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L'Europa cambia marcia. "Direttorio" in minoranza
foto Markozy finisce in minoranza: Gran Bretagna, Europa del sud e dell'est isolano il "direttorio" franco-tedesco
L'EUROPA CAMBIA MARCIA
POLITICHE DI CRESCITA
PER SALVARE L'EURO


“E’ arrivato il momento di mostrare leadership e di prendere decisioni coraggiose che possano portare i risultati che i nostri popoli esigono. Accogliamo con favore i passi che si stanno intraprendendo, sia a livello nazionale che a livello europeo, per affrontare questa sfida e siamo impazienti di concordare futuri passi concreti nella nostra prossima riunione, concentrando l’azione su otto priorità chiare per rafforzare la crescita”.

Come scrive Federico Fubini sul Correre della sera, “non capita tutti i gorni che questa Gran Bretagna, quella di Cameron, firmi un documento perchè Bruxelles faccia di più”.

Con la lettera firmata ieri dal premier inglese, primo sottoscrittore il primo ministro italiano Monti, e da altri dieci leader europei, il direttorio Merkozy è  finito in minoranza in Europa. La facciata dell’unità è salvata dall’aggiunta in calce delle firme del presidente dell’Unione, Van Rompuy, e del presidente della Commissione, Manuel Barroso.

Dopo lo scandalo che ha portato alle dimissioni del presidente tedesco, Wulff, e la marcia indietro della Merkel sul nome di Joachim Gauck ( leader del dissenso nell’ ex DDR) -  questa volta sostenuto assieme alla SPD alla presidenza federale - gli scricchiolii dell’asse franco-tedesco, diventano rumorosi e la sua egemonia sull’Unione che Tony Blair apostrofava nei summit (“Ehi, voi due, non penserete di decidere tutto da soli!”), comincia a essere apertamente contestata, dopo il fragoroso No inglese al vertice per il Trattato sulla unificazione fiscale, così come voluto dal Cancelliere. Nell’arco di un mese e mezzo, la situazione si è capovolta, e l’irriso isolamento dela Gran Gretagna dopo la “vittoria” della Merkel si è trasformato nel suo contrario, nell’isolamento del duo Merkozy. Un ruolo in questo spariglio dei rapporti politici nell’Unione l’ha giocato il viaggio di Monti negli Usa, che oggi conferma una nuova linea di ripresa di iniziativa politica verso l’Europa, alla quale il precedente governo aveva rinunciato, se non complicato. In tale contesto va sottolineata la riaffermata priorità della prospettiva atlantista, dopo la deriva “euroasiatica” condotta a piccoli passi nella seconda fase della politica europea del governo Berlusconi che sembra essere la vera ragione della subordinazione alla Germania e della strettoia di spazio politico nella gestione della crisi dell’euro (sovraccaricata sulle spalle dell’Italia dal “direttorio” Berlino-Parigi) che ne ha determinato, al di là dei dettagli contingenti, la vera crisi fino alla sua caduta.

Torna in questo documento, inoltre, la centralità della costruzione del Mercato Unico europea per la soluzione della crisi della moneta unica, una lettura coerente del Trattato di Maastricht che intendeva l’adozione della moneta come strumento del Mercato unico, e non come traguardo finale, con i danni alle istituzioni politiche e allo sviluppo dei trattati commerciali interni all’Unione e nella globalizzazione, che la testardagine “monetarista” della Germania ha determinato fin qui.

Diamo di seguito i punti della Lettera e (cliccando sul titolo) il testo integrale del documento “Cameron-Monti-Rajoy” che si conclude con un assunto che fa ben sperare in una ripresa di prospettiva per un’Europa democratica, per mettere il morso al “fascismo bianco” dei centri di speculazione finanziaria, come li definisce l’ex ministro Tremonti,  che hanno portato al fallimento prima i mercati e che ora rischiano di trascinarvi gli Stati: “Le banche, e non i contribuenti, dovrebbero farsi carico dei costi dei rischi che assumono”.  

La sintesi del documento 

  1. “Innanzitutto, dobbiamo portare il mercato comune alla successiva fase di sviluppo, rafforzando la governance e innalzando gli standard di attuazione Si dovrebbe cominciare ad agire nel settore dei servizi che oggi rappresentano quasi i quattro quinti della nostra economia eppure c’è ancora molto da fare per aprire il mercato dei servizi nella misura necessaria”.
  2. “Aumentare i nostri sforzi per creare, entro il 2015, un mercato unico realmente digitale. L’economia digitale si sta espandendo rapidamente ma il livello di scambi internazionali rimane basso e la creatività è soffocata da una rete complessa di sistemi nazionali diversi nell’ambito del copyright”.
  3. “In terzo luogo, dobbiamo mantenere il nostro impegno di costituire, entro il 2014, un mercato interno autentico, efficace ed efficiente nel settore dell’energia. Tutti gli Stati Membri dovrebbero attuare il Terzo Pacchetto sull’Energia (Third Energy Package) in maniera completa, rapida e tenendo conto delle scadenze concordate. Andrebbe migliorata l’interconnessione energetica per contribuire a sostenere la sicurezza delle forniture”.
  4. “Quarto, dobbiamo raddoppiare il nostro impegno nei confronti dell’innovazione creando l’Area Europea della Ricerca, creando l’ambiente migliore possibile per gli imprenditori ed i creatori di innovazioni affinché essi possano commercializzare le proprie idee e creare posti di lavoro e mettendo l’innovazione spinta dalla domanda al centro della strategia dell’Europa nel campo della ricerca e dello sviluppo. Dobbiamo anche agire in maniera decisa per migliorare le opportunità di investimento per le start-up innovative, per le società a rapida crescita e per le piccole imprese, creando un efficiente regime di venture capital su base europea che consenta ai fondi di venture capital di operare su base pan-europea”.
  5. “Quinto, sono necessarie azioni decisive per offrire dei mercati globali aperti. Quest’anno dovremmo concludere degli accordi di libero scambio con India, Canada, i paesi dell’area orientale ed una serie di partner dell’ ASEAN. Dovremmo anche rafforzare i rapporti commerciali con i paesi dell’area sud. Si dovrebbe dare nuovo impeto ai negoziati commerciali con partner strategici come il Mercosur ed il Giappone, con i negoziati con il Giappone avviati prima dell’estate, a condizione che si facciano progressi circa la portata e l’ambizione di un accordo di libero scambio. I contratti attualmente sul tavolo potrebbero aggiungere altri €90 miliardi al PIL dell’Unione. Ma dobbiamo andare ancora oltre. Dobbiamo dare un’ulteriore spinta politica all’approfondimento dell’integrazione economica con gli Stati Uniti, prendendo in esame tutte le opzioni compresa quella di un accordo di libero scambio”.
  6. Sesto, dobbiamo sostenere e rendere più ambizioso il nostro programma di ridurre il peso della normative europea. Accogliamo con favore gli impegni assunti dalle istituzioni di ridurre il peso sulle piccole imprese ma sollecitiamo dei progressi ulteriori e più rapidi in tutte le istituzioni europee mantenendo l’integrità del mercato unico e gli obiettivi più ampi dell’Unione”.  
  7. Settimo, dobbiamo agire a livello nazionale e, rispettando le competenze nazionali, a livello collettivo, per promuovere un mercato del lavoro ben funzionante che offra opportunità di occupazione e, cosa fondamentale, favorisca livelli maggiori di partecipazione al mercato del lavoro da parte di giovani, donne e lavoratori più anziani. Dovremmo anche agire ulteriormente per ridurre il numero delle professioni regolamentate in Europa, attraverso l’introduzione di un nuovo duro test di proporzionalità stabilito dalla legislazione. In questo contesto, chiediamo alla Commissione di convocare senza indugio un nuovo forum per la valutazione reciproca delle pratiche nazionali per contribuire ad individuare ed eliminare le barriere normative ingiustificate”.
  8. “Infine, dobbiamo assumere delle iniziative per costruire un settore dei servizi finanziari che sia solido, dinamico e competitivo, che crei posti di lavoro e offra sostegno vitale a cittadini ed imprese. Dovrebbero essere ridotte le garanzie implicite che consentono sempre di salvare le banche e che distorcono il mercato unico. Le banche, e non i contribuenti, dovrebbero farsi carico dei costi dei rischi che assumono”.



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