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In questo numero: Storia di venti anni/4 - Numero del 2013-02-04



Critica Sociale, 1998
LA RIFORMA NECESSARIA
Edmond Dantes

 

Il bipolarismo è un conto, il bipartitismo è un altro. Un sistema fondato su due o più partiti maggiori ma collocati attorno al 20%, contornati da schiere di partiti minori, tutti elettoralmente vincolati nelle possibilità e nella scelta della rappresentanza, è un pluripartitismo camuffato o un bipolarismo plurimo. Se nella realtà non esiste un sistema bipartitico effettivo e dominante, la legge elettorale maggioritaria non lo può imporre ed anzi sembra fatta apposta per mantenere la atomizzazione delle forze ed il moltiplicarsi delle formazioni. E’ perlomeno singolare infatti che quando vigeva in Italia il sistema elettorale fondato sul principio della proporzionale pura esistevano un numero di partiti di gran lunga inferiore a quello che attualmente esiste vigendo un sistema di maggioritario corretto.

La realtà della società politica italiana ha caratteristiche sue proprie. Essa è fatta da una molteplicità di tradizioni, culture, specifiche identità ed interessi. E’ vero che l’evolversi delle esperienze o esigenze e interessi di natura varia forzano determinate omologazioni, associazioni ed anche la nascita di nuove identità più complesse, ma non è men vero che la realtà politica non può essere modificata e trasformata mediante un eccesso di forzature e di imposizioni. Da interventi di questa natura scaturirebbero poi senz’altro e sempre reazioni e conseguenze contraddittorie e tutt’altro che positive. Le molteplicità e le diversità dei fattori riversati nel collegio unico maggioritario piuttosto che ricondurre il sistema alle unità volute possono essere generatrici di false rappresentanze, distorsioni, dispersioni e trasformismi di genere vario.

Uno sbarramento imposto ad una legge proporzionale costituirebbe invece uno strumento semplice ma molto efficace per ostacolare la parcellizzazione delle forze. Mentre la proporzionale assicurerebbe una rappresentanza proporzionata ed effettiva, lo sbarramento alla base scoraggerebbe la frantumazione e il proliferare di piccole formazioni. La stabilità del sistema potrebbe allora essere meglio assicurata da un secondo turno elettorale che si pronunciasse su coalizioni di governo alternative, assegnando alla coalizione vincente un consistente premio di maggioranza. Con un secondo turno siffatto si conseguirebbero unitariamente tre scopi: la elezione diretta del Premier, la scelta irreversibile per l’intera legislatura della coalizione di governo salvo infatti il ricorso a nuove elezioni, l’ampiezza e quindi la stabilità della maggioranza parlamentare. Da questo tipo di riforma trarrebbero vantaggi politici e di principio sia i proporzionalisti che i maggioritari, che i Presidenzialisti. Ne risulterebbe un sistema molto forte ed equilibrato nella sua rappresentanza, nella sua funzionalità, nella chiarezza dei suoi indirizzi politici. Certo bisognerebbe farla finita con la demonizzazione retorica del principio proporzionale che, benché carico di difetti, resta il principio democratico per eccellenza. Un sistema elettorale perciò a due turni. Il primo proporzionale con quota di sbarramento. Il secondo con elezione del premier, scelta della coalizione e premio di maggioranza. Sarebbe una ottima soluzione. Non se ne farà certamente di nulla. Si marcia verso sistemi maggioritari che, rispetto alla realtà della società politica italiana, rappresentano soluzioni violente o soluzioni pasticciate.

 


Un buon sistema

Solo in Italia la parola “proporzionale” in tema di leggi elettorali è considerata una bestemmia. Solo la confusione regnante, figlia di una “falsa rivoluzione” e dei suoi molteplici e variopinti agitatori e sostenitori, può arrivare a questo punto di mistificazione. In realtà sappiamo che si tratta invece di un principio e di una regola democratica di prima grandezza. Identificare il sistema proporzionale con uno dei deplorevoli vizi connaturati al vecchio sistema politico della Repubblica, non è altro che una dimostrazione di memoria corta per non dire di ignoranza lunga. In Europa ed anche in Italia durante il Regno e prima del fascismo le campagne per l’affermazione del principio proporzionalistico hanno rappresentato una bandiera che fu comune al pensiero politico socialista, cattolico democratico e a scuole liberali.

Da Ginevra, a New York, a Londra, sotto l’ispirazione di John Stuart Mill nascevano già nel secolo scorso varie associazioni di orientamento proporzionalistico. Anche a Milano, nel 1871, nasce una associazione che intende battersi per la conquista della proporzionale. La fonda e la presiede Filippo Turati, e ad essa, oltre ai socialisti, aderiscono liberali, radicali, cattolici popolari. Ne fanno parte uomini e personalità come Filippo Meda e come Gaetano Salvemini. Era un fervido sostenitore del principio proporzionalistico Luigi Sturzo, fondatore del Partito Popolare e con lui si schiereranno nel dopoguerra Carlo Arturo Jemolo, Guido Ruggiero e ancora Gaetano Salvemini che, per parte sua, da un lato difendeva la proporzionale dall’altro ne proponeva una correzione con l’introduzione di un “premio di maggioranza”.

Nel lontano 1945, mentre l’Italia si riapriva alla democrazia, si potevano leggere sull’Avanti! riflessioni che ancor oggi possono tornare utili: “Il collegio uninominale ci riporterebbe senza dubbio alle vecchie clientele che sono il contrario della democrazia. Tuttavia la pluralità dei partiti, il loro frazionarsi in gruppetti molteplici causò dopo le elezioni del ‘19 e del ‘21 l’instabilità governativa. Il sistema clientelistico si riproduce sul piano della proporzionale pura. Proporzionale quindi ma non pura”. Il principio che nell’Italia di oggigiorno, percorsa a destra e a manca e disorientata da ondate demagogiche, viene letteralmente demonizzato è considerato invece democratico e regna sovrano in grandi Paesi dell’Europa. Innanzi tutto in Germania, dove infatti funziona con generale soddisfazione un sistema proporzionale corretto. In Francia collegio uninominale a due turni e proporzionale si sono venuti alternando negli anni. In Inghilterra prima delle elezioni e ancora oggi, constatati gli effetti antidemocratici del sistema maggioritario vigente nel loro paese, i laburisti stessi sono tornati sul tema di una possibile introduzione della proporzionale.

In Italia, dove il sistema maggioritario corretto ha già dimostrato di essere una grande forzatura rispetto alle caratteristiche reali e tradizionali della società politica italiana provocando in tal modo danni di non poco conto, non c’è invece nessuno che osi discostarsi da questo terreno. E tuttavia il maggioritario, nelle sue varie espressioni ivi compresa la più radicale, non garantirà nel nostro paese un corretto funzionamento del sistema. Nasceranno infatti frantumazioni, clientelismi di piccolo e di alto bordo, dispersione di forze e trasformismi di varia consistenza e natura. Ciò che occorre è ben altro. Bisognerebbe,saper pensare ad una riforma elettorale semplice e lineare capace di garantire ad un tempo una effettiva rappresentatività e rappresentanza, una corretta stabilità politica, una efficacia funzionale del sistema democratico.

“Dai e dai”

La politica è bella quando è varia. Ma la politica è anche ballerina. Le posizioni cambiano, le idee evolvono, i politici si trasformano. Bossi ha parlato della proporzionale come di un principio sacro. Non c’è democrazia se non con la proporzionale. Fini invece è per il maggioritario punto e basta. Non perde occasione per ripeterlo. Nella Commissione per le riforme istituzionali nel Parlamento della Prima Repubblica, Fini si era battuto per la proporzionale e Bossi aveva sposato il maggioritario. Poco male. La notte dei tempi porta consiglio: il peggiore dei consigli resta l’idea di un maggioritario radicale, collegio unico, uno o due turni. Una riforma violenta che farebbe nascere solo contraccolpi non difficili da prevedere. Una riforma elettorale non può non tener conto delle caratteristiche fondamentali di una società politica anche se su di essa si deve intervenire per correggerne le degenerazioni.

Salutato come la panacea di tutti i mali il maggioritario corretto tuttora in vigore vede da un lato le quotidiane esaltazioni del bipolarismo, dall’altro il progressivo proliferare di formazioni politiche. Quelle di oggi sono già più del doppio di quelle di ieri. Esiste un sistema elettorale bilanciato, equilibrato, in grado di assicurare i due obiettivi fondamentali che debbono essere perseguiti: una giusta rappresentanza, una sostanziale stabilità. Proporzionale corretta al primo turno, elezione del premier e della coalizione con premio di maggioranza al secondo turno. Dai e dai è qui che bisognerà arrivare a dispetto dei maggioritari tutti d’un pezzo che tutto avranno, ma non di certo la maggioranza in Parlamento.

No al maggioritario spazza tutto

Tutti gli alleati del PDS hanno bisogno di una legge elettorale con quota proporzionale. Ne hanno bisogno per la loro sopravvivenza e per una relativa autonomia e indipendenza. Ne hanno bisogno tutti e sono una lunga lista. Ne ha bisogno il PPI che del resto non lo manda a dire. La stessa cosa si può dire dei Verdi che si oppongono con decisione ai maggioritari spazzatutto. Ne hanno bisogno Dini e i socialisti bosellisti. L’uno tace, gli altri ogni tanto si fanno vivi. In piedi, a viso aperto contro le velleità maggioritarie estreme ad uno o due turni, stanno sulla sinistra Bertinotti e sul lato destro Bossi. L’uno e l’altro, a ben giusta ragione, difendendo a spada tratta la proporzionale difendono se stessi e il proprio partito. L’UDR, il giorno che si collegasse più strettamente al PPI, non potrebbe più farsi fotografare a braccetto con Di Pietro. Hic rhodus hic salta; anche se Cossiga è senatore a vita. Bertinotti e Bossi, non va dimenticato in caso di emergenza sono potenziali alleati della maggioranza, anche se, soprattutto per Bossi, tra il dire ed il fare si porrà di mezzo il mare. Non potendo il PDS alla fine dei conti fare spallucce di fronte alle esigenze di una parte importante, qualificata e decisiva dei propri alleati di governo, qualche cosa di nuovo lo dovrà pur dire. La ricerca di una riforma equilibrata che garantisca ad un tempo rappresentanza, stabilità e governabilità la si dovrà pur fare. Anche Forza Italia dovrà staccarsi dalla disponibilità incomprensibilmente già annunciata e ripetuta verso la demagogia maggioritaria referendaria. Anche Forza Italia del resto dovrà riflettere meglio e ricercare il punto di intesa con gli altri schieramenti e con le posizioni che alla fine dovranno farsi strada nella maggioranza di governo. E Fini lo si inviterà a non avere la memoria corta e a ricordarsi della sua battaglia proporzionalistica in seno alla Commissione per le riforme della Prima Repubblica. Da allora, non è passato un secolo.