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In questo numero: Navi da guerra davanti alle banche - Numero del 2013-03-20



1913-2013. La guerra finanziaria puň diventare politica
CIPRO: CRISI MOSCA-BERLINO


I russi mostrano i muscoli di fronte all’esproprio bancario promosso dall’Europa tedesca per Cipro. Almeno cinque fregate terranno a tiro utile le coste dell’isola levantina «permanentemente». Così, quello che sta succedendo al largo di Cipro dimostra per l’ennesima volta che il petrolio, il debito e i soldi si difendono con il deterrente delle armi. Domenica notte Viktor Viktorovich Chirkov, comandante in capo della marina russa, ha dichiarato che almeno cinque fregate rimarranno «permanentemente» nel Mediterraneo. Per la precisione tra Cipro e le coste vicine alla Siria.

La flotta era già stata dispiegata ufficialmente per una esercitazione, con l’obiettivo di osservare più da vicino le mosse attorno a Damasco. Mentre la scelta di domenica notte è un chiaro messaggio a chi crede che i soldi degli oligarchi russi siano come quelli del Monopoli: facili da stracciare. 

Mosca, come ovvio, non ha appreso di buon cuore l’ipotesi di un prelievo forzoso sui conti ciprioti. E ancor meno sarebbe contenta di scoprire che, come suggerito dalla numero uno del Fmi, Christine Lagarde, la confisca una tantum potrebbe raggiungere il 30% sopra i 500mila euro di deposito. Le banche russe sono a oggi esposte per 9 miliardi di euro e le aziende russe per altri 15 miliardi. Sarebbero dunque le più colpite. Ma la scorsa settimana nessuno a Bruxelles né a Berlino ha pensato di invitare al tavolo delle trattative un rappresentante del governo russo.

Per il Cremlino il prelievo forzoso sui conti bancari annunciato dalle autorità cipriote "è ingiusto e pericoloso", come ha dichiarato ieri l’altro il portavoce di Vladimir Putin, Dmitri Peskov.

Il piano di salvataggio per Cipro proposto da Fmi e Ue riguarda la Russia da vicino: secondo varie stime, gli asset appartenenti a cittadini o società russe - per la quali Cipro costituisce un deposito offshore - ammontano a circa 20 miliardi di euro. La Russia aveva già accordato nel 2011 un prestito di 2,5 miliardi di dollari alla Repubblica di Cipro, la cui economia è stata messa in ginocchio dai forti vincoli con il settore bancario greco. E per discutere una possibile ristrutturazione di questo prestito, il ministro delle Finanze cipriota, Michalis Sarris, sarà a Mosca mercoledì.

Il primo ministro Dmitri Medvedev ha fatto eco al presidente dichiarando che «qualche Stato membro della Ue ha preso una strana decisione che sa tanto di confisca dei soldi del popolo». Concludendo che, se ciò avvenisse, «dovremo riconsiderare i nostri rapporti con Cipro».

Un messaggio diretto ad Angela Merkel, promotrice dell’intera linea di austerity.  Ed è  in effetti difficile dare torto ai russi.  Primo, più di un rappresentante tedesco ha fatto notare che salvare le banche di Nicosia solo con aiuti Ue sarebbe stato un regalo alla mafia russa. A quel punto perché non usare qui soldi «ripuliti»?  Peccato che poi quando c’è stato da andare a dirlo a Putin, nessuno ha avuto il coraggio. Ci andrà domani il ministro delle Finanze di Nicosia. E non sarà facile. Secondo, nel 2011 ci sono stati numerosi segnali di pericolo, tutti ignorati come con la Grecia. Eppure, a differenza della Grecia, si sapeva che il 75% del debito cipriota era blindato da contratti anglosassoni che vietano l’haircut. 

Bruxelles che ha fatto? Ha spinto Cipro tra le braccia di Mosca. Tanto che nel 2011, Mosca – da sola – ha fatto il salvataggio da 2,5 miliardi di euro.

Durante le trattative, Bce, Ue e tedeschi hanno fatto sapere al premier cipriota che era meglio non toccare i depositi dei cittadini o quelli sotto i 100mila euro. Ma penalizzare solo gli stranieri. Così facendo il giorno dopo l’unico sostentamento di Cipro, l’industria finanziaria offshore, sarebbe svanito. Lasciando sul lastrico circa 8mila famiglie. 

Dal punto di vista russo, la domanda sarebbe invece molto semplice: perché la Ue ha consentito che un Paese risaputamente offshore entrasse nella Ue? Ha concesso che tutti i soldi degli oligarchi arricchissero Cipro senza dire nulla? Perché era d’accordo, risposta. Basti pensare che solo nel 2011 sono transitati attraverso l’isola ben 80 miliardi di euro provenienti da Mosca. E anche alla Ue facevano comodo, evidentemente.

Così come fa comodo che Malta abbia asset bancari pari a 8 volte il proprio Pil e che con quegli asset dia da mangiare a 10mila dipendenti. (Altro che Cipro caso isolato...). E quindi perché mai sarebbe giusto cambiare le carte in tavola ed espropriare i capitali esteri? Oltre a quelli dei poveri ciprioti. Verosimilmente i russi accetteranno una mediazione al ribasso sul prelievo. In cambio di cosa? Sono circolate voci sulla eventualità che Nicosia possa concedere a Gazprom diritti sui giacimenti di gas al largo delle coste. Non ci sono conferme. Ma se fosse vero, il mancato sostegno a Cipro sarebbe il penultimo (o l’ultimo?) chiodo della bara che sta accogliendo il Vecchio Continente. Niente più autonomia energetica, ma dipendenza totale da Mosca.

La Turchia è sempre più forte, il Medio Oriente è in subbuglio e la Ue abbandona al proprio destino uno degli snodi geopolitici più delicati del Mediterraneo. Intanto resteranno chiusi fino a giovedì gli sportelli bancari di Cipro, in attesa che il governo prenda decisioni ufficiali in merito al piano imposto dalla Ue per salvare il paese dalla bancarotta.