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In questo numero: Storia di venti anni/6 - Numero del 2013-02-18



Dall’assistenzialismo alla collaborazione Stato-cittadini
WELFARE E PARTECIPAZIONE
Tony Blair

 

Finché la Gran Bretagna non sarà una terra di opportunità per tutti, non ci fermeremo. La mia dissertazione, oggi, è quella che segue. Nel mio discorso a Brighton, ho descritto come ci stiamo muovendo da un welfare state tradizionale a una società delle opportunità. Quello che intendo è questo. Abbiamo compiuto un vero progresso in Gran Bretagna negli ultimi 7 anni e mezzo. Ma la verità su questo paese è che per quasi 30 anni la mobilità sociale è rimasta relativamente costante. Io voglio vedere la mobilità sociale diventare ancora, come nei decenni dopo la guerra, una caratteristica dominante della vita degli inglesi. Ma dire questo nel mondo di oggi, significa molto più che sollievo dalla povertà e accesso ai servizi di base. Significa creare una genuina opportunità per trarre il meglio dalle attitudini di ognuno e per garantire a ognuno l’accesso ai migliori servizi, da qualsiasi condizione sociale provenga. E, a mio giudizio, questo non può essere fatto con le esistenti strutture di stato e di governo.

Nei primi due mandati abbiamo operato con successo miglioramenti radicali al welfare state esistente nel ventesimo secolo e ai pubblici servizi; abbiamo iniziato ad alterare la loro struttura. Ma ora, sul fondamento della stabilità economica, la prospettiva del terzo mandato deve essere l’alterazione radicale del contratto tra cittadini e stato che fu alla base del ventesimo secolo; l’evoluzione da un welfare state che assiste i poveri e fornisce servizi essenziali verso un welfare state che offra servizi di alta qualità e l’opportunità per tutti di realizzare a pieno il proprio potenziale. Proprio come ci siamo staccati dalla produzione di massa nell’industria, così dobbiamo staccarci dalla produzione di massa nell’attività dello stato. Al centro del servizio o della struttura deve esserci l’individuo. Egli ha sia il diritto che la responsabilità di cogliere le opportunità offerte e di trame risultati. Il ruolo del governo diventa quello di autorizzare, non di imporre. Al posto di rigidità e uniformità, flessibilità e adattabilità. E c’è bisogno di nuovi e ingegnosi modi per finanziare quei servizi che, pur essendo universali, devono essere finanziati su basi sostenibili e progressive.

Tutto questo richiede una inversione della relazione stato/cittadino, con il cittadino non alla base della piramide a prendere ciò che viene porto, ma alla cima, con il potere nelle sue mani di prendere i servizi che vuole.

Le implicazioni sono moltissime. Significa insistere nel perseguire la logica delle riforme del servizio sanitario nazionale, della scuola, della legge e dell’ordine pubblico; e affrontare con un nuovo approccio ciò che ho descritto nel mio discorso di settembre come le sette nuove sfide del mondo moderno.

Lungi dal rinnegare il New Labour, dobbiamo invece estenderne radicalmente la portata. Ma prima, un po’ di storia. Non c’è posto migliore per discutere di una società delle opportunità che qui, alla Beveridge Hall. La fama di William Beveridge è naturalmente fondata sul suo famoso rapporto del 1942 sul sistema delle assicurazioni nazionali e dell’assistenza pubblica che egli consigliò e che il governo di Attlee mise in atto a fianco del servizio sanitario nazionale. Il maggior vanto del partito laburista è la creazione nel 1945 del welfare state, da parte del nostro governo, che fece più di qualsiasi altro governo del secolo per intaccare la povertà, promuovere l’uguaglianza e unificare il paese.  I valori che animarono questi grandi riformatori degli anni quaranta Beveridge, Attlee e Bevan sono i nostri valori: equità, solidarietà, una società di impegno reciproco; la condizione dei poveri e dei meno avvantaggiati è la verifica dell’umanità e del decoro dell’intera nazione. Tuttavia, le istituzioni che essi crearono 60 anni fa erano basate su condizioni sociali e assunti radicalmente differenti da quelli di oggi. Questa differenza è il punto di partenza del mio discorso di oggi.

Non c’è bisogno che mi soffermi sul contrasto tra oggi e la Gran Bretagna in cui crebbero i miei genitori negli anni trenta e quaranta. Una Gran Bretagna dove la pertosse, la difterite e il morbillo erano ancora le maggiori cause di mortalità infantile; dove c’erano 1 milione di minatori e solo 70.000 studenti universitari; dove il cibo era razionato, solo un inglese su sette aveva una macchina, solo una donna su cinque lavorava; dove l’aspettativa di vita era di 63 anni per gli uomini e 68 per le donne mentre ora raggiunge i 76 anni per gli uomini e gli 81 per le donne, e si pensa che crescerà a 79 e 83 entro il 2020.

Beveridge e Attlee costruirono il loro welfare state per le condizioni degli anni quaranta. Concepirono il welfare come un minimo essenziale per cittadini in coda per tutto; che avevano poca possibilità di scelta sia nel settore pubblico che in quello privato; che avevano poche aspirazioni; che certamente brontolavano ma che raramente protestavano, e anche allora con uno spirito di deferenza e quasi di scusa. Fu su queste basi, ad esempio, che Beveridge consigliò una pensione base per tutti, senza riguardo ai bisogni o ai precedenti guadagni; alla stesso modo, propose che la contribuzione fosse fissa per tutti. Anche le prime riflessioni sul servizio sanitario nazionale mostrano simili soluzioni anacronistiche, in particolar modo l’opinione diffusa ed erronea radicata anche negli anni cinquanta che la domanda verso il servizio sanitario nazionale sarebbe decisamente calata una volta che le allora prevalenti malattie fossero state eliminate.

Ciò nonostante, Beveridge riconosceva che le istituzioni sono immagini del proprio tempo; che ogni generazione deve crearle o ricrearne di nuove. Questa sala (Beveridge Hall), una grande creazione modernista per i suoi tempi, è un supremo testamento. Beveridge stesso mise mano alla sua costruzione e disse che non avrebbe dovuto essere una replica del Medio Evo, ma qualcosa che nessuna generazione precedente avrebbe potuto costruire, un’isola di cultura in un mondo di affari. Beveridge infatti era prima di tutto un pedagogista, direttore della London School of Economics per 18 anni tra le due guerre. Ma non è sbagliato dire che dovrebbe essere ricordato principalmente come un riformatore del welfare, perché negli anni quaranta e nei decenni successivi è stato il welfare, insieme con la nazionalizzazione dell’industria, il principale strumento utilizzato dalla sinistra per il raggiungimento della equità sociale e della prosperità.

Il governo laburista del 1945 non si occupò di istruzione, a parte la cauta attuazione del Butler Act del 1944. L’istruzione superiore rimase appannaggio esclusivo di una piccola elite ancora per decenni. E l’istruzione secondaria anche dopo l’introduzione della scuola superiore unificata negli anni sessanta? Continuò a essere principalmente un centro di produzione di massa di bassa manodopera per lavori di massa che richiedevano bassa manodopera. L’economia e la società si trasformarono nei decenni successivi al 1950. Ma le istituzioni del Attlee Beveridge welfare state rimasero sostanzialmente inalterate con i loro punti di forza (la resistenza dei valori progressisti che neppure il Thatcherismo è riuscito a minare), ma anche con la loro crescente inadeguatezza, laddove il fallimento nell’adeguarsi ai cambiamenti sociali è stato esacerbato dalla deliberata negligenza e dall’assenza di investimenti negli anni ottanta e novanta.

Quello che stiamo facendo, sin dal 1997, è cercare di porre un freno a questa crescente divisione sociale e cominciare ad invertire la tendenza. E non solo con il lavoro e gli investimenti che ho menzionato prima. Due milioni di pensionati sono stati risollevati da una vita di stenti e 700.000 bambini dalla povertà; i crediti sulle tasse hanno consentito per la prima volta a molte famiglie di lavoratori di avere un reddito decente. Quando i Tories affermano che la spesa per il welfare è aumentata sotto questo governo, fanno un tipico gioco di mano. La spesa sulla disoccupazione, sui fallimenti sociali ed economici è scesa non aumentata. Ciò che è cresciuto è la spesa sulle pensioni, le agevolazioni per le famiglie con bambini, i crediti sulle tasse che sono stati deliberati per aiutare la gente in difficoltà e sottopagata. Questa non è una spesa da tagliare, ma una spesa di cui dovremmo andare fieri. La spesa nei pubblici servizi è stata spesso diretta alla soddisfazione di esigenze essenziali: più infermiere, dottori, insegnanti, poliziotti; e per loro migliori strutture in cui lavorare. La spesa per gli edifici scolastici è ora sette volte più alta che nel 1997. Dieci anni fa, la metà degli edifici adibiti al servizio sanitario nazionale era stata costruita prima della istituzione del servizio sanitario nazionale stesso; ora la percentuale è scesa a un quarto e 100 nuovi ospedali sono in progetto di costruzione. I centri di formazione per tutte le maggiori categorie professionali di pubblico servizio sono stati radicalmente aumentati. Tutto questo era necessario e ha prodotto reali vantaggi.

Ma c’è qualcos’altro che abbiamo imparato durante questo governo. I vantaggi più grandi sono sempre stati la conseguenza delle riforme più coraggiose. L’indipendenza della Banca di Inghilterra ci dà stabilità. L’insistenza sulla responsabilità di lavorare se ti è possibile, così come il diritto a essere aiutati e la fusione di centri di lavoro e servizi per i lavoratori, ha ulteriormente accresciuto il successo del New Deal. Le liste d’attesa per i degenti, scese progressivamente da quando abbiamo assunto la carica, hanno cominciato a calare sistematicamente da quando sono stati introdotti i nuovi centri di diagnosi e trattamento e la gente ha cominciato ad avere la possibilità di scegliere; e, come la commissione di verifica ha recentemente riportato, questa possibilità di scelta è popolare al massimo tra gli strati socio economici più bassi.

Le scuole specialistiche tanto contestate da principio hanno superato gli standard degli istituti omnicomprensivi. Col tempo, la riforma sui finanziamenti agli studenti, già citata come modello internazionale dall’OECD, sarà vista come un allargamento delle opportunità in ambito universitario. Le iscrizioni agli asili sono calate del 70 % dopo una sistematica revisione del sistema. Ma per ora, in ogni area i cambiamenti apportati alle strutture esistenti hanno solo migliorato la situazione, non l’hanno trasformata. La lezione è chiara: proseguiamo con fiducia; non tiriamoci indietro esitando; facciamoci forza dei cambiamenti che hanno reso questa nazione più giusta e più forte; e usiamo le esperienze dei primi due mandati perché ci guidino verso un vero e durevole cambiamento nel terzo.

Il New Labour, naturalmente, rimane sotto un costante attacco sia della destra che della sinistra. Parte della sinistra ancora non vuole accettare che l’unica ragione per cui abbiamo vinto due elezioni consecutive sta precisamente nel nostro essere New Labour, combattendo in prima linea, rifiutando i dogmi del passato ed evitando gli errori degli anni settanta e ottanta.

Esattamente come i Tories, hanno considerato i loro voti e poi hanno deciso di ritirarsi dove potevano stare più comodi, ingannati dall’apparente supporto di posizioni di forza su argomenti come l’immigrazione e l’Europa. Nel frattempo, propongono tutta una serie di politiche che sono quasi visibilmente inconsistenti. Di qui il loro desiderio di nasconderle dietro promesse “minimaliste”. L’alternativa dei Tories non sarà rappresentata principalmente da una alternativa politica. Non si arrischieranno a fare questo, perché ogni volta che espongono una delle loro principali proposte in particolare quella in cambiamento continuo sul “passaporto” per malati e studenti , esse si rivelano per quello che sono: proposte di benefici per una piccola minoranza di più ricchi a spese di tutti gli altri. Un “passaporto” per i malati accessibile solo per i benestanti, sovvenzionato dagli altri; un “passaporto” per gli studenti che preleva 1 miliardo di sterline dall’educazione statale per beneficiare una minoranza. E, ancora più scandaloso, la loro ultima proposta di un taglio di 2 miliardi di sterline alla tassa di successione, ad appannaggio di, al massimo, il 5% dei contribuenti e a spese di tutti gli altri. No, i Tories non avranno il coraggio di combatterci alle prossime elezioni su un terreno politico, su quello che eventualmente faranno al governo. Ma ci sono punti sui quali gli attacchi provengono sia da destra che da sinistra. Saremo sotto la pressione di soddisfare grandi aspettative; ma anche sotto pressione per quanto riguarda le tasse e la spesa pubblica.

Il Cancelliere (ministro delle Finanze, ndr) ha già giustamente fatto notare che la prossima finanziaria sarà molto severa. Il pericolo è che la sinistra voglia soddisfare le più alte aspettative e perda di vista le tasse e la spesa pubblica. La destra volgerà opportunisticamente a proprio vantaggio queste aspettative, criticherà le spese e ci stringerà in una morsa tra le due; per forzarci a una scelta tra il supporto dei nostri scopi di giustizia sociale e i mezzi per ottenerli. Ecco perché un programma di riforme continue è così cruciale. E’ solo cambiando il sistema che lo renderemo più efficiente. Il servizio sanitario nazionale non è soltanto una questione di soldi.  Ci sono buone e cattive scuole che beneficiano esattamente degli stessi fondi. La vigente legge penale non è mai stata in grado di fronteggiare con successo la criminalità organizzata e i crimini legati alla droga. Se poi consideriamo le nuove sfide e i nuovi problemi è ancora più chiaro che non potranno essere affrontati semplicemente spendendo più soldi se mantenendo le attuali strutture di governo e di stato.

Considerando tutti questi aspetti, noi ci impegniamo non in una serie di riforme distinte, settore per settore, ma a un mutamento radicale del welfare state del ventesimo secolo, basato su servizi collettivi, uniformi e passivi, in una moderna società delle opportunità, dove i servizi saranno personalizzati, diversificati e attivi. I fini ultimi, comunque, sono quelli tradizionali: giustizia sociale, consentire alle famiglie di lavoratori e ai loro figli più alte aspirazioni, creare opportunità non per pochi ma per tutti.

Ora permettetemi di dire qualcosa in più su ognuno di questi punti. Le strategie sull’educazione, la sanità, la sicurezza e i trasporti che abbiamo pubblicato in luglio, espongono i nostri progetti in queste aree. In ciascuna di esse proseguiremo decisamente nella direzione delle riforme che abbiamo cominciato. Per quanto riguarda la sanità, opereremo una apertura del sistema per andare incontro alla domanda dei pazienti e radicheremo il principio della scelta. Stiamo progettando un aumento significativo della spesa a vantaggio dei fornitori indipendenti di servizi di diagnosi e trattamento. Ci sarà uno stanziamento di circa 500 milioni di sterline, che calcoliamo possa produrre un aumento di pazienti che usufruiranno della possibilità di scelta nell’ordine di 250.000 all’anno. Servizi come quelli diagnostici, dove ci sono continui imbottigliamenti, saranno migliorati attraverso una commistione di fondi pubblici e privati. Tutto questo ci aiuterà a raggiungere il nostro proposito, cioè che entro il 2008 ogni paziente sia in grado di scegliere il proprio ospedale, con un tempo di attesa massimo di 18 settimane dalla prescrizione da parte del medico di un trattamento specialistico e l’inizio del trattamento stesso.

Passando al tema dell’educazione, le scuole specialistiche diventeranno praticamente universali, e ci saranno 200 nuove scuole secondarie gratuite per le famiglie e senza selezione attitudinale gestite da sponsor indipendenti nelle aree dove le scuole erano deboli o hanno fallito in passato. Sarei contento di vedere queste scuole sponsorizzate non solo da imprenditori individuali ma anche da società, da chiese e altre organizzazioni religiose. Duecento è quello che crediamo di poter ottenere, ma se potremo fare di più, lo faremo. Promuoveremo inoltre una maggiore diffusione dei percorsi professionali che guidano lo studente dalla scuola all’apprendistato o a una formazione superiore, così che la grande maggioranza dei ragazzi tra i 16 e i 18 anni, e non solo quelli che decidono di frequentare l’università, rimangano impegnati in corsi formativi e professionalizzanti.

Venendo ora alla sicurezza, riporteremo a un numero record gli effettivi della polizia e completeremo la riorganizzazione della giustizia penale, che mostra parecchie falle. Ugualmente importanti, sono poi le nuove sfide che dovremo fronteggiare per creare una società delle opportunità. Lo scorso mese ne ho fatto cenno in un discorso. Oggi voglio dare qualche dettaglio in più sul nostro approccio in queste aree chiave.

Prima sfida: lo sviluppo dell’occupazione cha abbiamo conseguito è eccellente. Ma non dobbiamo fermarci finché ogni persona che vuole un lavoro avrà un lavoro. Nonostante i cambiamenti che abbiamo apportato, ancora per troppi il welfare state non è altro che un dispensatore di benefici e indennità, che intrappola la gente in una dipendenza a lungo termine o addirittura per tutta la vita.  Stiamo studiando nuovi approcci indirizzati alle persone costrette alle pensioni di invalidità per aiutarle a tornare a lavorare. Sappiamo che molte di loro vorrebbero lavorare, con il giusto aiuto e supporto. E’ essenziale abbassare i costi del sistema, se dobbiamo affrontare i costi crescenti nelle aree dove è necessario spendere di più. Come risultato dei nostri interventi, prevediamo che il costo delle pensioni di invalidità scenderà a 750 milioni di sterline. E più proseguiremo nelle riforme necessarie a riportare queste persone al lavoro, più questi costi caleranno. Abbiamo già uno dei migliori tassi d’occupazione del modo industrializzato. Ma dovremmo aspirare ad avere il migliore in assoluto. Secondo i dati recenti, questo dovrebbe significare ottenere un tasso di occupazione accresciuto dall’attuale 75% all’80%, il che equivale a più di 1,5 milioni di persone in più che lavorano provvedendo per se stessi, le loro famiglie, e naturalmente per le loro pensioni. Questa sarebbe realmente una situazione di piena occupazione che ridurrebbe il divario tra le regioni e assicurerebbe a chiunque voglia lavorare l’aiuto, il supporto e l’incoraggiamento necessari per trovare lavoro.

Seconda nuova sfida: un processo di formazione che dura tutto l’arco della vita. L’istruzione nel futuro non dovrà fermarsi per nessuno e tanto meno le opportunità e le facilitazioni da parte dello stato. Ho detto a Brighton che ci saremmo impegnati con tanta energia nel potenziamento dell’istruzione professionale quanto in quello dell’istruzione universitaria, e così faremo. Non solo i giovani, ma anche gli adulti necessitano di nuove competenze per trovare lavoro o tornare al lavoro, per avanzare nella carriera o per cercare a qualsiasi età di cambiare lavoro. Questo percorso di apprendimento continuo, non solo è centrale nella nostra politica dell’istruzione, lo è anche nella nostra politica dell’occupazione, nella nostra politica economica, per estendere le opportunità di tutti quelli che cercano lavoro, per la politica delle pensioni, dal momento che consentirà a molte persone tra i 50 e 60 anni di acquisire competenze che permetteranno loro di continuare a lavorare. Abbiamo già significativamente potenziato l’apprendistato, l’istruzione superiore e i corsi professionali, per ridurre il numero dei 7 milioni di adulti privi di competenze e istruzione basilari; abbiamo avanzato proposte per aumentare il numero dei corsi professionali sui posti di lavoro; abbiamo lanciato il primo nuovo tipo di scuola professionale guidata e gestita da leaders dell’industria. Nei prossimi mesi metteremo a punto un piano completo sulla formazione degli adulti, comprese proposte che alterino radicalmente il modo in cui tale formazione è fornita.

Terza nuova sfida: la cura dei bambini e il bilanciamento tra tempo del lavoro e tempo della vita. In nessun aspetto la società è cambiata tanto e in grande misura per il meglio, come nel ruolo delle donne e nelle opportunità per loro di lavorare e di condurre una vita più piena. La maggior parte delle madri ora lavora a tempo pieno o part-time, e molti padri vorrebbero avere più tempo a disposizione da dedicare ai propri figli. Perché questo sia possibile dobbiamo sfruttare i progressi che abbiamo compiuto sul lavoro flessibile e sull’organizzazione di asili, e rendere accessibili supporti completi e flessibili a tutti i genitori di bambini sotto i 5 anni. Non solo per aiutare i genitori: è provato che una buona qualità di vita nei primi anni ha un grande impatto sulle scelte di vita future dei bambini, particolarmente di quelli meno avvantaggiati e dei figli di genitori single. Il nostro proposito per il terzo mandato è quello di sviluppare un programma di assistenza per i bambini dai 3 ai 14 anni ad alta qualità e modellato sia sui loro bisogni che su quelli dei loro genitori. Questo non significa imporre a tutti un sistema gestito dallo stato, ma consentire ai genitori di compiere una vera scelta tra i settori pubblico, privato e volontario, comprensivi di asili, gruppi di gioco, migliori scuole primarie, centri per i bambini e badanti. Questo è anche un settore per l’innovazione dei sistemi di reperimento dei fondi: l’incremento degli aiuti per i bambini sotto i 5 anni, oltre al già esistente diritto a un asilo part time per i bambini tra i 3 e i 4 anni, dovrà essere alla base di una giusta e sostenibile allocazione dei costi. Anche su questo argomento pubblicheremo proposte complete nei prossimi mesi.

La quarta sfida: aiutare le persone a provvedere per il proprio periodo di pensionamento. La pubblicazione di un iniziale rapporto della Commissione per le pensioni guidata da Adair Turner, innescherà un ampio dibattito, e aprirà la strada a confronti su proposte specifiche. Ci sono due cose che vorrei dire fin da ora. Il discorso sulle pensioni, più di quello su altri temi, è un discorso a lungo termine. Decisioni prese oggi necessiteranno di decenni per giungere a maturazione. Se le persone vogliono avere sicurezze per il periodo del pensionamento, devono avere fiducia nel sistema. Non possiamo permetterci di avere periodiche sollevazioni popolari, ed è essenziale che proseguiamo il più possibile forti del consenso della gente. Inoltre, le riforme devono tener conto che i piani per il periodo del pensionamento non si devono basare solo sulle pensioni, ma anche sul bilanciamento tra lavoro e risparmio.  Dobbiamo dare alla gente più possibilità di scelta su come pianificare il loro pensionamento.  Dobbiamo cambiare la mentalità di mettere la gente a riposo a 65, se non a 60 o 55 anni, sia che voglia lavorare sia che non voglia. I crediti sulle pensioni, e altre integrazioni delle entrate dei pensionati, ora offrono a tutti loro un reddito decente, molto migliore che nel 1997; e ci permettono di sviluppare per il futuro un sistema che combini sussidi per chi non ha risparmi con incentivi per chi è nelle condizioni di poter provvedere a se stesso. Abbiamo già cominciato. Le riforme compiute stanno assicurando per la prima volta a milioni di persone il diritto di costruirsi una seconda pensione. Abbiamo già eliminato molte regole e vincoli, per dare alla gente maggiore possibilità di scelta e maggiore flessibilità in materia di risparmi. C’è ancora molto da fare e, sulla base del rapporto della Commissione Turner, avanzeremo proposte per affrontare sistematicamente questi temi.

La quinta nuova sfida: la sanità pubblica. I progressi della tecnica medica e della tecnologia sono la chiave per curare molte malattie e infermità. La Gran Bretagna è all’avanguardia in questi progressi, e siamo determinati a continuare ad esserlo, compreso nel settore della ricerca sulle cellule staminali. Ma la tecnologia non è l’unica soluzione. Molte malattie derivano da fattori determinati dallo stile di vita, come il fumo e l’obesità causata da diete non salutari e mancanza di esercizio fisico. Trovare un equilibrio tra un sistema di sanità pubblica avanzato e il non interferire indebitamente nelle scelte di vita non è mai facile; ma generalmente si concorda che possiamo sicuramente fare qualcosa per combattere in particolare il fumo e l’obesità, promuovendo la salute tra i teenager così come tra gli adulti. Proprio questo sarà lo scopo del Libro bianco sulla sanità che pubblicheremo prossimamente: rendere più facile fare scelte salutari riguardo alla dieta, al vivere e lavorare in ambienti senza fumo, al fare più esercizio fisico. Porremo particolare attenzione nello sviluppo di misure che proteggano i bambini dalle pressioni a compiere scelte non salutari ad esempio da quelle che provengono da pubblicità eccessiva di cibi ad alto contenuto di zuccheri, sale o grassi.

Sesta sfida: la sicurezza in un mondo in cambiamento. Questo tema non comprende solo i cambiamenti di struttura della giustizia penale già descritti prima, ma anche la creazione di infrastrutture completamente nuove attraverso l’istituzione di carte di identità e la registrazione elettronica di tutti quelli che entrano nel nostro paese. Una volta adottati, questi provvedimenti ridurranno i costi della criminalità e dell’immigrazione clandestina ed è un classico esempio di moderne regole di accoglienza che un cittadino abbia dei doveri così come dei diritti. Inoltre, mi sto sempre più convincendo che non può esserci una soluzione duratura ai principali problemi di sicurezza senza un approccio differente verso l’abuso di alcool e droghe. Sono favorevole a misure severe per combattere entrambi questi fenomeni. Ma la verità è che la punizione da sola non può funzionare.

Trent’anni fa, l’abuso di droga aveva una priorità bassa nella lotta contro i più diffusi problemi di sicurezza e responsabilità sociale. Ora invece ha un ruolo centrale, e anche l’abuso di alcool sta diventando un fatto sempre più preoccupante. Trecentomila bambini crescono con uno o entrambi i genitori dipendenti da droghe; metà della criminalità è legata alla droga. Sotto questo governo, il numero di centri di recupero è aumentato a più di 50.000 da quando nel 1998 ci prefiggemmo di duplicare la loro capacità di accoglienza; test e cure per i devianti saranno previsti in tutte le 100 aree a più alto tasso di criminalità entro la fine del prossimo hanno; stiamo raddoppiando i fondi che spendiamo per il recupero di ogni tossicodipendente e la nuova SOC Agency avrà come scopo prioritario la lotta al commercio di stupefacenti. Ma credo che ancora non abbiamo raggiunto il cuore del problema. C’è l’enorme sfida di fornire una infrastruttura nazionale interamente nuova capace di combattere efficacemente tutti i fenomeni legati alle droghe: i grandi trafficanti, i piccoli spacciatori di quartiere, i 280.000 consumatori abituali di eroina o crack, l’alta percentuale di carcerati tossicodipendenti.

Settima sfida: il problema della casa. La nostra strategia mostrerà come intendiamo proporre nuove soluzioni sia per i proprietari sia nell’incremento di case popolari. Con riguardo a tutte le aree che ho evidenziato, pubblicheremo strategie politiche nei prossimi mesi. Ciascuna di esse, insieme con i progetti di riforma dei pubblici servizi che abbiamo pubblicato in luglio, formerà la base del manifesto per il nostro terzo mandato e saranno seguite, se il popolo ci eleggerà, da una serie di leggi di riforma in ciascuna area. Bene, ecco una vasta agenda di cambiamenti da mettere in atto. Tutti accomunati dalla consapevolezza che il mondo moderno esige nuove soluzioni per nuove sfide; tutte basate sulla convinzione che la gente di oggi voglia il potere di decidere della propria vita nelle proprie mani, non in quelle del governo o di uno stato antiquato.

 

Tony Blair (Critica Sociale 2006)