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La guerra e l'Italia
foto Lo storico Ciuffoletti: “L'articolo 11 della Carta si ispira a Mazzini e ai democratici del 1848”
L'INTERVENTISMO DEMOCRATICO
E' NELLA NOSTRA COSTITUZIONE


La Costituzione italiana del '48 è un testo in cui viene bandita la guerra ma viene anche consentito che l'Italia si allei con tutti quegli organismi internazionali che operano per la giustizia, per i diritti umani, la pace. L'articolo 11 della Carta si ispira a Mazzini e ai democratici del 1848 ("L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo"). E' un articolo della nostra Costituzione dove c'è molto animo democratico e molto animo mazziniano.



Nel paese dove tutto ha avuto inizio le migliori chance per la democrazia
TUNISIA: CHE ACCADE ORA?

David Goodhart , Prospect, aprile 2011,

Tunisi appare sin troppo calma e normale per essere la capitale del paese che per primo è stato travolto dal più grande rivolgimento che il mondo arabo ricordi dai tempi della prima guerra mondiale. A giudicare dall'età combinata del nuovo presidente tunisino e del primo ministro (161 anni), non sembra vero che il governo provvisorio sia frutto di una rivoluzione  guidata da giovani esasperati dall'immobilismo nazionale e abili nell'utilizzo dei new media. Tuttavia, i due anziani governanti stanno colmando il gap generazionale e sinora tengono bene la scena. Nel frattempo, l'attenzione del mondo si è spostata altrove, anche se, come ho potuto verificare durante un mio recente viaggio nel Paese, i tunisini non sembrano accontentarsi della cacciata di Ben Ali, che ha lasciato Tunisi lo scorso 14 gennaio.  Siamo giunti infatti al terzo governo, dopo l'abbandono anche dell'impopolare primo ministro di Ben Ali, Mohamed Ghannouchi, alla fine di febbraio.  Il nuovo premier, l'ottantaquattrenne Beji Caid Essebsi, un veterano del movimento d'indipendenza degli anni cinquanta non compromesso con il regime di Ben Ali, ha annunciato le elezioni per un'assemblea costituente, che si terranno il 24 luglio.


L'analista Ledeen: “Dopo Tripoli, Damasco e Teheran”
LA GRANDE GUERRA IN MEDIO ORIENTE

Pajamas Media, aprile 2011,

Michael Ledeen, uno dei guru del pensiero neocon, mette sotto accusa Barack Obama e la sua politica estera. L’analista critica l’incapacità di contestualizzare gli eventi arabi degli ultimi mesi mostrata dell’Amministrazione Usa. Washington sembra ignorare la reale portata della “grande guerra” che coinvolge l’America. “Un conflitto che si estende dalla Somalia al Golfo Persico, dal Sudan all’Egitto e, ancora, a Israele, Libano, Siria, Iraq, Iran e Turchia, per abbracciare l’intero nordafrica”.  Una guerra che ha coinvolto persino il centro e il sud America, dal punto di vista politico ed emotivo (vedi Chavez, ndr), mentre la politica estera statunitense, invece di volgere la situazione a proprio vantaggio, sembra concentrarsi sull’obiettivo limitato di eliminare Gheddafi, quando ben altri sarebbero gli avversari da temere e colpire.


Il dilemma americano tra ideali e interessi
COME CONQUISTARE LE PIAZZE ARABE

Brookings Institution, aprile 2011,

Shadi Hamid, ricercatore della Brookings Institution, ritiene il conflitto libico un momento chiave della politica dell'amministrazione Obama in Medio Oriente. Gli arabi hanno accolto con favore l'intervento internazionale contro Tripoli, ma i sospetti sulle reali motivazioni occidentali rimangono. Se l'attacco a Gheddafi rimarrà un episodio isolato, si rinforzerà la convinzione che l'America  e i suoi alleati si curano solo di eliminare gli autocrati che abbiano deluso le aspettative e gli interessi occidentali. Quale sarà la sorte dei tiranni che invece rimangono amici dell'America? L'amministrazione è giunta quindi al bivio, tentata di affidarsi alle familiari politiche del passato ma interdetta davanti agli sconvolgimenti che investono il Medio Oriente.


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