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Ha ragione De Michelis ( Linkiesta) quando afferma che un ex socialista alla guida del Pd non e' il segno ancora di una vera svolta. Ma da Guglielmo Epifani, gia' leader della Cgil ( primo socialista a guidarla, dopo l ultimo ex Pci Cofferati), se il sangue non mente ci si puo legittimamente aspettare non solo l'assemblaggio di un partito a pezzi che nemmeno le fratture vecchia Dc spaccavano fino a questo punto ( peraltro la Dc era una federazione di partiti, piu' che un partito di sole correnti). Ci si puo aspettare, in vista di ottobre, la preparazione di un "midas" del Pd. Generazionale? Assolutamento non e' questo il punto. Non lo fu, nonostante la vulgata sul ricambio alla guida del partito socialista dopo la sconfitta alle elezioni del '76, neppure allora. La generazione che " prese il potere" con Craxi in minoranza alla segreteria, fu la generazione dei giovani " piu vecchi", i nenniani, la generazione dell' autonomismo socialista, la generazione dei giovani del '56, di quelli nati nel mito frontista e scossi dagli eventi dell'invasione sovietica dell Ungheria. Fu quindi un cambio non di linea, soltanto, ma di identità e di prospettiva. Una rivoluzione copernicana. Nel pieno della crisi che sta portando tutta l'Europa nella recessione, chi prima ( il sud) e chi poi (Francia e in ultimo Germania), la Spd celebra alla fine di maggio l' anniversario della sua fondazione e propone di oltrepassare l'Internazionale socialista verso una Alleanza di progresso, una sorta di Internazionale democratica, che porterebbe anche il partito di Obama nella possibilita' di entrare nell associazione, da cui sarebbero espunle le scorie di regimi filo-comunisti e autoritari che hanno infestato l' IS. Isocialisti tedeschi propongono quel che il Psi italiano e il socialismo latino proponeva negli anni 80. Vedono cioè la necessità di una dimensione politica e organizzativa adeguata alle dimensione della crisi e alla dimensione degli interlocutori e delle controparti, oltre che alla dimensione giuridica e politica che supera il confine del singolo stato e del singolo partito. Al di la' della stessa Europa, in una sorta di Atlantismo che coniughi nella democrazia socialismo e liberalismo, l'una e l'altra sponda. La sinistra italiana e' priva della storia adeguata per essere all'altezza di questa prospettiva; per di piu', mentre la finanza ha eliminato ogni barriera tra sè e la politica annettendosi l'economia e il lavoro e con essi le società, qui vige ancora il dogma della divisione tra politico ed economico, tra partito e sindacato. Ora, e' senz' altro evidente che si tratta di funzioni e ruoli distinti, non piu separabili. Non e' questione di cinghia di trasmissione, ma di riqualificare la rappresentnaza del movimento dei lavoratori e del ceto medio in alleanza col capitale produttivo. Il socialismo largo. Una revisione interna al sindacato sulla rappresentanza e sulla contrattazione, che riforma la struttura delle relazioni industriali, sarebbe talmente dirompente da essere un evento puramente politico, non economico. È poiché questo passaggio e' urgentissimo, altrettanto lo è' giungere alla consapevoleszza che il sindacato debba farsi parte costituente del partito politico. Si tratta di una svolta laburista che porta con sè innanzitutto il superamento delle tre confederazioni ( che costituirà la resistenza maggiore), la devolution sul territorio di ampi margini di contrattazione, il federalismo in luogo del contratto nazionale unico: l' unita e' data appunto dalla politica, non dai meccanismi normativi "universali". Eppoi la cogestione sul modello dei comitato di sorveglianza cui prende parte in modo paritario lGMetal ( ad esempio) in Wolksvagen, affiancata simmetricamente da una ripresa del mutualismo e dell' autogoverno del movimento dei lavoratori, anche qui in cogestione con le imprese: e' il superamento cioè della cultura classista che cova ancora nel mito della Classe generale quale "civiltà differente", "moralità diversa", "altra nazione". Una separatezza da guerra civile permanente da sostituire con la propria specifica responsabilità verso una sola nazione, consapevoli POLITICAMENTE di essere componente senza la quale la stessa nazione non c' e' più. Il sindacato deve entrare nel partito politico, come componente congressuale, come nel Labour Party. La linea da Bissolati a Buozzi. Solo così si avrà un Partito politico del Lavoro, che è il Midas del PD che ci aspettiamo gia' da ottobre. È che Napolitano auspicava alla Bolognina. Non servono rese dei conti. Noi socialisti di Critica Sociale siam interessati a un grande dibattito di altissimo livello per l'enorme influenza che avrà sul futuro dell Italia. Serve il Midas nel PD della generazione del dopo '93-94, del dopo Tangentopoli e Mani Pulite. Come scrivono Ezio Mauro, Rino Formica ed Emanule Macaluso. È un aspetto che vediamo implicito nella disponibilità di Napolitano alla sua riconferma per dare una convergenza di quadro politico utile a una ricostruzione dalle fondamenta della politica, delle relazioni istituzionali e degli aggiornamenti costituzionali. In una parola dello Stato. I socialisti contribuirono in modo indispensabile alla costruzione della società italiana dopo l'unità nazionale, e alla poi alla sua ricostruzione dopo il fascismo. Epifani e' stato del Psi, il Psi non c e' più, ma il socialismo è una filosofia, una coscienza che va oltre il tesseramento. Questo speriamo da Epifani, perché ( al netto dell' opinione corretta di De Michelis, anzi proprio in continuità con quanto afferma) buon sangue non dovrebbe mentire.
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Critica Sociale - Anno 2013, numero 2/3
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Policy Network: servono eccellenza di governo e democrazia partecipativa
 Anthony Painter, con il contributo di Claudia Chwalisz Lanciato dodici mesi or sono, il progetto di Policy Network su populismo, estremismo e politica convenzionale (mainstream) ha analizzato il rapporto tra identità politica e movimenti populisti nel contesto dell’Europa contemporanea e si è soffermato su come i partiti – di sinistra e di destra – hanno risposto alla sfida. I ricercatori e i collaboratori che si sono impegnati nell’opera hanno studiato le campagne, le scelte politiche e gli approcci programmatici in grado di resistere e di sconfiggere gli aspetti antagonistici e corrosivi dell’identità politica e del populismo, ma hanno anche considerato attentamente i fallimenti della politica mainstream. Il progetto, di cui presentiamo l’executive summary e l’introduzione, è stato sostenuto da Barrow Cadbury Trust. (Titolo originale del report: Democratic stress, the populist signal, and extremist threat)
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2013-05-11
Formica sull'editoriale di Repubblica
 Rino Formica Caro Direttore, il Suo editoriale su la Repubblica del 30 aprile scorso ha il merito di riflettere con sguardo strategico sulla “fase” che il Paese sta costruendo. Diciamo “costruendo” perché se le fasi, quelle politiche e relative ai rapporti sociali, si costruiscono e non semplicemente si attraversano passivamente, nel senso del segno di consapevole volontà e capacità che i soggetti protagonisti sanno imprimervi, allora il Suo editoriale è certamente costruttivo e non solo di lucido commento. Lei con il suo quotidiano lavoro sta contribuendo a costruire una Sinistra, oggi sparsa in tanti frammenti e umori, da unificare non tanto rinunciando alla “pluralità” (che, sia chiaro, è sempre una “risorsa”) da riportare, nel suo nucleo centrale, ad un centro di gravità del quale sia chiara la forza d’attrazione politica e ideale.
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2013-05-11
Quale destino per il governo Letta?
 Emanuele Macaluso La bravura di un giornalista come Ezio Mauro non può dribblare contraddizioni che sono nella attuale realtà politica che investono anche la storica linea del suo giornale e che vediamo riflesse nell'editoriale. Mauro nella prima parte del suo scritto afferma con nettezza che "un governo è indispensabile, e chi ha detto il contrario è uno sprovveduto in linea con i populisti vari, che cantano spacciando risposte semplici a problemi complessi".
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2013-05-13
La via per il "Partito della sinistra europea"
 Franco D'Alfonso Questa idea dei "due partiti" del centrosinistra è la versione farsesca delle divisioni "tragiche" tra socialisti e comunisti del xx secolo, non ha alcuna giustificazione che non sia l'istinto di sopravvivenza personale dei gruppi dirigenti di partiti e gruppi spesso esistenti solo sulla carta e va contrastata con ogni mezzo. Resto convinto di quanto detto più volte: il "partito" del centrosinistra esiste, ha un sistema di valori centrato sul bene comune nel quale si riconosce, è per questo diverso da quello di centrodestra che è basato sull'individualismo ideologico.
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2013-05-13
Un dibattito aperto
 Emanuele Ceglie Per la prima volta si pone in Italia quella che possiamo chiamare la Questione della Sinistra. Diciamo che è una “prima volta” in quanto la condizione di indeterminatezza e incertezza politica ed ideale in cui si trova la Sinistra oggi, ha assunto una forma totale mai conosciuta. Neppure ai tempi del crollo del Muro e le forti tensioni che si scatenarono nella Sinistra italiana.
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2012-04-10
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