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In questo numero: Il modello tedesco divide l'Europa - Numero del 2013-05-30



Il Rapporto della Corte dei Conti sull'Economia italiana
SERVIREBBE UN TASSO DI CRESCITA BEN MAGGIORE DI QUELLO POTENZIALE
Luigi Giampaolino

 

 

 

 

Il saluto del Presidente della Corte dei conti, Luigi Giampaolino, in occasione del 

RAPPORTO 2013 SUL COORDINAMENTO DELLA FINANZA PUBBLICA

Roma - Sala Zuccari – Palazzo Giustiniani

Martedì 28 maggio 2013

 

 

 

"Ringrazio, in primo luogo, il Presidente Grasso per aver consentito che la presentazione del Rapporto 2013 sul coordinamento della finanza pubblica si svolgesse in un luogo così prestigioso e solenne.

Un saluto ed un sentito ringraziamento, per l’attenzione riservata alla magistratura contabile, con la loro presenza, ai rappresentanti del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati.

Un vivo ringraziamento agli onorevoli Ministri e agli altri membri del Governo, al Giudice costituzionale Paolo Maria Napolitano, ai Presidenti delle Commissioni parlamentari e agli altri illustri onorevoli membri del Parlamento presenti a questo incontro.

Un vivo ringraziamento al Ministro Fabrizio Saccomanni che, titolare del Dicastero nel quale si allocano, per buona parte, le problematiche di questo Rapporto, ha voluto onorare, con la Sua presenza, questo incontro, conferendo ad esso ancor più peculiare rilievo istituzionale.

Un saluto, infine, cordiale e grato a tutti, qui convenuti.

 

Un luogo prestigioso, questo, ma anche appropriato per l’esame di un prodotto della Corte dei conti relativamente nuovo (è questo il quarto anno), ma specificamente diretto a mettere a disposizione del Parlamento (in primis, del Parlamento) i risultati di una attività che ha richiesto alla Corte un tempestivo adattamento dei modi di svolgimento delle proprie funzioni di controllo e referto.

E ciò al fine di rispondere prontamente all’esigenza, posta anzitutto dall’Unione europea, di sottoporre a verifiche e comparazioni l’intero comparto della finanza pubblica, esteso a tutti i livelli di governo.

 

 

1. La stessa Corte Costituzionale ha affrontato, già nel 2007 (sentenza n. 179), la questione degli equilibri generali della finanza pubblica in relazione agli obiettivi di convergenza delle economie degli Stati membri dell’Unione europea, riconducendo nell’ambito dei principi fondamentali della materia di competenza legislativa concorrente “coordinamento della finanza pubblica”, anche le misure della legislazione statale di contenimento della politica di spesa degli enti territoriali.

Tale orientamento è stato, da ultimo, ribadito nella recente sentenza n. 60 del 2013, là dove viene affermato che “l’equilibrio economico‐ finanziario del complesso delle amministrazioni pubbliche a tutela dell’unità economica della Repubblica, in riferimento a parametri costituzionali (artt. 81, 119 e 120 Cost.)” e i “vincoli derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea (artt. 11 e 117, primo comma, Cost.)” [...] trovano “generale presidio nel sindacato della Corte dei conti quale magistratura neutrale ed indipendente, garante imparziale dell’equilibrio economico‐finanziario del settore pubblico”. E tale assetto ‐ ha precisato la Consulta ‐ si estende agli enti territoriali dotati di autonomia speciale specie nel quadro delineato dall’art. 2, comma 1, della legge costituzionale 20 aprile 2012, n. 1 (Introduzione del principio del pareggio di bilancio nella Carta costituzionale), che, nel nuovo primo comma dell’art. 97 Cost., richiama il complesso delle pubbliche amministrazioni, in coerenza con l’ordinamento dell’Unione europea, ad assicurare l’equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico.

 

2. Con il nuovo titolo V della Costituzione – e con la conseguente ridefinizione di norme per il coordinamento della finanza pubblica – si è, poi, rafforzata l’esigenza di un impegno della Corte specificamente dedicato a queste complesse modalità di verifiche e controlli.

Origina da qui la scelta della Corte di dare seguito alle indicazioni normative (legge 244/07, articolo 3, comma 65) che prevedevano l’elaborazione di un rapporto sul coordinamento della finanza pubblica, anche con la cadenza annuale, con lo scopo di consentire al Parlamento di disporre di una valutazione di sintesi sull’adeguatezza e sulla rispondenza degli strumenti a garantire il rispetto degli obiettivi europei.

 

3. Il 2012 è stato l’ultimo anno di una legislatura che, misurandosi con una crisi economico‐finanziaria internazionale ed interna di intensità mai sperimentata, ne ha registrato i pesanti riflessi sulla gestione delle politiche di bilancio, il tema al quale questo Rapporto è dedicato.

I rischi di insolvenza connessi alla crisi dei debiti sovrani e il collasso delle prospettive di crescita economica hanno impresso un tono fortemente restrittivo, in tutta l’area dell’euro, alla condotta di finanza pubblica, nel tentativo di contenere l’espansione di disavanzo e debito.

L’adozione di una linea severa di austerità – oggi oggetto di critiche e ripensamenti – non ha, peraltro, impedito che gli obiettivi programmatici assunti all’inizio della legislatura fossero mancati.

Anzi, alla luce dei risultati, l’intensità delle politiche di rigore adottate dalla generalità dei paesi europei è stata, essa stessa, una rilevante concausa dell’avvitamento verso la recessione.

In più occasioni la Corte ha avuto modo di esprimere la propria preoccupazione per il concretizzarsi di un rischio di corto circuito fra obiettivi troppo stringenti di finanza pubblica, da una parte, e tenuta del quadro economico dall’altra.

Gli accadimenti del 2012 hanno confermato la fondatezza di simili preoccupazioni, che, alla fine, sembrano aver almeno intaccato la dura cornice della politica economica e di bilancio europea, nella quale l’emergenza della decrescita e della disoccupazione appare oggi acquisire quantomeno un rilievo analogo a quello assegnato al percorso di riequilibrio di disavanzi e debito pubblico.

 

4. Il giusto peso che torna ad essere assegnato alle necessità della crescita non deve però tramutarsi, nella valutazione della Corte, in una subitanea rinuncia ai molti progressi fatti in questi anni.

Nell’orientare le leve del bilancio pubblico verso obiettivi più ampi di quelli della sola austerità, occorre non indulgere in una lettura troppo ottimistica del quadro tendenziale dei nostri conti, conservando la consapevolezza che il livello crescente dello stock di debito pubblico non consente di interpretare in modo men che rigoroso il sentiero di risanamento.

Come è stato osservato, ciò che serve all’Italia dall’Europa sono stimoli per crescere di più, non deroghe per spendere di più.

Del resto, prima ancora di affrontare una probabile resistenza delle autorità europee e dei partners, sarebbero gli stessi mercati a punire l’allontanamento da una strada di risanamento da parte di paesi, come l’Italia, così esposti sul fronte del debito pubblico.

Non si tratta, quindi, di rincorrere defatiganti trattative per l’ennesima ridefinizione di regole e criteri dell’azione di riequilibrio dei conti pubblici, ma, piuttosto, di ritrovare le ragioni dell’appartenenza all’Unione europea non nei soli vincoli di bilancio, ma nell’adozione di progetti di rilevante interesse strategico comune. Progetti sui quali si misurino le capacità realizzative e gestionali che, nel recente passato, il nostro paese non è sempre stato in grado di esibire.

 

5. Il Rapporto fornisce elementi di analisi molto dettagliati sui risultati del 2012 e sull’eredità che questi trasmettono alle prospettive di breve periodo e, quindi, alle scelte del nuovo Governo e del nuovo Parlamento.

Nel confronto europeo l’Italia presenta un andamento corrente della propria finanza pubblica (indebitamento netto e avanzo primario) nettamente migliore rispetto ai paesi in crisi e anche rispetto agli altri grandi paesi europei.

La situazione cambia allorché si guardi all’altro parametro di Maastricht, il rapporto fra debito e prodotto: un indicatore che colloca l’Italia tra i paesi in crisi, e distante dagli altri grandi paesi, Spagna inclusa.

Il peso del debito accumulato fa sì che, anche con bilancio in pareggio, all’Italia sia richiesto – per rispettare il previsto percorso di riduzione del debito – un tasso di crescita nominale del Pil ben maggiore di quello richiesto agli altri grandi paesi e, quel che preoccupa forse di più, ben maggiore di quello che è attualmente il tasso di crescita potenziale della nostra economia.

Anche questo indicatore colloca l’Italia in prossimità dei paesi in crisi.

Pur formulando ipotesi particolarmente favorevoli in ordine al costo medio del debito, cioè ipotizzando che esso sia per tutti pari a quello sostenuto dalla Germania, e che quindi lo spread si azzeri, l’avanzo primario richiesto all’Italia si manterrebbe elevato in una proiezione trentennale, e decisamente più simile a quello richiesto ai paesi in crisi piuttosto che al gruppo dei grandi paesi.

Percorsi più agevoli saranno possibili solo ove l’Italia e gli altri paesi in crisi innalzino la propria crescita potenziale attraverso i necessari interventi di riforma, ovvero intervengano sul debito con adeguati programmi di cessione di assets pubblici.

Nel parere della Corte, ciò rende impossibile l’abbandono di una linea di ordinata evoluzione delle politiche di bilancio.

 

6. Il quadro che emerge da un periodo di restrizioni così robuste è, del resto, caratterizzato da un insieme di fattori complessi, ancora alla ricerca di una loro composizione.

Vi è il problema di una pressione fiscale portata a livelli comunemente ritenuti incompatibili con le esigenze della crescita, ma funzionale al rispetto dei parametri europei; vi è il tema di come accompagnare il percorso di sviluppo di lungo periodo con risorse che appare sempre più difficile cercare nel bilancio pubblico; vi è il tema, tuttora poco considerato nel dibattito, dei confini all’interno dei quali ricollocare la fornitura dei servizi pubblici; vi è infine, sullo sfondo, la principale di tutte le riforme, quella della configurazione istituzionale da dare all’Europa per superare i limiti attuali, che la crisi degli ultimi due anni ha messo definitivamente in luce.

Si tratta di un insieme di squilibri, distorsioni e questioni strategiche che il precipitare degli eventi, innescato cinque anni fa dalla grande crisi finanziaria internazionale, non ha permesso di affrontare con la necessaria sistematicità.

 

7. La Corte è, come tutte le istituzioni pubbliche, impegnata ad accompagnare e favorire i passi, ancora difficili, che devono condurre a compimento il processo di risanamento finanziario e di recupero di efficienza delle organizzazioni pubbliche.

Non solo, quindi, proseguendo nello svolgimento delle sue consolidate funzioni di controllo sulla gestione e sull’uso appropriato del pubblico denaro, ma anche potenziando il proprio contributo, oggi determinante, nella direzione della messa a disposizione delle istituzioni rappresentative e della collettività di un vasto patrimonio informativo e di analisi, essenziali per accompagnare, ad ogni livello di governo, lo sforzo di risanamento e il recupero di condizioni di crescita.

 

E’ il tentativo operato con il Rapporto 2013, che oggi Vi presentiamo".