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SELEZIONE DELLA STAMPA ESTERA-28 marzo

di Critica Sociale


THE NEW YORK TIMES
Poll: Democrats Might Vote McCain if Their Candidate Isn't the Nominee
Katharine Q. Seelye

Secondo una ricerca dell'istituto Gallup il duro testa a testa Clinton-Obama rischia concretamente di trasformarsi in un boomerang per chi tra i due correrà per la presidenza. Una considerevole porzione (il 28%) dei sostenitori di Hillary voterà Repubblicano se dovesse essere Barack il candidato Dem, mentre il 19% dei supporters del senatore dell'Illinois sceglierebbe McCain se a vincere alla Convention di Denver dovesse essere l'acerrima rivale del loro favorito. Una severa conferma statistica di una percezione che sta serpeggiando da settimane tra i  sempre più preoccupati dirigenti del Partito Democratico.

THE NEW REPUBLIC
Double Negative
David Greenberg

La retorica dei colpi bassi, delle scorrettezze e dell'attacco personale sta dominando la campagna per la nomination Democratica. Hillary Clinton viene raffigurata nell'iconografia liberal come la  perfida  persecutrice ed Obama come la vittima sacrificale. Alla senatrice di New York è stata appiccicata l'etichetta di spietata, feroce, addirittura di nixoniana per la violenza degli attacchi al giovane, ed “indifeso”, rivale. Ma è la politica, bellezza! Tentare di mettere in difficoltà gli avversari è nella natura stessa di una competizione elettorale. Molti osservatori progressisti tendono a raffigurare Obama come un ingenuo agnellino che combatte, a colpi di idealismo, l'oliata macchina elettorale della Clinton. In realtà, il giovane senatore si è già dimostrato un politico scafato in grado di prodursi in durissime sortite contro gli avversari e la sua organizzazione elettorale si è invero rivelata migliore di quella della Clinton, sia nella raccolta fondi che nella pianificazione strategica. Le sue vittorie in serie nei caucus, sottovalutati a torto dall'esperta e smaliziata rivale, ne sono la dimostrazione lampante. Molti Dems farebbero bene ad abbandonare la convinzione errata, e predente, che le sconfitte elettorali dell'ultimo trentennio siano dovute soltanto alla proverbiale abilità dei Repubblicani nel giocare sporco. Nessuno è immune dalla tentazione di colpire basso.

POLITICO
GOP Look to “McCain Democrats”
David Paul Kuhn

Il supporto bipartisan su cui può contare John McCain supera, secondo recenti sondaggi, il gradimento raccolto da Barack Obama ed Hillary Clinton. Particolarmente significativa la prevalenza di Mac nei confronti del giovane senatore Democratico nella decisiva corsa all'elettorato di centro, che presumibilmente deciderà l'esito della partita. Ebbene, in questa fase i McCain Democrats, gli elettori Dems pronti a votare il senatore dell'Arizona, sono più numerosi degli Obama Republicans, o Obamacans. Senza contare il vantaggio di McCain anche per quanto riguarda l'elettorato indipendente, che gli consente di sottrarre (momentaneamente?) ad Obama il ruolo di unificatore del Paese al di là delle divisioni partitiche. Ai Democrats non resterebbe dunque che demolire l'immagine di liberal-moderato che McCain si è costruito negli anni, compiendo spesso scelte eccentriche rispetto alla linea politica del Partito Repubblicano.

THE WASHINGTON POST
“A Rank Falsehood”
Charles Krauthammer

Quando a John McCain è stato chiesto, durante la sua campagna in New Hampshire, un parere sulla permanenza delle truppe americane in Iraq, il senatore dell'Arizona ha offerto la ormai celebre risposta “per quanto mi riguarda, potremmo restarci anche cent'anni”. Da allora, la vulgata Democratica ha insistito incessantemente su questo punto, nel tentativo di far apparire alla stregua di un guerrafondaio il veterano del Vietnam. Peccato che pochi, o quasi nessuno, abbiano fatto attenzione al seguito della risposta di Mac in quella circostanza: “Siamo rimasti in Giappone per sessant'anni, in Corea per cinquanta…credo sia desiderabile prolungare la nostra presenza laggiù se essa servirà a minimizzare i rischi che gli americani vengano assaliti, feriti o peggio uccisi…non penso sia giusto abbandonare un'area così instabile del mondo”. Un discorso più elaborato di quello di un rude e muscolare american soldier. McCain conosce bene la guerra. Per questo motivo ne ha orrore. 

THE NEW YORK TIMES
Equal Alliance, Unequal Roles
Robert D. Kaplan 


Il rifiuto della Germania e di altri ...



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