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In questo numero: Scalfari contro tutti - Numero del 2013-03-05



Le bugie strumentali su Craxi e la verità di Giuliana Nenni per un rancore che non trova pace
LITIGA CON L'ALBANIA SE LA CINA NON LO FA MANDARINO

Di seguito la ricostruzione della vicenda:

Craxi: Giuliana Nenni querela Scalfari per Editoriale (ANSA, 25 gennaio 2000)

Giuliana Nenni ha incaricato il suo avvocato di procedere “nelle forme più opportune” contro Eugenio Scalfari per “diffamazione reiterata”, in merito a un fondo sulla morte di Craxi pubblicato su Repubblica.
In una nota della Fondazione Nenni è detto che “Eugenio Scalfari in un articolo apparso su La Repubblica di domenica 23 gennaio ha accusato Giuliana  Nenni di aver dato a Craxi, immediatamente dopo la morte del padre, una lettera-testamento di Nenni contro lo stesso Craxi, destinata ad essere resa pubblica”
“Alla lettera di smentita di Giuliana Nenni apparsa oggi sul quotidiano – è detto nella nota – Scalfari ha replicato dando implicitamente della “bugiarda” alla stessa Nenni, la quale ha “incaricato il suo avvocato di procedere nelle forme più opportune contro l’autore della diffamazione reiterata”.
La vicenda citata da Scalfari risale al gennaio 1980 e, secondo quanto afferma lo stesso Scalfari, gli fu raccontata dal socialista Dino Gentili. Ma Giuliana Nenni ha smentito di aver mai ricevuto o trovato nelle carte del padre la lettera-testamento di cui parla Scalfari.

L’Articolo di Scalfari fu scritto dopo i funerali di Craxi. Giuliana Nenni inviò una lettera a Scalfari che la pubblicò con un suo distaccato commento:

 

“Quella lettera di Pietro Nenni", Giuliana Nenni – Roma

Su La Repubblica del 23 gennaio 2000, Eugenio Scalfari scrive: “ Il vecchio Nenni carico d’anni e arrivato ormai alla fine, non si riconosceva più nel suo spregiudicato figlioccio (il riferimento è a Bettino  Craxi n.d.s.).
Scrisse una lettera testamento alla vigilia di un comitato centrale e ne confidò il contenuto a un altro vecchio socialista Dino Gentili. Ma morì il giorno stesso in cui il comitato centrale apriva i suoi lavori. Gentili si precipitò nella casa di Nenni in Piazza Adriana per recuperare la lettera ma arrivò troppo tardi: la figlia Giuliana l’aveva già consegnata a Craxi”.
Nell’articolo vi sono i marchiani errori di fatto e falsità: 1) mio padre è morto nelle prime ore del 1 gennaio 1980 e nessun comitato centrale si è tenuto in quel Capodanno (si tenne invece il 15 gennaio); 2) mio padre non ci ha consegnato né abbiamo trovato tra le sue carte una lettera-testamento su Bettino Craxi; 3) nessun Dino Gentili si precipitò a casa nostra; 4) io non avevo nulla da consegnare a Bettino Craxi, il quale peraltro era fuori  d’Italia, a Nairobi, e rientrò in tempo per i funerali di mio padre che si tennero il 3 gennaio.
Scalfari invece racconta che io ho consegnato il testamento politico di mio padre a Craxi, allo scopo, evidentemente, di permettergli di occultare il giudizio sul suo “spregiudicato figlioccio”. Un intento questo reso ancor più esplicito dal paragone che Scalfari fa con la vicenda del testamento politico di Lenin contro Stalin. Il racconto di Scalfari è una calunnia che offende la verità, il mio onore e i miei sentimenti più intimi.

Ammetto l’errore di quindici giorni tra la morte di Pietro Nenni e la riunione del Comitato  centrale socialista e prendo atto di quanto scrive Giuliana Nenni. Ebbi all’epoca il racconto di quell’episodio dalla viva voce di Dino Gentili e non sono il solo a conoscerlo (E.S.)

 

Andrea Mercenaro commenta Scalfari sul Foglio

“ Signor Direttore- Un gran signore, ecco che cos’è il dottore Eugenio Scalfari. Nell’ultimo domenicale su Repubblica egli aveva vergato una pagina definitiva sul Bettino Craxi appena sepolto. Una pagina franca, schioccante, orba delle melensità e delle ipocrisie correnti, dura, se mai, maschia, ferocemente leale e nemica. Ieri, però, scorsa la lettera di una Giuliana Nenni un filino furibonda, ha ammesso  sull’attenti: ho scritto questo? Peccato, era falso. Effettivamente non s’era tenuto nessun comitato centrale del Psi, in quel primo gennaio 1980 piegato sulla morte del vecchio Pietro Nenni. E il vecchio leader non aveva lasciato nessuna lettera-testamento contro quel Craxi “spregiudicato figlioccio”. Niente: né una lettera, né un testamento, né dire fare o baciare.

A Giuliana Nenni, che lo stava smentendo sul suo giornale, uno Scalfari in giacca di puro tweed riconosceva: “Prendo atto”. Un signore. Poi, stessa signorilità su di un certo Dino Gentili, socialista defunto, a proposito del quale il Fondatore aveva raccontato che s’era precipitato a casa Nenni per ricevere la lettera di scomunica rifilata dal Padre al reprobo Figlioccio: “Nessun Dino Gentili si precipitò a casa nostra”, s’è risentita la Signora Giuliana. E milord: “Riprendo atto”. Cioè: il Cinghialone, che avrebbe dovuto carpire con destrezza la devastante lettera lasciata da Nenni alla figlia, per impedirne la lettura a un Comitato centrale che non ci sarebbe stato, anticipando un Gentili che non sarebbe arrivato, non aveva anticipato nessuno né carpito un accidente, essendo che la lettera da carpire non era mai stata scritta. Craxi, tra l’altro, “si trovava a Nairobi”. E il giornalista anglosassone: Occhei. Per cui noi, davanti a un simile aplomb sulle proprie balle, ci caviamo il cappello”.

 

Che fine ha fatto la vertenza giudiziaria Nenni-Scalfari?

IL Tribunale ha dato torto a Scalfari.

Scalfari ha ricorso in appello.

La Corte di Appello ha dato torto definitivo a Scalfari e lo ha condannato.