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Addio a Nerio Nesi, dalla Resistenza alla presidenza della Bnl

Pubblicato: 11-02-2024

Socialista di sinistra, amico di Lombardi, fu anche deputato e ministro. I funerali mercoledì 14 febbraio alle 10 a Torino

Si è spento, all’età di 98 anni, Nerio Nesi, storica figura della sinistra socialista. La notizia è stata data dalla Fondazione Cavour, di cui Nesi è stato presidente fino al 2020 quando ha passato il testimone a Marco Boglione. Era poi diventato presidente onorario, carica confermata il 2 febbraio dall'assemblea dei soci fondatori.
Nerio Nesi era nato a Bologna da una famiglia operaia di lunga tradizione socialista e cattolica. Compie a Bologna tutti i suoi studi di base: ginnasio e liceo classico. Partecipa alla guerra partigiana e, dopo la Liberazione, si laurea in diritto romano, allievo e poi assistente di Edoardo Volterra, Rettore dell'Alma Mater. Durante gli studi universitari entra nel movimento giovanile della sinistra (Il Fronte della Gioventù), in rappresentanza della corrente cattolica e compie numerosi viaggi all' estero (Francia, Germania, Cecoslovacchia, Unione Sovietica) insieme ad Enrico Berlinguer, con il quale conserverà una amicizia basata sulla reciproca stima. Negli anni cinquanta lascia Bologna e si trasferisce a Torino, per entrare nella direzione amministrativa della Radio Italiana, con il compito iniziale di studiare la nuova convenzione con lo Stato per il nascente servizio televisivo. Alla fine degli anni cinquanta, conosce Adriano Olivetti, che lo nomina direttore dei servizi finanziari della sua impresa. Alla morte di Adriano, la famiglia Olivetti gli affida la esecuzione della ripartizione dell'eredità di quello che egli considerava il più grande industriale italiano di tutti i tempi. Dell’"utopia olivettiana" diventerà in seguito un appassionato cultore. Coerente con questa posizione, si oppone strenuamente alla vendita alla General Electric della Divisione Elettronica dell'Olivetti, perché la considera uno strumento strategico per la politica industriale italiana Sconfitto, non esita a rendere pubblica la sua posizione, partecipando alle dimostrazioni sindacali contro la politica dei nuovi proprietari dell'azienda. Deve lasciare quindi la direzione finanziaria del gruppo Olivetti, pur rimanendone consulente. Agli inizi degli anni sessanta conosce Riccardo Lombardi, e inizia con lui un rapporto di stima e di affetto che finirà soltanto con la morte del grande leader socialista. Il 1° Maggio 1960 entra nel Partito Socialista Italiano, partito al quale rimarrà iscritto per 32 anni, fino al 1992, quando ne uscirà dopo aver rotto con il gruppo dirigente craxiano. All'inizio degli anni settanta, Pietro Nenni e Riccardo Lombardi, su suggerimento di Norberto Bobbio, gli avevano affidato, tra gli altri, il delicato incarico di tenere i rapporti con i socialisti spagnoli che operavano in quel momento all'interno del Paese in clandestinità. Era nata così una forte amicizia con Tierno Galvan (che diventerà successivamente Sindaco di Madrid) e soprattutto con Felipe Gonzalez ed Alfonso Guerra, destinati a guidare insieme la Spagna per un lungo periodo. Alcuni anni dopo, Re Juan Carlos gli avrebbe conferito la più alta onorificenza spagnola. Intanto nel 1965 era entrato nel sistema del credito, diventando Vice Presidente della Cassa di Risparmio di Torino. Successivamente, approfondisce la conoscenza dell'intero sistema, attraverso la Banca Subalpina, la Banca Popolare di Milano, l'Istituto di Credito per la Imprese di pubblica utilità, fino a raggiungere, nel 1978, quello che era allora il gradino più alto del sistema: la presidenza della Banca Nazionale del Lavoro. Sono anni di grandi esperienze e di scelte difficili, ma lungimiranti: il salvataggio del Banco Ambrosiano la creazione del sistema parabancario italiano, (leasing, factoring, trading, fondi di investimento), l'espansione nel mondo, la presenza in Cina (1981) e in India (1983), sulla base di un'idea generale: che l'Italia abbia bisogno, anche nel settore finanziario, di alcuni grandi "campioni nazionali" per poter competere ad armi pari con i colossi che stanno nascendo in Europa. La sua opera viene riconosciuta dal governo del tempo, che gli concede la onorificenza più ambita: il Cavalierato del Lavoro, e dalla stampa economica, che, per tre anni di seguito, lo indica come "il banchiere dell'anno". Ma la più importante delle sue intuizioni deriva dalla convinzione che sarebbe venuto un momento nel quale la previdenza dello Stato non sarebbe più stata sufficiente e che occorreva quindi creare uno strumento nuovo. Nasce così un'alleanza tra la Banca nazionale del Lavoro, l'Istituto Nazionale delle Assicurazioni e l'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, per la creazione di un grande gruppo polifunzionale pubblico che comprendesse attività bancarie, assicurative e previdenziali. Un'idea benedetta dal Ministro del Tesoro Giuliano Amato e dal Governatore della Banca d'Italia Carlo Azeglio Ciampi, ma palesemente e dichiaratamente boicottata da potenti interessi privati, che hanno nel Ministro del Tesoro Guido Carli il principale terminale. Nerio Nesi diviene in quel momento il nemico da battere, e contro di lui si scatena la più grande offensiva mediatica di quegli anni, che culmina nell'utilizzazione del cosiddetto "scandalo Atlanta" al quale egli è assolutamente estraneo. Dando un esempio seguito in Italia rarissime volte, Nesi lascia la presidenza della Banca Nazionale del Lavoro, nonostante nessuno glielo abbia chiesto perché non coinvolto nell’inchiesta, anzi contro il parere dei suoi più stretti collaboratori e amici. Seguono anni di solitudine, di studi e di piccole attività. Nel 1995, Fausto Bertinotti invita alcuni suoi vecchi amici torinesi ad aiutarlo nella creazione di una nuova struttura del partito del quale sta per diventare Segretario, Rifondazione Comunista. Nesi accetta e nel 1996 viene eletto Deputato nel Collegio di Sarzana. Alla Camera assume la presidenza della Commissione Attività Produttive, e in quel ruolo si oppone strenuamente alla privatizzazione integrale di Enel, Eni, e Telecom. Nell'ottobre del 1998, Fausto Bertinotti fa cadere il governo Prodi. Nel tentativo di salvare il governo di Centro Sinistra, Nesi e con lui altri venti deputati di Rifondazione si dissociano: è un tentativo generoso, ma inutile, di impedire una operazione che avrebbe - come era facile prevedere - aperto più tardi alla Destra le porte del governo. Nel successivo Governo Amato, Nesi assume per un anno l'incarico di Ministro dei Lavori Pubblici. E' l'anno della grande alluvione nell'Italia del Nord, che Nesi affronta in prima persona, stabilendo rapporti di collaborazione con tutte le Amministrazioni Locali. Il successo della sua opera viene solennemente riconosciuto dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, con una visita ufficiale e straordinaria al Ministero. Ma è anche l'anno dei dibattiti sulle grandi opere infrastrutturali: la variante di valico sull'Appennino Tosco - Emiliano, la salvaguardia di Venezia, il Ponte sullo Stretto di Messina, e l'Alta Velocità Ferroviaria. Alle elezioni del 2001 viene rieletto Deputato nel Collegio di Sarzana ed assume la Vice Presidenza della Commissione Lavori Pubblici, Ambiente e Territorio della Camera. Nel maggio del 2005 rientra nel Partito Socialista. Oltre al lavoro, Nesi aveva poche altre passioni: la musica (Verdi e Beethoven in particolare); i libri di economia e sul Risorgimento Italiano: (possedeva una delle più importanti collezioni private di testi ottocenteschi sul Conte di Cavour, già destinata alla città di Sarzana, che lo ha eletto due volte); ed infine il calcio. «Profondo cordoglio» per la sua morte è stato espresso da Valdo Spini, ex-vicesegretario del Psi e Presidente della Fondazione Circolo Rosselli. «Ricordo in particolare - dice - la comune militanza nella sinistra socialista e la sua vicinanza al suo leader, Riccardo Lombardi. Nesi aveva maturato una particolare competenza tecnica fin dai tempi della sua direzione finanziaria della Olivetti e poi nelle importanti responsabilità bancarie da lui rivestite. Negli ultimi anni non aveva fatto mancare il suo intelligente contributo a tante attività culturali in Piemonte, la Regione nella quale si era stabilito, e del cui Consiglio regionale aveva fatto parte».
I funerali di Nerio Nesi si terranno mercoledì 14 febbraio alle 10 a Torino nella Chiesa di Santa Agnese, in Corso Moncalieri, 10.

La direzione e il comitato editoriale della Critica Sociale si uniscono al dolore della moglie di Nesi, prof.ssa Patrizia Presbitero, e dell’intera famiglia.

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