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In questo numero: L'Europa spiazzata dal "caso Italia" - Numero del 2013-02-25



Servono nuove priorit� di investimento
IL WELFARE CONSERVATORE
Patrick Diamond

 

Mentre le politiche di austerità imperversano, un nuovo rapporto congiunto Policy Network/IPPR report mostra come la necessaria discussione sulla riforma del Welfare state europeo sia viziata da un pregiudizio conservatore che privilegia una visione vecchia dello Stato del benessere. Una visione che insiste sulla difesa di un’elevata spesa pubblica a sostegno degli alti livelli previdenziali di cui gode la fascia più anziana della popolazione e degli investimenti nei settori tradizionali come la sanità. Questo approccio non considera invece adeguatamente i nuovi rischi sociali legati ai cambiamenti strutturali del mercato del lavoro, della demografia e delle nuove esigenze famigliari.

E’ paradossale che in molti paesi europei permangano sentimenti negativi verso politiche orientate alla crescita, all’investimento nell’educazione, al sostegno alle famiglie e alle imprese, proprio mentre il rallentamento della crescita e della produttività determina la drammatica de-industrializzazione delle economie mature a vantaggio di quelle emergenti. Invece di rafforzare il capitale umano e favorire l’innovazione, patrie storiche del welfare, come Germania, Svezia e Regno Unito, dal 2009 hanno imboccato la strada del consolidamento budgetario, rispondendo alla crisi finanziaria con i tagli degli investimenti nel sociale. Perché? Se consideriamo le ricerche sul sentimento pubblico rispetto alle politiche di welfare, scopriamo che per i governi è molto più razionale, in termini consenso, tagliare le misure di sostegno alle famiglie, all’istruzione e alle imprese piuttosto che colpire la sanità pubblica e le pensioni, aspetti che preoccupano maggiormente gli elettori più anziani, che hanno comportamenti di voto più prevedibili e compatti rispetto ai giovani.

Secondo il ricercatore di Policy Network, Patrick Diamond, questa preferenza per le politiche di welfare tradizionali è disfunzionale, ma rischia cionondimeno di perpetuarsi a causa delle crescenti ineguaglianze nella partecipazione elettorale. In sostanza, secondo questa analisi, i giovani, sfiduciati e frustrati, parteciperanno sempre meno al processo elettorale lasciando alle coorti mature la possibilità di tutelare sempre più i propri interessi conservativi mediante il voto. Tesi sostenuta dal fatto che nelle democrazie europee il tasso di partecipazione elettorale sta calando in misura maggiore tra i giovani e gli indigenti piuttosto che tra gli anziani e benestanti. Per inciso, sarà interessante valutare come questa tendenza si intersecherà con il successo dei movimenti di protesta nell’intercettare la disillusione giovanile (Movimento cinque stelle in testa).  Allo stato attuale delle cose, la più seria minaccia per la giustizia sociale in Europa appare legata alla cristallizzazione delle strutture del Welfare state, perpetrata dalla capacità dei tradizionali gruppi beneficiari delle sue prebende di bloccarne l’evoluzione verso nuovi e più avanzati equilibri. (A cura di Fabio Lucchini)