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Ginevra ha ospitato attivisti provenienti da oltre sessanta paesi

UN VERTICE PER IL NUOVO DISSENSO
Nelle giornate dell' 8 e del 9 marzo si è tenuta all'International Conference Center di Ginevra la seconda edizione del Summit per i diritti umani, la tolleranza e la democrazia, in coincidenza con la sessione annuale del Consiglio Onu per i Diritti Umani. L'organismo delle Nazioni Unite preposto alla protezione dei diritti fondamentali, basato proprio a Ginevra, sta venendo meno alla sua missione istitutiva a causa della marcata politicizzazione che ne caratterizza le dinamiche interne.
Esiste infatti un blocco di paesi che impedisce ogni azione decisa contro i governi amici accusati di violazioni e atrocità. Elemento che tra l'altro dovrebbe far riflettere sui criteri di ammissione al Consiglio. Basti pensare che l'Iran ha presentato la richiesta di accedere come membro a partire dal prossimo mese di giugno. Una provocazione. Un palese atto di sfida, suscettibile di svilire ulteriormente le velleità di chi crede ancora che la comunità internazionale abbia l'obbligo morale di mobilitarsi a difesa della dignità dell'uomo.
In un momento di grave involuzione per la tutela delle libertà fondamentali nel mondo, la vetrina internazionale offerta dal vertice ha messo in luce le più eclatanti situazioni di abuso, consentendo agli attivisti e ai perseguitati di raccontare le proprie vicende personali e collettive e di prefigurare opportunità di cambiamento per i popoli ancora soggetti all'oppressione. Dalle storie di successo di coloro che sono riusciti a liberarsi dalla cappa autoritaria possono nascere suggestioni utili per chi è ancora in lotta e intravede come prospettive lontane il pluralismo, la giustizia e le libertà civili






2010-03-10
Dissidenti e attivisti rilanciano la lotta all'autoritarismo nel mondo

Critica Sociale

"Stiamo vivendo un momento difficile e il nostro obiettivo finale di liberazione non sembra prossimo. Ma dobbiamo continuare a lottare, contando sul sostegno della comunità internazionale e in particolare di paesi amici come l'Italia. In effetti, l'opinione pubblica italiana mostra un grande interesse per la nostra causa e per questo non possiamo che ringraziare."  Sono parole di Caspian Makan, attivista iraniano e fidanzato di Neda Agha Sotan, la giovane simbolo della protesta dell'Onda Verde contro il regime uccisa da un cecchino nelle strade di Teheran lo scorso mese di giugno, che incontriamo a Ginevra durante il Summit organizzato da una coalizione di Ong in coincidenza con la sessione annuale del Consiglio Onu per i diritti umani.
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2010-03-04
Editoriale ■ La riflessione su Craxi riguarda anche l’oggi

Fabrizio Cicchitto, Critica Sociale, n.1/2010,

Oggi è in corso, a dieci anni dalla morte, una riflessione su Bettino Craxi, ma nello stesso spirito potremmo fare una riflessione su personaggi molto distanti da lui. La potremmo fare su Don Sturzo, la potremmo fare su De Gasperi, la potremmo fare per certi aspetti su Fanfani, la potremmo fare su un grande combattente cattolico che ho personalmente conosciuto come Donat-Cattin.
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2010-03-04
Craxi 10 anni dopo ■ Una tavola rotonda a Milano

Carlo Tognoli, Massimo Pini, Francesco Forte, Rino Formica, n.1/2010,

In occasione dei dieci anni della morte di Bettino Craxi, Carlo Tognoli e la Critica Sociale hanno promosso presso la Società Umanitaria di Milano un incontro con Rino Formica, Francesco Forte, Massimo Pini e Ugo Finetti, autore del volume "Storia di Craxi" edito da Boroli (in omaggio agli abbonati alla Critica). Pubblichiamo il resoconto del dibattito.
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2010-03-04
Una risposta mai pubblicata dal Corriere della Sera

Nicola Scalzini, Critica Sociale, n.1/2010,

Non si riesce a capire dove Salvatore Bragantini abbia preso informazioni per affermare che Craxi "lasciò un debito pubblico raddoppiato". Sotto la sua guida e quella di De Mita (!?) il debito sarebbe infatti passato dal 60% al 120% del PIL (vedi: Corriere della Sera, 14 gennaio, pag.17). Intanto vorrei subito precisare che quando ebbe inizio il Governo Craxi il debito pubblico aveva superato di poco il 70% del PIL e raggiungerà i 120 punti solo nel 94 (Governo Ciampi) a ridosso di una grave crisi economica , 6 governi dopo quello di Craxi (Fanfani, Goria, De Mita, Andreotti, Amato, Ciampi). Certo, quando De Mita dette il benservito a Craxi (marzo '87) il rapporto debito/PIL era prossimo al 90%, nonostante che nel triennio la spesa fosse stata mantenuta stabile in rapporto al PIL e il fabbisogno del tesoro ridotto di 3 punti. Un grande sforzo se si considera che nel quadriennio precedente la spesa era triplicata in volume e aveva guadagnato ben 8 punti rispetto al PIL.
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2010-03-04
J. Rifkin è la scelta del mese del Club del Libro dell’HuffPost

Arianna Huffinghton (Huffington Post), Critica Sociale, n.1/2010,

Il Club del libro di Huffinghton Post ha scelto di segnalare un libro imponente, in senso letterario e in senso lato. La "Civiltà empatica" di Jeremy Rifkin sfiora le 700 pagine e ha l'obiettivo di ritrarre niente meno che "una nuova interpretazione e significato della storia e esistenza umana". Questa storia alternativa si concentra non su conflitti, antagonismi, e lotte per il potere che hanno segnato il progresso umano, ma sulla "evoluzione empatica dell'umanità e le vie sotterranee che hanno formato il nostro sviluppo che probabilmente decideranno il nostro destino come specie."
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2010-03-04
Al Teatro Litta ■ La cancellazione dell’eroismo di una città contro i nazisti

Ilaria Calamandrei, Critica Sociale, n.1/2010,

"L'11 e il 12 Gennaio 2010, al Teatro Litta di Milano, è andato in scena "Ascolta: Parla Leningrado", un interessante esperimento di trasposizione teatrale dei due radiodrammi omonimi. Scritto nel 2006, poi adattato per il teatro e diretto da Sergio Sorrentino, lo spettacolo narra e inscena l'assedio più lungo della storia moderna, dando rilievo al canale che diventò durante la resistenza, il cuore e la voce della città, Radio Leningrado, che con annunci, programmi musicali e culturali, fino alla filodiffusione del suono di un metronomo, ha cadenzato la lotta quotidiana per la sopravvivenza della popolazione in nome di un patriottismo "interno", ispirato dai propri artisti, dallo spirito eccentrico ed europeo che fin dalla fondazione aveva caratterizzato la "nuova" (fu fondata solo nei primi del ‘700) capitale del ex-Impero Russo.
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2010-03-03
Craxi e la Critica Sociale ■ Quando il neo segretario volle recuperare la Critica, “la cosa più importante da fare in questo momento”

Massimo Pini, Critica Sociale, n. 1/2010,

Nel numero del gennaio 1975, la fotografia di un comizio di Luciano Lama, il segretario comunista della CGIL, risaltava sulla copertina di "La Critica Sociale", una rivista senza pretese stampata su carta giallina. Nell'interno, un avviso riquadrato informava i lettori che "con questo fascicolo, ‘La Critica Sociale' sospende temporaneamente le pubblicazioni: così ha deciso il suo consiglio di amministrazione prendendo atto che mancano i mezzi per continuare...". La direzione della rivista - composta dallo storico Ugoberto Alfassio Grimaldi e da Reno Ferrara condirettore - ricordava che nel lontano ottobre 1926 essa aveva dovuto sospendere le pubblicazioni perché "ormai la bestia fascista imperversava, e dovevano passare diciannove anni prima che questa voce riprendesse a parlare". Certamente quindi non era di buon auspicio che proprio nel momento in cui "il fascismo risorge e minaccia", le forze socialiste e democratiche non apparissero in grado di "tenere in piedi viva e vitale la testata gloriosa della "Critica".
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