Email:
Password:
Non sei ancora iscritto? clicca qui
Iscriviti alla Newsletter:
ABBONAMENTI e RINNOVI  Critica TV Cerca nel sito:
Links   Chi Siamo  
Critica Sociale (anno 2014)
Storia e documenti di trent'anni (1980-2013)
Le pubblicazioni e i dibattiti
Le radici della democrazia e la Critica di Turati



AMBIENTE (45)
CRITICA SOCIALE (52)
CULTURA POLITICA (372)
DEMOCRAZIA (395)
DIRITTI UMANI (116)
ECONOMIA (254)
ENERGIA (74)
GEOPOLITICA (402)
POLITICHE SOCIALI (77)
SICUREZZA (291)
STORIA (98)
TERRORISMO (62)


Afghanistan (66)
Ahmadinejad (56)
Al-qaeda (29)
America (56)
Berlusconi (56)
Blair (61)
Brown (83)
Bush (131)
Cameron (31)
Casa Bianca (20)
Cina (141)
Clinton (71)
Comunismo (18)
Craxi (34)
Cremlino (33)
Crisi (88)
Egitto (19)
Elezioni (26)
Euro (24)
Europa (242)
Fed (16)
Francia (58)
Frattini (16)
G8 (17)
Gas (19)
Gaza (30)
Gazprom (24)
Georgia (40)
Germania (36)
Gran Bretagna (47)
Guerra Fredda (23)
Hamas (56)
Hezbollah (38)
India (42)
Iran (166)
Iraq (52)
Israele (148)
Italia (110)
Labour (58)
Libano (37)
Libia (21)
Londra (16)
Mccain (84)
Medio Oriente (82)
Mediterraneo (19)
Medvedev (49)
Merkel (35)
Miliband (24)
Mosca (31)
Napolitano (16)
Nato (61)
Netanyahu (26)
Nucleare (53)
Obama (240)
Occidente (60)
Olmert (18)
Onu (43)
Pace (20)
Pakistan (34)
Palestina (23)
Palestinesi (31)
Pci (22)
Pd (26)
Pdl (16)
Pechino (27)
Petrolio (35)
Psi (19)
Putin (109)
Recessione (32)
Repubblicano (16)
Rubriche (53)
Russia (179)
Sarkozy (130)
Sinistra (24)
Siria (49)
Socialismo (40)
Stati Uniti (189)
Stato (23)
Teheran (20)
Tory (22)
Tremonti (30)
Turati (24)
Turchia (30)
Ucraina (25)
Ue (81)
Unione Europea (37)
Usa (228)

   
 




Francesco Forte*

*Presidente del Comitato Scientifico di Critica Sociale - Professore Emerito di Economia Pubblica- Dipartimento di Economia e Diritto, Università Sapienza di Roma

 

Ora che per la pandemia da corona virus, in Italia, siamo vicini alla fase 2, quella del dopo emergenza, grossi problemi si presentano per la nazione, a causa dell’alto e crescente debito pubblico e della riduzione della produzione e  quindi delle pubbliche entrare, mentre aumentano le spese assistenziali. Vi è un concreto e drammatico "rischio Italia". 

Dalla ipotesi che l’economia italiana nel 2020 abbia una recessione dello 1-3% rispetto allo scorso anno, ora dai primi di febbraio, quando è stata varata dal Consiglio dei ministri la dichiarazione di emergenza da corona virus con durata di sei mesi sino al1 luglio, si prevede che la recessione nel primo semestre sia del 10%, così trascinando l’Italia verso un baratro se non si preparano sin da ora energiche contromisure.  Il regime gestionale con la cabina di regia del premier e della Protezione civile non basta, è troppo monocratico, troppo assistenzialista, senza esser in grado di inserirsi nell’intrico europeo e in quello delle sue politiche fiscali e monetarie. E, last but not least, è troppo poco rappresentativo della nazione, in cui vi è una maggioranza politica effettiva diversa, da quella del governo composta da PD, Leu e 5 Stelle, che riesce a stare al potere solo perché uno dei partiti che lo compone, Italia Viva, non ha ancora staccato la spina, pur sostenendo tesi completamente diverse da quelle della triade a guida Conte.    

Occorre una diversa cabina di regia, e solo la Presidenza della Repubblica, in modo democratico, la può dare, in quanto espressione dell’unità e identità nazionale.  Infatti, il Presidente della Repubblica, eletto dal Parlamento con maggioranza qualificata (oltrre che dai delegati delle Regioni) non rappresenta solo la maggioranza, ma tutta la nazione. Ed esiste, come previsto dalla Costituzione  un organismo collegiale coordinato dalla presidenza della repubblica, democratico, aperto a nuovi membri, denominato”Consiglio Supremo di Difesa”, che - come si legge nel portale della Presidenza della Repubblica, "è un organo di rilevanza costituzionale preposto all’esame dei problemi generali politici e tecnici attinenti alla sicurezza e alla difesa nazionale".

Il termine “sicurezza nazionale” appare, in sé, molto più ampio del termine “protezione civile”: sia perché la “sicurezza nazionale ” include “la protezione civile” e sia perché , come si è notato, la protezione civile non riguarda tutta la nazione, ma solo parti di esse colpite da emergenza. Certo, l’organismo a cui sto facendo riferimento è nato per la difesa militare nazionale in funzione internazionale e, solo in un secondo tempo, si è ampliato alla sicurezza nazionale, come difesa da pericoli interni. 

 E  questi pericoli sino ad ora hanno riguardato fenomeni come il terrorismo, il dissenso politico violento, la criminalità organizzata, l’immigrazione incontrollata, clandestina o apolide. Ma ora c'è un saltio di qualità: la sicurezza delle persone e della vita associata extra economica ed economica, è compromessa da un virus insidioso, che comporta immediatamente la nozione di sicurezza nazionale.  E lo stesso vale per la nozione di “difesa nazionale”, la quale si riferisce alla difesa dell’Italia dai "nemici", che viene emblematizzata dal tricolore e dall’inno nazionale, che ora campeggiano ovunque in Italia nell’emergenza. Vi è infatti un pericolo per l’indipendenza nazionale nelle condizioni che il disastro economico e finanziario ci possa portare all’asservimento economico e alla depredazione del nostro apparato di grandi e medie imprese, di tecnologie, del nostro patrimonio culturale.

Va messo in risalto che il Consiglio superiore di difesa non è un organo tecnocratico, ma un organo democratico e che il ruolo che il presidente della Repubblica vi esercita non è un ruolo autocratico, ma in ruolo di guida e coordinamento democratico. 

Nel portale della Presidenza della Repubblica si legge che “Il Consiglio supremo di difesa è il principale strumento attraverso il quale il Capo dello Stato acquisisce circostanziate conoscenze degli orientamenti del Governo in materia di sicurezza e difesa, per poter svolgere adeguatamente il complesso   ruolo di equilibrio e garanzia attribuitogli dalla Costituzione”.  Vai alla FONTE QUIRINALE: https://www.quirinale.it/page/csd

Più in generale, “il Consiglio costituisce sede istituzionale permanente per la discussione e l’approfondimento multidisciplinare delle problematiche relative alla sicurezza ed alla difesa. Le attività condotte nel suo ambito e quelle che da esse conseguono concorrono a porre i suoi componenti nelle condizioni di esercitare, in maniera sinergica rispetto a linee d’azione condivise, i rispettivi ruoli istituzionali, sia in rapporto alla propria specifica area di competenza sia a supporto di quella di ciascuno degli altri. …. Attraverso esso i suoi componenti possono concorrere a definire criteri per il migliore esercizio delle rispettive singole competenze “  

Aggiungo che il Consiglio superiore di difesa e sicurezza ha una composizione ampia, che include il Presidente del Consiglio dei ministri, i Ministri per gli Affari Esteri, dell’Interno, dell’Economia e delle Finanze, della Difesa e dello Sviluppo Economico, il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, il Segretario generale della Presidenza della Repubblica, il Capo di Stato Maggiore delle FFAA, il Segretario del Consiglio supremo di difesa. In aggiunta l'Istituto Costituzionale prevede che “a seconda delle circostanze e della materia trattata, possono essere chiamati a prendere parte alle riunioni anche altri ministri, i Capi di stato maggiore delle Forze armata, il Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, il Presidente del Consiglio di Stato, nonché ulteriori soggetti e personalità in possesso di particolari competenze in campo scientifico, industriale ed economico ed esperti in problemi militari”  

 Nel caso del corona virus, le Forze Armate, vengono impiegate di continuo, anche nella ricerca scientifica, e pertanto la partecipazione ad esso, nella fase due, dei comandanti militari e dell’arma dei carabinieri non è certo inappropriata.

 Fra i rappresentanti delle istituzioni, oltre al presidente del Consiglio di Stato, si potrebbe prevedere la presenza del presidente della Corte dei Conti, i Presidenti delle due Camere,  l’Istituto Superiore di sanità, e in specifiche sessioni con audizioni separate, sia professori universitari del settore sanitario, sia rappresentanti del mondo industriale, commerciale, finanziario e sindacale.

Il Consiglio Superiore di Difesa e sicurezza potrebbe essere convocato dal Presidente della Repubblica, in apposite sessioni, riguardanti la tematica della Sicurezza Nazionale in relazione alla pandemia nella fase due.

Mi rendo conto che questa mia proposta ha elementi opinabili e coinvolge decisioni di fondo del Capo dello Stato che solo lui può prendere. 

 Comunque mi sia consentito di sottolineare che il Parlamento non è stato chiamato dal governo in carica ad adottare misure straordinarie  specifiche sanitarie, giuridiche ed economiche per questa emergenza, con uno strumento ad hoc, ma si è utilizzato uno strumento anomalo, facendo ricorso alla legge 10 marzo 2017, sulla protezione civile, sulla base delle norme del codice della protezione civile varato con il DL (decreto legislativo) n. 1 del 2 gennaio del 2018. Il modello attualmente in funzione ha grosse criticità, in quanto è al limite della democrazia in quanto regime commissariale a guida monocratica del Presidente del Consiglio, ed inappropriato per la sua natura, poiché fa riferimento ai disastri naturali e territoriali ossia emergenze specifiche, non emergenze nazionali. 

 Inoltre esso non è adottato in tutta la sua estensione, ma in modo parziale, con effetti negativi sia sul tasso di mortalità, che sul trasso di crescita del PIL.

Invero,  Protezione civile, per le emergenze, ha quattro specie di compiti: 1) previsione, 2) prevenzione e mitigazione dei rischi,  3) gestione delle emergenze e 4) gestione del loro superamento. 

Ma il quarto compito, che comporta politiche tipo Piano Marshall, ossia sostegno alle forze produttive e una robusta, tempestiva azione di investimento infrastrutturale, in questo caso, è stato completamente dimenticato. Per il secondo compito, quello di prevenzione mitigazione dei rischi ci sono stati nelle norme e nelle strutture, due grosse lacune. La più grave consiste nel non aver adottato misure specifiche per la tutela degli anziani con basso reddito e bassa istruzione e per gli anziani soli. Inoltre, il governo non si è dato cura delle comunità gestite da enti locali e da non profit di persone in difficoltà, per l’età o altre ragioni, che sono a rischio di contaminazione e decesso, in quanto affollate. Le case di riposo e cura per anziani sono l’esempio più clamoroso, perché in questo caso è a portata di mano, una soluzione semplice, efficiente e di costo molto basso, quella di sistemare negli alberghi privi di clienti, con personale in cassa integrazione, gli anziani di case di riposo e cura affollate. Ci sono, poi, le più complicate questioni dei carcerati, dei rom, dei senza tetto.    

  In conclusione: il governo ha gestito la Protezione civile come strumento per l’esercizio di poteri discrezionali del Presidente del Consiglio dei Ministri, mediante DPCM, ossia  Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri , che non sono né decreti legislativi, di attuazione di leggi delega, né decreti legge, da convertire in legge, ossia leggi di secondo grado discendenti dal primo, a cui si collegano, con successiva verifica . Non sono neppure Decreti Ministeriali (DM) ossia decreti che traducono in atto le leggi di secondo grado. Sono decreti di un organo, il capo del governo, dotato di mero potere di coordinamento del potere esecutivo dello stato centrale.  

 I decreti del presidente del consiglio dei Ministri, del  23 febbraio 2020, 1 marzo , del 2 marzo, del 4 marzo , dell’8 marzo, del 9 marzo, dello 11 marzo, del 22 marzo (poi modificato dal DM del 25 marzo) del 1 aprile che proroga dal 4  al 13 aprile le misure del 24 marzo, basandosi sui rapporti della  Protezione civile, sospendono - per l’emergenza, in aree specifiche o nell’intero paese - libertà personali, libertà di pensiero, libertà di opinione, libertà civili, libertà religiose, intaccano libertà e valori culturali e trasformano l’economia di mercato in una economia dirigista  o  la sospendono in varie parti , con effetti macro economici molto pesanti,  che a loro volta si ripercuotono sulla salute e sulla sopravvivenza delle persone e sulla stessa sopravvivenza dello Stato nazionale.

La fase 2 non può essere affidata a un grande fratello, come nel "1984"di George Orwell.

DOCUMENTO: COS'E' IL CONSIGLIO SUPREMO DI DIFESA - FONTE QUIRINALE

Francesco Forte

Critica Sociale - Anno 2018, numero 8




Impressionante elenco di inadempimenti, licenziamenti, danni ecologici del colosso indo francese nel mondo

Se qualcuno ha voglia di farsi un giro su internet e conoscendo un po' di inglese potrà facilmente scoprire e quindi capire qual'è il modus operandi della Alcelor-Mittal e quindi fare un facile pronostico di come finirà la vicenda delle acciaierie di Taranto.

In Canada il 24 maggio 2012  si verifica una tragedia Mortale:  Morte di un lavoratore causata da un metodo di lavoro inadeguato e da una cattiva gestione dell'uso della piattaforma. 200 lavoratori protestano contro i rapporti di lavoro.

Nel 2014 130 posti di lavoro a Port Cartier e Fermont non sono state sostituite.. Altri  cinquanta posti di lavoro  sono state aboliti. 300 lavoratori protestano contro i rapporti di lavoro e la . ArcelorMittal viene condannata per molestie psicologiche ai danni dei lavoratori.

Nel 2016 Arcelor Mittal viene dichiarata  colpevole di tre violazioni dell'Environmental Quality Act(inquinamento)

Licenziamenti a Port Cartier nel 2014 per circa 150 unità.

Un rappresentante sindacale dichiara ""C'è un clima di paura che è stato impostato ,". Ci sono lavoratori che non osano più denunciare certe situazioni. Si tratta di una società che sta aumentando le misure disciplinari come il licenziamento e i giorni di sospensione. »

 
 
Inchiesta di Critica Sociale con un proprio inviato a Taranto

Critica Sociale dà voce direttamente agli operai dell'ILVA con un'Inchiesta condotta da un proprio compagno inviato a Taranto presso gli stabilimenti.

Le dichiarazioni degli operai riportate sono coperte da nomi di fantasia come richiesto espressamente dagli intervistati. Nessuna fiducia nella Mittal e in come è impostata la trattativa dal Governo. Denunciano numerosi interessi intrecciati tra loro affinchè lo stabilimento chiuda. Oltre a Mittal, dallo smantellamento sono  in molti che attendono i loro relativi vantaggi su Gas, Centrali di produzione di Energia, disponibilità di Moli. "Ma se si chiude - dicono - il lavoro si perde e i tumori restano"

Un caso di estrema gravità umana ed economica, oltre che politica, che mette in piena luce l'assenza di un partito dei lavoratori ora impegnato in questioni di sardine. Come ha scritto bene Paolo Mieli, al sitema politico e al governo hanno dovuto sostituirsi il Presidente della Repubblica, le Procure di Taranto e Milano e, fortunatamente pervenuti, i sindacati. Mai si era vista una delegazione sindacale al Quirinale e un più che pesante suo rifiuto di un successivo incontro con il Governo.

Noi oggi con Beppe Sarno registriamo e proponiamo informazioni raccolte direttamente che scarseggiano (è un eufemismo) persino sui social e sui media.

Dicono i lavoratori: "Siamo consapevoli che questa crisi è stata creata apposta e tutti sappiamo che c'è la volontà da parte di Mittal di chiudere lo stabilimento".

"Fin dal suo insediamento la Mittal  si è preoccupata di far sparire ogni pezzo di ricambio,  per cui noi operai addetti alla manutenzione siamo nell'impossibilità di fare il nostro lavoro. Se chiedi un pezzo di ricambio ci viene risposto di arrangiarci, non ci sono soldi".

s.car.

 
 
La Costituzione consente ai lavoratori dell'Ilva di opporsi alla chiusura

Serrata! Come può definirsi la minaccia della Arcelor Mittal a chiudere gli altiforni in maniera graduale. Il  dizionario Treccani definisce la serrata "Sospensione totale o parziale del lavoro disposta dal datore di lavoro come mezzo di intimidazione, di coercizione e di rivalsa contro i lavoratori, durante vertenze e lotte sindacali"N on riesco a definire diversamente e iniziative che in questi giorni la Arcelor Mittal sta ponendo in essere.

Contro la serrata della Allcelor Mittal la sola risposta è l'occupazione della fabbrico non come  atto eversivo ma come atto a difesa dell'occupazione e della democrazia. Sono gli operai che hanno tenuto aperta la fabbrica non il Consiglio di amministrazione degli indiani.

Il problema dell'ex Ilva si può risolvere solo con la gestione diretta da parte dello Stato dell'azienda.  Tale soluzione però appare  non immediatamente applicabile. Occorre pertanto una soluzione intermedia che impedisca lo spegnimento dello stabilimento. Paradossalmente la risposta ce la dà la nostra Costituzione dove all'art. 41sancisce "Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali" e all'art. 43 che precisa che  "A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale."

 
 
Le ragioni della crisi sono molte, ma la centralit del lavoro la sua soluzione

 

Quindici mila operai dell'acciaieria rischiano di rimanere a breve senza lavoro in compagnia di almeno altri diecimila operai che lavorano nelle aziende dell'indotto collegate all'ex ILVA. Significa che se non si trova a breve una soluzione, e "a breve" significa in pochi giorni, circa sessantamila persone, perchè gli operai hanno famiglia, rischiano di rimanere senza mezzi di sostentamento. Il risanamento ambientale dell'azienda è fermo al palo, come pure quello di quella parte della città avvelenata dai fumi degli altiforni.

Il Governo e Alcelor Mittal dimenticano che il sindacato è parte integrante di quell'accordo.  A ben vedere gli unici che stanno rispettando gli impegni sono gli operai, che ogni mattina si recano sul posto di lavoro per produrre acciaio, continuando ad assumere veleni e fumi concerogeni.
Leggendo le dichiarazioni si intuisce che Landini rivendica un ruolo nuovo del sindacato che è quello di attore dei processi industriali con un progetto politico e non solo economico e indica una strada che implica il cambiamento di ruolo del sindacato.
Non rivendicazioni economiche, ma l'invito a lavorare insieme per ridare all'Italia il suo ruolo di paese manifatturiero in cui gli operai siano parte trainante insieme alle altre forze  sociali, governo, industriali, burocrazia, per attuare una ricostruzione sociale, economica e politica. 

 
 
Non la prima volta che le maetranze entrano in gioco per salvare le fabbriche

Potremmo citare decine di esempi di fabbriche salvate dagli operai. L'occupazione della stabilimento di Taranto è l'unica strada per convincere Il Governo a riconsegnare la fabbrica ai Commissari, i quali dovranno elaborare un piano per il proseguimento delle attività produttive. Questo piano non potrà prescindere dalle uniche forze che hanno diritto a dire il loro pensiero e cioè gli operai, i tecnici, gli impiegati dello stabilimento ex ILVA e delle rappresentanze sindacali, i quali è bene ripeterlo sono gli unici che hanno saputo fin da subito indicare la via politica per la soluzione del problema.  Nessun privato verrà mai a Taranto per risanare lo stabilimento e metterlo in funzione in una situazione economica internazionale turbolenta, nessun privato si fiderà di interlocutori inaffidabili quali sono i rappresentanti attuali del governo nè di quello che lo hanno preceduto.

 
 
L'opera realizzata a cura della Biblioteca di Critica Sociale e dell'Istituto Salvemini

AFFIDATA ALLA BIBLIOTECA DEL SENATO LA COLLEZIONE INTEGRALE E DIGITALE DELL'AVANTI! ORA ACCESSIBILE DAL PRIMO NUMERO DEL 1896 ALL'ULTIMO DEL 1993

CLICCA PER ACCEDERE ALL'INTERA COLLEZIONE

 
 



2019-06-05
Settant'anni fa, Luigi Eiunaudi dichiarava il 2 Giugno Festa Nazionale: era l'anno dell'ingresso dell'Italia nella Nato festeggiata a Roma con l' inaugurazione del monumento a Giuseppe Mazzini sull'Aventino.

Questo il 2 Giugno 2019: 70 anni dalla istituzione della Festa Nazionale della Repubblica per il Referendum fortemente voluto e ottenuto da Pietro Nenni (repubblicano e poi socialista)

continua >>
 
 
0000-00-00
La preziosa testimonianza dell'allora assistente personale del Presidente degli Stati Uniti sulla battaglia che assieme condussero sia nell'Amministrazone americana, sia verso le resistenze presenti in Italia all'"apertura" - come si chiamava - per l'ingresso del PSI di Nenni al governo. La caduta del veto ereditato da Eisenhower e le rassicurazioni sulla scelta autonomista dal PCI e filo Nato del leader socialista.

di Arthur Schlesinger jr

"Durante la guerra ero stato ufficiale dei servizi segreti e avevo avuto occasione di entrare in contatto con la Resistenza italiana. Come molti altri della intellighentia anglo-americana, io guardavo con speranza al Partito d'Azione negli anni post-bellici. Allorché questa speranza svanì, sentimmo, negli anni '50, una certa affinità con Giuseppe Saragat e i social-democratici. E seguimmo con interesse l'evoluzione del Psi durante la leadership di Pietro Nenni.

La mia prima impressione fu che Nenni fosse al servizio dei comunisti. Ma rimasi piuttosto colpito dalla convinzione di alcuni leader del Partito laburista britannico che Nenni si potesse redimere. In verità, la questione Nenni emerse nel 1953 nel corso di una cena, in una sala riservata alla House of Commons, a cui io partecipai(...)
Visitai spesso l'Italia negli anni '50 e incontrai numerose personalità politiche a casa di una mia vecchia amica italiana, la giornalista Tullia Zevi, che avevo conosciuto a Parigi nel 1939. A casa sua vidi, per la prima volta, Nenni. Lungi dall'essere il personaggio malevolo dipinto dall'ambasciata americana, io lo trovai un uomo geniale e fondamentalmente democratico.
Nel 1961 io cominciai a lavorare per l'amministrazione Kennedy in qualità di segretario particolare del Presidente. Anche il presidente Kennedy condivideva questo obiettivo. Quando nel 1961, il primo ministro Fanfani si recò in visita ufficiale a Washington, Kennedy colse l'occasione per mostrare una certa simpatia per “l'apertura”.
(...) Nel febbraio 1962 mi recai a Roma ed ebbi un lungo colloquio con Nenni nella casa di Tullia Zevi. Io dissi che Washington era favorevole alla prospettiva di un governo socialmente progressista in Italia ma si interrogava sulle conseguenze “dell'apertura” in politica estera. Nenni rispose sottolineando il suo disaccordo con i comunisti e la tradizione neutralista del Psi. Per neutralità egli intendeva la conservazione dell'equilibrio europeo esistente; e, poiché l'uscita dell'Italia dalla Nato avrebbe disturbato quell'equilibrio, Nenni si sarebbe opposto a tale atto, considerandolo non neutrale. Tesi ingegnosa".

IL RICORDO DI ARTHUR SCHLESINGER, un articolo di Spencer Di Scala
(collaboratore del grande storico - Massachusetts University di Boston)

continua >>
 
 
2012-04-10
Le foto pubblicate su questo sito sono tratte in larga parte da internet attraverso i pi diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio. Qualora si ritenessero violati diritti dautore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@criticasociale.net)