2013-05-30



le scelte di polItica economica tedesche non possono essere replicate in tutti i Paesi
GERMANIA, MIRACOLO GLOBALE MA ANCHE UNA SFIDA ALL'EUROPA

di Carlo Bastasin 

La Germania e’ un modello per il resto d’Europa o e’ la causa dei suoi problemi?

Purtroppo sono vere entrambe le cose e difficilmente questa contraddizione sarà risolvibile senza un’integrazione politica dell’euro-area che oggi e’ difficile da immaginare.

L’intera crisi dell’euro ha nascosto una domanda fondamentale, che mette in dubbio sia la diagnosi, sia la cura adottate in questi anni. Il successo dell’economia tedesca origina da scelte politiche intelligenti e lungimiranti, che possono essere replicate altrove, o e’ invece la conseguenza di scelte industriali e finanziarie private che rappresentano un caso unico, che ne’ la Grecia, nè la Francia, nè la Gran Bretagna nè l’Italia sono nelle condizioni di riprodurre?

In uno studio pubblicato per Brookings Institution ho cercato di ricostruire il segreto del successo tedesco partendo dalle singole riforme, dalle storie delle singole imprese o banche, per arrivare ai grandi fenomeni politici e sociali dell’ultimo quarto di secolo. Il risultato più sorprendente e’ che la straordinaria trasformazione dell’economia e della società tedesca non sono la conseguenza diretta delle riforme degli anni Duemila, come e’ diventato invece normale osservare, ma della reazione spontanea di grandi imprese e grandi banche al deterioramento dell’economia tedesca pochi anni dopo l’unificazione tedesca (1989) e in alcuni casi addirittura prima di essa.

Fino al 2004, la Germania stava lottando in una spirale di un declino apparentemente inarrestabile, senza precedenti per la sua lunghezza. Dal 2004, la Germania è emerso dal suo torpore economico con una prestazione che, considerando i quindici anni precedenti, sembra essere eccezionale. Oggi, la gente comunemente interpretano la rinascita dell'economia tedesca come un nuovo Wirtschaftswunder, un miracolo economico paragonabile a quello del dopoguerra e in grado di fornire un tale prestigio politico e diplomatico assertività per determinare il destino del quadro politico e istituzionale del resto d'Europa.

 

Nel corso degli ultimi sette anni, altri paesi europei hanno avuto tassi di crescita paragonabili, Svezia e Svizzera in particolare. La Francia è cresciuta a tassi più elevati se si tiene conto di un periodo più lungo, ma probabilmente come conseguenza dello stimolo fiscale indotto da un deficit strutturale di bilancio che ha regolarmente superato la media degli altri paesi dell'area dell'euro. 

L'eccezione tedesca sta nell'aver trasformato definitivamente il suo modello economico in linea con la sfida globale, dimostrando che l'apertura dei sistemi economici nazionali, può essere l'occasione per la prosperità. La trasformazione si è verificata con l'introduzione di altri elementi di mercato nell'economia. Questo ha permesso il raggiungimento dei tradizionali obiettivi condivisi della società tedesca - a partire con la piena occupazione - che da sempre hanno caratterizzato la Sozialmarktwirtschaft, l'economia sociale di mercato”.

 

L’idea di riprodurre le riforme politiche del cancelliere Schroeder - in Grecia o in Spagna o in qualsiasi altro paese – in assenza di una struttura industriale in grado di sfruttare il miglioramento dell’ambiente economico e il miglioramento della produttività e dell'export - e’ purtroppo destinato a poche soddisfazioni. Non solo, ma parte del successo tedesco si basa sull’accumulazione di risparmio interno e sull’investimento all’estero di questo risparmio. Forse e' una buona strategia per il singolo paese, ma non lo e' per l'intera eurozona  in particolare se e' il paese piu' grosso a praticare questa strategia. In tal modo infatti gli squilibri nelle bilance dei pagamenti dei paesi che condividono la stessa moneta diventano inevitabili e permanenti. 

“La Germania ha deliberatamente forgiato le sue politiche fiscali e del lavoro al fine di garantire un surplus di risparmi netti molto elevati. Questa strategia ha drenato risorse dal resto della zona euro, in due modi: il primo attraverso minori importazioni e il secondo attraverso una quantità enorme di redditi di capitale derivanti  dai paesi della zona euro che aveva ricevuto ingenti investimenti finanziari tedeschi. Stimo questo effetto in un anno 0,75 per cento del PIL tedesco e ad un importo annuo equivalente sottratto dalla periferia dell'area euro per dieci anni. Data l'incapacità dei paesi che ricevono i flussi di capitali di farne un buon uso, la strategia tedesca ha aggravato gli squilibri in Europa e - tra le altre cause - sembra aver contribuito notevolmente alle origini della crisi dell'euro”.

 

Questo “modello” (alto risparmio interno e bassi investimenti interni) e’ comune a tutti i paesi che negli ultimi dieci anni sono cresciuti piu’ velocemente o si sono trovati in una condizione di maggiore stabilita’.

La scansione Nord-Sud passa anche da questa diversa strategia opportunistica.

Nel trasformare se stessa dopo l'unificazione, d'altronde, la Germania ha abbandonato l’attenzione tradizionale all’egualitarismo che ne aveva fatto un modello diverso e forse unico – un’economia sociale di mercato - nel quadro del capitalismo occidentale. 

La crescita economica ha creato consenso per riforme che abbandonavano il tradizionale egualitarismo all’interno del paese. Ma la tolleranza per le diseguaglianze ha anche creato ampi strati sociali svantaggiati e politicamente insoddisfatti. Sette milioni di lavoratori hanno stipendi mensili inferiori ai 400 euro.

La minore accettazione per la solidarieta’ nella societa’ tedesca si e’ espressa cosi’ anche in indifferenza per i problemi economici al proprio esterno. A cominciare dagli squilibri – prima commerciali e poi economici - che la Germania crea nel quadro dell’economia europea e che vengono attribuiti esclusivamente alle note (e reali) responsabilita’ dei paesi partner dell’euro area. Anche i disavanzi nelle bilance dei pagamenti dell'euro area hanno conseguenze redistributive importanti. Non vederlo rappresenta un altro segno di irresponsabilita' sociale.

Riconciliare vantaggi e svantaggi della convivenza tra paesi diversi non e’ una materia risolvibile con criteri solo economici, ma richiede un intervento di natura politica. 

Paradossalmente sara’ proprio la diversita’, non l’identita’, che – se non sara’ gia’ troppo tardi -  che spingera’ l’Europa verso l’unione politica. Spetta alla Germania capire che cio' che essa decide porta conseguenze enormi sui paesi vicini. Per la democrazia tedesca si tratta di un test di maturita’ che dovra' dar senso alla storia degli ultimi 70 anni. 

 

Carlo Bastasin is a visiting fellow in the Global Economy and Development and Foreign Policy programs at Brookings. L’articolo è tratto dal blog del Sole 24 ore