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2009,
Numero 1/2

Nelle mani di questa “giustizia” si diventa un capro espiatorio

Pene smisurate comminate da giudici che addirittura dormono durante le udienze
di Gabriele Cagliari

Lettera dell’Ing. Gabriele Cagliari alla famiglia

Miei carissimi Bruna, Stefano, Silvano, Francesco, Ghitì, sto per darvi un nuovo, grandissimo dolore, ho riflettuto intensamente e ho deciso che non posso sopportare più a lungo questa vergogna.
La criminalizzazione di comportamenti che sono stati di tutti, degli stessi magistrati, anche a Milano, ha messo fuori gioco soltanto alcuni di noi, abbandonandoci alla gogna e al rancore dell’opinione pubblica. La mano pesante, squilibrata e ingiusta dei giudici ha fatto il resto. Ci trattano veramente come non-persone, come cani ricacciati ogni volta al canile.
Sono qui da oltre quattro mesi, illegittimamente trattenuto. Tutto quanto mi viene contestato non corre alcun pericolo di essere rifatto, ne le prove relative a questi fatti possono essere inquinate in quanto non ho più alcun potere di fare ne di decidere, ne ho alcun documento che possa essere alterato. Neppure potrei ruggire senza passaporto, senza carta d’identità e comunque assiduamente controllato come costoro usano fare. Per di più ho 67 anni e la legge richiede che sussistano oggettive circostanze di eccezionale gravita e pericolosità per trattenermi in condizioni tanto degr...