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Vedremo domani alla quarta votazione quali saranno gli ordini di scuderia che i parlamentari “nominati” dalle segreterie di partito seguiranno per l’elezione del nuovo componente della Corte Costituzionale, la Corte suprema che ha dichiarato non costituzionale il metodo con cui l’attuale assemblea, chiamata a deliberare, è stata eletta.

Per ora le tre votazioni precedenti hanno registrato platealmente, con una marea di schede bianche sia del PD che di Forza Italia, il conflitto di interessi in corso tra chi  deve essere membro  di un’organismo (la Corte) che richiama a ripristinare l’elezione popolare dei parlamentari e chi ( i nominati in Parlamento dai partiti) deve decidere (in particolare i “droni del maggioritario”) sulla propria delegittimazione.

Nessuno ha messo la faccia, in attesa di accordi o, se accordi non ci sono, in attesa del primo scrutinio senza lo sbarramento dei due terzi. Appunto quello di domani, a maggioranza semplice. A quel punto cominceranno a spuntare le civette e i candidati veri su cui accordarsi, ma anche no.

Il penultimo dei problemi è dunque il profilo, la competenza delle candidature, il loro significato programmatico e culturale. L’ultimo dei problemi, di conseguenza, è la autonomia della Corte. “Cosa nostra”.

Hanno fatto eccezione i Pentastellati che hanno da subito rivendicato la trasparenza delle candidature  come metodo  e - fautori del sistema proporzionale contro l’Italicum-Acerbo - hanno incluso anche l’avv. Felice Besostri, socialista, nella rosa delle loro quattro candidature.

Besostri ha raccolto 70 voti, con un margine di 17 voti in più rispetto al primo candidato del M5S (58 voti), voti esterni quindi al movimento.

Besostri, come è noto, è stato promotore con altri giuristi e con un gruppo civico milanese di un ricorso giunto sino alla sentenza di incostituzionalità del premio di maggioranza “a pioggia” (cosa che l’Italicum.Acerbo” accresce nel primo turno e liberalizza nel ballottaggio) e della sottrazione del diritto di scelta del proprio rappresentante in Parlamento, con l’abolizione delle preferenze.

Questo è il segno della sua candidatura.

Di altri segni, anche di indirizzo differente, non si hanno invece tracce: al momento la maggioranza dei gruppi in Parlamento si dichiarano incapaci di pensare e proporre un indirizzo in seno alla Corte Costituzionale, salvo la retorica da lieto fine  del Superpartes che esce dal retrobottega. Naturalmente il riferimento polemico è al metodo e non alla eventuale, ma solo personale, competenza del futuro eletto.

Un gruppo di ex parlamentari di vario orientamento politico ha sottoscritto per queste ragioni critiche, oltre che di adesione al merito che la candidatura di Besostri alla Corte Costituzionale rappresenta, un appello a sostegno del candidato socialista, candidato dai Cinquestelle. Che farà il neo socialista PD? Vedremo, tutto dipende dalle sorti del “Patto del Nazzareno che regge”.

Ecco il testo dell’appello e le sottoscrizioni giunte fino ad oggi.

 

“Cari colleghi,

siamo un gruppo di persone che, prima di Voi, in tempi diversi e militando in schieramenti politici diversi, hanno avuto l’onore e la responsabilità di rappresentare i cittadini italiani in quel Parlamento nel quale oggi sono in discussione profonde trasformazioni.

In questi giorni siete chiamati ad una delle più importanti funzioni di garanzia previste dal nostro ordinamento: quella di scegliere due membri della Consulta di nomina parlamentare.

Al di là delle convinzioni culturali e politiche di ciascuno di noi, ci accomuna la preoccupazione circa l’infragilirsi di quei meccanismi di autonomia e bilanciamento tra le Istituzioni che sussistono in qualsiasi democrazia, e che la nostra Costituzione prevede. Infragilimento che, nella fattispecie, potrebbe manifestarsi nel momento in cui le scelte relative alla formazione di un Organo di Garanzia venissero condizionate da logiche esclusivamente di parte più o meno conformi alla maggioranza di governo.

Crediamo che la candidatura dell’avvocato Felice Besostri a membro della Corte Costituzionale esprima appieno la necessità che un Organo di Garanzia sia effettivamente tale. L’'avvocato Felice Besostri, noto per aver avuto il merito di portare di fronte alla Corte Costituzionale il Porcellum, ottenendone la dichiarazione di incostituzionalità, e che ha già ottenuto un ragguardevole numero di voti nelle prime votazioni, sarebbe infatti l’espressione più chiara di un Parlamento che non rinuncia alla sua più alta funzione di concorrere alla formazione di una Corte fortemente autonoma”.

 

Michele Achilli, Mario Artali, Paolo Bagnoli, Fulvia Bandoli, Katia Bellillo, Piergiorgio Bergonzi, Roberto Biscardini, Angelo Bonelli, Domenico Contestabile, Fiorello Cortiana, Bobo Craxi, Cinzia Dato, Mauro Del Bue, Stefano De Luca, Piero Di Siena, Beppe Facchetti, Antonello Falomi, Isa Ferraguti, Pietro Folena, Alfiero Grandi, Franco Grillini, Giuseppe Lo Curzio, Luigi Marino, Gianni Mattioli, Vincenzo Palumbo, Renzo Penna, Saro Pettinato, Cesare Salvi, Angelo Sollazzo, Carlo Tognoli, Lanfranco Turci, Stefano Vetrano, Valerio Zanone, Katia Zanotti

Critica Sociale - Anno 2013, numero 11/12




Il partito anti-UE di Geert Wilders, secondo le proiezioni, è al 4° posto. In testa cristiano democratici e liberali

Chiusi i seggi in Olanda e Gran Bretagna, primi Paesi al voto per le elezioni europee 2014. I risultati ufficiali si sapranno domenica ma, secondo i primi exit poll, la temuta rivoluzione euroscettica che doveva partire dall'Olanda per allargarsi al resto dell'Europa sarebbe più contenuta del previsto.

Qui L'Aja L'affluenza al voto è stata piuttosto bassa ma in linea con le precedenti europee (37% rispetto al 36,75% del 2009). Male il partito euroscettico guidato da Geert Wilders che, secondo le proiezioni, sarebbe la quarta forza (12,2%) staccato di 3 punti dai cristiano-democratici del CDA (15,2%) e dai liberali del D66 (15,6%) considerati i veri vincitori della sfida (De Telegraaf). Non brillano i liberali del VVD del premier Mark Rutte fermi al 12,3% né i laburisti del PVDA (9,4%). 

Qui Londra Dalla Gran Bretagna arrivano, invece, i risultati parziali delle elezioni locali che si svolgevano in contemporanea con il voto europeo. I primi dati mostrano il calo dei Conservatori del premier Cameron e la contestuale crescita dei Laburisti e dell'Ukip, gli indipendentisti euroscettici guidati Nigel Farage (i risultati in tempo reale su The Guardian)

Altre elezioni In Estonia si è votato online, ma il voto non è poi così sicuro (Techpresident). Oggi alle urne gli elettori della Repubblica Ceca. I sondaggi premiano il movimento Ano 2011, guidato dal miliardario Andrej Babis, che ultimamente ha sposato  una linea più filoeuropea e che dovrebbe ottenere attorno al 20% dei consensi (L'Espresso).

L'ITALIA AL VOTO
Oggi è l'ultimo giorno di campagna elettorale. Matteo Renzi chiuderà con un comizio a Firenze, Silvio Berlusconi a Milano, Beppe Grillo in piazza San Giovanni a Roma.

Qui Renzi Nuovo scontro tra il premier e il comico genovese. Renzi ha attaccato Grillo dal palco di piazza del Popolo a Roma per le sue frasi su Berlinguer. Poi, ospite di Porta a Porta, ha rilanciato: "Lascio solo se mi impediscono di fare le riforme" (Corriere). Stamattina in un'intervista a Libero ribadisce: "Nessuna alleanza di governo con FI. Non farà sconti alla Rai".
Sul Fatto Quotidiano intervista a Licio Gelli: "Renzi? È un bambinone. Non è destinato a durare a lungo".

Qui Berlusconi L'ex premier ha definito il voto delle Europee "un referendum su Renzi". Quindi è tornato a promettere l'abolizione della tassa sulla casa (Libero).

Qui Grillo In piazza Duomo, sotto la pioggia, il comico non molla: "Siamo milioni, è finita per gli altri. Saremo cattivissimi, ma senza violenza" (Repubblica). Libero pubblica un documento che mostra come nel 2007, sette mesi prima del Vaffa-day, Gianroberto Casaleggio fosse stato assunto come consulente dall'allora ministro della Infrastrutture Antonio Di Pietro. 

Altre notizie all'interno: Rinviata la sostituzione di Befera all'AgE e Equitalia - Bufera su Unipolo-Fondiaria SAI -  Condanne per Confalonieri e Piersilvio Berlusconi - La vedova di Marco Biaci: "Non è Scajola l'unico responsabile". Colpo di Stato in Tailandia - L'indice manifatturiero cinese torna a crescere. Snowden racconta su Wired la sua battaglia contro la NSA, al Senato USA la riforma del Servizio. (clicca sul titolo per accedere all'intera Rassegna)

 
 
Da oggi si vota per l'Europa a Londra e Amsterdam

L'EUROPA AL VOTO Iniziano le elezioni europee in Gran Bretagna (unite alle amministrative) e Olanda: tre giorni prima della maggior parte dei 28 Paesi dell'Ue. I gruppi antieropeisti, lo U.K. Independence Party e il Freedom Party, si sfidano per il primo posto nei rispettivi Paesi.
Cosa succederebbe se... "Gli anti-europeisti sostituissero l'Europa"? Non succederà, ma vale la pena chiedersi cosa sarebbe una Ue adattata alle loro idee. La ricostruzione della politica estera di questi partiti dipinge un potenziale futuro distopico che i partiti europei devono tenere in considerazione (BloombergView). 

UK alla prova I risultati nel Regno Unito daranno un indicazione sulla possibilità che i Conservatori del premier Cameron mantengano o meno il potere nelle elezioni del 2015. Ma gli ultimi sondaggi dicono che nessun partito attirerà più voti dell'Ukip (Reuters): cosa succede se vince Farage? (The Independent).

Il Partito per la Libertà Wilders, leader del Freedom Party, sostiene di essere già riuscito a cambiare le politiche del Paese sull'immigrazione, prima ancora di andare alle urne (Ft).

In grafico Le grandi questioni nelle elezioni europee (Bbc).

(Rassegna stampa a cura di GoodMorning)


 

 
 
Il carattere inedito dell'astensione alle ultime elezioni politiche

Spiegare il fenomeno dell’astensione è quanto di più complesso giacché in questa confluisce una congerie di elementi eterogenei quali passioni, umori, calcoli d’interesse e posizioni ideologiche ulteriormente diversificati al loro interno. Al netto di tutto ciò, lo scenario aperto dalle elezioni 2013 è davvero inedito. Se valutiamo, infatti, i risultati elettorali senza disinnescare il dato dell’astensione, vale a dire sulla base del numero totale degli elettori anziché in base al totale dei votanti effettivi, considerando cioè l’astensione, piaccia o non piaccia, come un scelta politica vera e propria alla pari di qualsiasi altra preferenza per non importa quale partito, allora il quadro che si apre davanti ai nostri occhi costituisce effettivamente una novità assoluta. 

 
 



2013-12-05
Intervista con l'on avv. Felice Besostri, senatore nella XIII Legislatura, già membro della Direzione Nazionale del PSI e fondatore del Gruppo di Volpedo e del Network per il Socialismo Europeo

di Felice Besostri

E’ una decisione storica, di grande importanza e ovviamente c’è estrema soddisfazione per chi come me ha iniziato la battaglia contro il premio di maggioranza esattamente alla fine del 2007, quando mi opposi all’ammissibilità del referendum Guzzetta-Parisi. L’idea alla base di quell’iniziativa era dare il premio di maggioranza non alla coalizione più votata, ma addirittura alla lista più votata! Sono perciò sei anni che mi dedico alla questione, ma quando un’impresa si conclude positivamente, anche se ha richiesto fatica, tempo, denaro (non ci sono stati clienti che pagassero le spese), la gratificazione è forte. Motivo di grande soddisfazione è anche l’affermazione del  principio secondo cui esiste un potere supremo nel nostro paese, che è la Costituzione: con la sentenza si ribadisce che essa rappresenta un limite anche per il legislatore che voglia affrontare e riordinare la materia elettorale. E pensare che qualcuno sosteneva che non fosse così, che in materia elettorale il Parlamento fosse sovrano e potesse fare ciò che voleva...

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2014-05-11
Il Tribunale di Venezia accoglie il ricorso di incostituzionalità dello sbarramento al 4 per cento presentato da Felice Besostri (già promotore con altri avvocati della sentenza incostituzionalità del Porcellum). La necessità di fare ricorso dopo il voto per impugnare la proclamazione degli eletti al posto di chi resterà fuori dal Paramento, nonostante ne abbia diritto.

C’è ormai una tendenza generalizzata a rafforzare gli esecutivi sulle assemblee elettive e sulla pluralità della rappresentanza. Si tratta quindi di ragioni connesse sì con la governabilità, ma non di quella dei singoli Paesi, bensì  si tratta della governabilità internazionale del capitale finanziario. Avere a che fare con i Parlamenti è molto più complicato che avere a che fare con dei governi il cui successo ormai dipende dalla “benevolenza” dei mercati finanziari, per usare un eufemismo. D’altronde questa volontà di riduzione della democrazia è apertamente teorizzata in un rapporto della Goldman Sachs, la quale non ne fa mistero: In Europa vi sono dei diritti costituzionali che complicano la governabilità. Ed un governo efficace per la finanza è un governo che non controlla i movimenti di capitale e che li lascia liberi di fare tutte le speculazioni che vogliono”.

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2013-11-28
La storia doveva essere finita da un pezzo, dopo il comunismo. In realtà è finta solo la politica. Almeno è finita nella cultura progressista anglosassone, non è finita nella cultura (perdente per ora) latina

Nel 1947 un filosofo, che era anche un alto funzionario del governo francese, Alexandre Kojève, pubblicò un testo dal titolo L'impero latino, sulla cui attualità conviene oggi tornare a riflettere. Con singolare preveggenza, l'autore affermava che la Germania sarebbe diventata in pochi anni la principale potenza economica europea. Kojève vedeva con chiarezza la fine degli stati-nazione che avevano segnato la storia dell' Europa: come l' età moderna aveva significato il tramonto delle formazioni politiche feudali a vantaggio degli stati nazionali, così ora gli stati-nazione dovevano cedere il  passo a formazioni politiche che superavano i confini delle nazioni e che egli designava col nome di "imperi".

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2012-04-10
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